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Ciao Umberto, riposa nella terra che hai amato e difeso

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Giovedì sera è morto improvvisamente Umberto Chiarini, 65 anni,  leader storico degli ambientalisti della zona casalasco-viadanese.  Il ricordo del direttore Mario Silla.

Ciao Umberto. Te ne sei andato dopo un’altra vittoria della gente contro il nucleare. Lunedì scorso eri sul Listone a festeggiare il “no” definitivo alla tecnologia atomica sepolta da un plebiscito di “sì”. Un infarto ti ha portato via. Non si può spiegare scientificamente un evento che ti toglie la vita proprio alla vigilia dei 66 anni, trovarne le ragioni vere per le quali il cuore ha ceduto. Mi piace pensare che il tuo cuore di vecchio combattente abbia deciso di fermarsi proprio perchè il tuo storico percorso di lotta contro l’atomo è arrivato al capolinea e di centrali atomiche, qui, forse non se ne sentirà più parlare. Mai più nucleare in Italia era stato il tuo slogan. Lo dicevi già nel 1983 quando ti ho conosciuto. Allora ero giovane cronista a “Mondo Padano” e ho seguito le tue battaglie a Viadana, a Casalmaggiore, a Casalbellotto contro l’idea di una centrale nucleare in quella terra. Ricordo il blocco stradale con il vecchio trattore Landini (nella foto di Briselli durante la protesta e a colori mentre sfila a Casalmaggiore), i canti delle donne poco prima della carica della celere, la sfilata per le vie di Casalmaggiore di tutta la gente, di destra, di centro e di sinistra con i gonfaloni dei paesi del mantovano e del cremonese in prima fila. Una mobilitazione straordinaria che ha spaventato tutti, anche quelli che si ostinavano ad imporre una scelta che lì, nella nostra terra, nessuno voleva.

“Il XXI secolo vede l’Unione Europea e l’Italia pronte ad attuare una politica energetica che abbandona il nucleare e promuove l’efficienza e le fonti rinnovabili. La necessità di questa scelta era già stata capita trent’anni fa dalla gente comune della Valle del Po, che l’aveva sostenuta con un impegno fermo e intelligente, espressione di democrazia di base, in linea con tutte le lotte popolari nonviolente della storia”. Così hai scritto nella prefazione del tuo libro dello scorso anno dove hai raccolto ricordi e documenti della mobilitazione del casalasco contro la centrale da 2000 megawatt. Ci hanno riprovato Umberto, ma hanno perso ancora. “Ciò è possibile – hai scritto ancora nella premessa al libro – quando le persone sanno riappropriarsi della sovranità e del diritto di dare voce a valori profondi del vivere civile come la giustizia e il rispetto del pianeta, di cui l’uomo è custode e non distruttore”. E questo spirito lo hai messo in tutta la tua vita: quando si trattava di protestare (non solo contro il nucleare ma anche in difesa del Po o del vecchio ponte di Torre dell’Oglio), quando si trattava di costruire (come non ricordare l’impegno tuo e della tua famiglia verso i più deboli), quando si trattava di rappresentare i cittadini (sei stato votatissimo consigliere comunale per i verdi), quando si trattava di insegnare (splendido il rapporto con gli studenti).

Ciao Umberto. Riposa in pace nella terra che hai amato e difeso. (m.s)

 

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