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Quella presa in giro di Bissolati per i 150 anni dell’Unità d’Italia,troppo disinvolta e fuori contesto

Egregio Direttore,

Cremona che ride, mostra evento per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha esordito venerdì 24 giugno con un appuntamento che era tutto un programma: ridere in cremonese “poemi satirici,  articoli e materiali, in italiano ma anche in dialetto cremonese che sono uno spasso. Un modo per riassaporare un clima e un’epoca completamente scomparsa. Solo letture da ridere.”

Con premesse come queste l’approccio alla mostra non poteva  che essere  leggero e scanzonato, con l’inconscia aspettativa che gli effetti della satira fossero collocati con  correttezza nel loro vero contesto storico e che , se non proprio a prova di risata, servissero almeno da stimolo a un sorriso.

Le note dei curatori della raccolta alla “ Bissolateide”, poema eroicomico di anonimo autore, lasciano invece esterrefatti. Sorvoliamo pure sulla comicità del poema, al cui ignoto autore va riconosciuto un generico “ diritto di satira” , ma le note a margine , nello sforzo immane di dare un senso “ironico “ai  versi, traggono in inganno il lettore che non conosce i dettagli fondamentali della vita di Bissolati.

Quest’ultimo, nelle note, per dar senso alla satira, viene descritto  come “ un mero opportunista che si è arruolato per fare carriera e, oltretutto, è incapace di combattere e soffrire per la patria come le migliaia di altri soldati italiani”.

A prescindere dalle spiegazioni dell’interventismo bissolatiano e dal non comune coraggio dell’uomo che si arruola come volontario a cinquantasette anni suonati e rinuncia a gradi più elevati per combattere al fronte, è da puro sbigottimento la disinvoltura con la quale viene   stravolto  il profilo del soldato Bissolati sul campo di battaglia.

Nella realtà le ferite da arma da fuoco in combattimento non fermarono  Leonida Bissolati , che accettò cure sommarie solo al termine dello scontro a fuoco. Per questo motivo fu decorato e per le gravi conseguenze delle ferite riportate morì il 6 maggio del 1920.

Comunque complimenti ai curatori, perché trovare dell’umorismo in queste vicende non è impresa da poco.

 

Gianmario Beluffi

 

 

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