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Sbattuto in prima pagina come un mostroLa Procura chiede il proscioglimentoper l’insegnante di sostegno

spelta

E’ stato sbattuto in prima pagina come un mostro. Le televisioni lo hanno dipinto come l’insegnante-orco che approfitta sessualmente di un suo alunno. Ed invece  Fabrizio Spelta (nella foto con l’avvocato Lattari), ex assessore comunale del Pd e insegnante di sostegno nella scuola elementare di Pizzighettone, sospettato di aver abusato per due volte di un bambino egiziano di nove anni all’interno del plesso scolastico del paese, non è un orco. Sulla sua posizione, infatti, la procura di Cremona ha chiesto l’archiviazione. A darne notizia, ieri pomeriggio, è stato lo stesso Spelta nello studio del suo legale, l’avvocato Marcello Lattari, che ha parlato di “richiesta di archiviazione per infondatezza del fatto con la formula più ampia”. “Non solo, quindi”, ha spiegato, “non sono emersi indizi di colpevolezza, ma ci sono elementi positivi che comprovano l’estraneità del mio cliente”. Di più: “c’è incompatibilità che i fatti si siano svolti così come raccontati nella querela sporta dai genitori del ragazzo e che sia stato Spelta a commetterli”. “Lo si evince”, ha continuato Lattari, “sia dalle testimonianze di decine di persone, che dalle indagini peritali (l’incarico era stato affidato ad un collegio di medici dell’università di Milano) con le quali si doveva accertare la compatibilità delle lesioni ipoteticamente refertate con le violenze descritte”. Il legale si è riferito principalmente alla perizia sulle carte della clinica Mangiagalli di Milano del 9 aprile scorso e alla visita del bambino effettuata successivamente.“E’ stata riscontrata l’assenza di reperti specifici attestanti la violenza”, ha detto Lattari. “In sostanza non c’è evidenza clinica che conduca ad una violenza sessuale”. Secondo quanto riportato in denuncia, il primo dei due abusi sarebbe accaduto il 25 marzo scorso durante le ore di attività sportiva, mentre il secondo l’8 aprile successivo. In questa occasione la scena dell’abuso sarebbe stata vista da un’insegnante che, secondo la versione del bambino, non solo avrebbe taciuto, ma che gli avrebbe detto di non parlare con nessuno di quanto successo. “Vogliamo la verità”, avevano detto i genitori dell’alunno, che avevano anche partecipato ad una manifestazione organizzata dalla comunità egiziana di Pizzighettone portando in piazza cartelli e striscioni “per un’infanzia serena” e per “chiedere giustizia” dopo la presunta violenza perpetrata ai danni del piccolo.  Sin dall’inizio, però, sia la  procura, nella persona del pm Francesco Messina, che gli inquirenti, sono sempre stati molto prudenti: molti gli spazi riservati ai dubbi e sempre più numerosi gli aspetti del caso da dimostrare, lontani dall’essere certezza. “L’indagine portata avanti dal pm Messina si è svolta a 360 gradi”, ha detto l’avvocato Lattari. “E’ stata completa, articolata, un’indagine che ha spaziato in diverse direzioni sempre con un approccio sereno”. “Gli episodi di violenza sarebbero stati due”, ha continuato il legale, “di cui l’ultimo venerdì 8 aprile. Il giorno dopo c’è stata la visita del bambino al centro anti violenza Mangiagalli di Milano e poi la querela. I fatti sarebbero avvenuti negli spogliatoi della piscina del centro sportivo dove c’era un corso di nuoto e dove come accompagnatori c’erano una maestra, una supplente, lo stesso Spelta e vari genitori. La maestra che secondo il bambino avrebbe assistito e coperto il presunto abuso ha sempre negato tutto, ma anche i genitori presenti hanno escluso un episodio di questo genere. C’erano cinque o sei mamme presenti negli spogliatoi e tutte hanno atteso che i bambini fossero pronti per uscire”. “La vicenda”, ha continuato Lattari, “è stata ricostruita con decine di testimonianze, intercettazioni, indagini cliniche, scientifiche e psicologiche, ed è risultata incompatibile con le accuse. Spelta non poteva fisicamente fare ciò di cui è stato accusato”. (S.P.)

“PERCHE’ PROPRIO IO?”

“Perché io ?”, si è sempre chiesto Fabrizio Spelta, convinto di essere stato accusato in quanto “l’unico maschio che frequentava il plesso scolastico”. “Forse una questione di comodità per trovare un eventuale mostro”, si è detto. Per Spelta, “la scuola è un ambiente strutturato nel quale ognuno ha il proprio ruolo. La scena della maestra che avrebbe visto e taciuto è surreale e fantascientifica”. L’insegnante ha poi definito “agghiacciante” la manifestazione organizzata dai genitori della presunta vittima e dalla comunità egiziana “dove c’erano persone che chiedevano la mia testa”. Seduto accanto al suo avvocato, Spelta ha poi voluto ringraziare le persone che gli sono state vicino e hanno avuto fiducia in lui. “La mia famiglia, i parenti, i colleghi di lavoro, e tutte le persone di qualsiasi orientamento politico che mi hanno sempre manifestato solidarietà. Tutto questo mi ha dato una certa dose di voglia di affrontare la situazione uscendo tutti i giorni e non chiudendomi in casa. Ringrazio anche tutte le mamme che mi hanno rinnovato la fiducia e che per l’anno prossimo mi hanno chiesto di seguire i loro bambini”.

A concludere l’incontro con la stampa è stato lo stesso Spelta, che ha recitato un proverbio cinese: “gli amici veri ti seguono sempre, gli altri sono come l’ombra: ti seguono solo quando c’è il sole”.

 

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