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Uno spiraglio per la PaulleseMa Alloni (Pd) è cauto:«Soluzione ancora lontana»

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Paullese, un passo in avanti sulla strada che dovrebbe riportare nel Cremasco le risorse “scippate”. Ma la vera svolta è ancora lontana. I lavori di riqualificazione per il raddoppio della ex statale “415” sono stati inseriti dalla Commissione Ambiente della Camera dei deputati nell’elenco delle opere di rilievo nazionale da finanziare attraverso il recupero di denaro dai mutui non sfruttati da altri progetti (il Mose che è la priorità). Senz’altro una buona notizia, soprattutto alla luce delle incertezze venute a crearsi nel recente passato, quando l’assessore regionale Raffaele Cattaneo annunciò che, a causa dei tagli, la copertura finanziaria a garanzia del proseguimento dei cantieri da Dovera fino a Zelo Buon Persico era stata azzerata. Lo spiraglio che si è aperto alla Camera, grazie all’interessamento della deputata della Lega Nord Silvana Comaroli, sembra poter riportare un po’ di sereno; è però presto per cantare vittoria. A mettere in guardia tutti è il consigliere regionale del Partito Democratico Agostino Alloni, che chiede a Governo e Ministero un impegno scritto a garanzia del reperimento di quei 157 milioni di euro necessari per procedere con il completamento dell’infrastruttura. Altro nodo ancora da affrontare riguarda il ponte di Spino. Non esiste ancora un progetto per l’adeguamento del manufatto e la Paullese, all’altezza del ponte che raccorda il territorio cremasco con quello milanese, rischia di rimanere soffocata in un “collo di bottiglia” particolarmente penalizzante per la circolazione.

 

UN RADDOPPIO TORMENTATO
Il raddoppio della Paullese comincia ufficialmente nel 2008 con l’assegnazione dell’appalto per i lavori del primo lotto, quello che dal cavalcavia di Bagnolo Cremasco arriva alla rotonda di Dovera. Nel marzo dell’anno successivo apre il cantiere, ma dopo pochi mesi la crisi finanziaria travolge sia la Cosbau, azienda che si aggiudicò l’appalto sia la subappaltatrice Perego. Con le successive procedure di fallimento arriva anche lo stop forzato dei lavori. Le manifestazioni dei lavoratori del cantiere rimasti senza contratto e le interminabili trattative fra istituzioni, sindacati e aziende caratterizza il lungo periodo di inattività che si chiude nell’autunno del 2010, quando il cantiere riapre grazie all’arrivo della Carron. Da quel momento ad oggi i lavori sono proseguiti nel pieno rispetto del nuovo programma, ma sul finire dello scorso anno ecco l’ennesima doccia fredda: i tagli del Governo non risparmiano la Paullese che si vede azzerare i fondi già stanziati per il secondo lotto cremasco da Dovera a Spino. La stessa cosa accade per il lotto milanese. Stavolta a mobilitarsi sono i sindaci.

 

EMERGENZA PENDOLARI
A pagare le conseguenze dell’azzeramento dei fondi sono soprattutto i pendolari cremaschi che quotidianamente percorrono la vecchia statale “415”, spostandosi in territorio milanese. La presenza del cantiere ha imposto una drastica riduzione della carreggiata, con conseguenti disagi per gli automobilisti che nelle ore di punta impiegano quasi due ore per percorrere i 40 chilometri che separano Crema dall’area milanese. Una vera e propria corsa ad ostacoli per auto e mezzi pesanti costretti a muoversi fra poco rassicuranti divisori in cemento, nuovi impianti semaforici (a Monte Cremasco) e continue deviazioni del tracciato (soprattutto nel tratto milanese). La situazione dovrebbe riavvicinarsi alla normalità solo intorno al 2013, con il completamento del primo lotto. Ma l’incognita dei finanziamenti rischia di lasciare incompiuto il raddoppio della Paullese per chissà quanti anni ancora.

 

FRATTURA NEL FRONTE DEI SINDACI
La complessità della situazione nei giorni scorsi ha portato a qualche incomprensione all’interno del fronte dei sindaci. La soluzione prospettata dai primi cittadini dell’area milanese – finanziare almeno il tratto Paullo-Zelo con i soldi della Tem, scavalcando di fatto il Governo -, non piace ai cremaschi che temono di rimanere esclusi in modo definitivo dal computo dei beneficiari dei prossimi fondi. La decisione della commissione finanze che inserisce la ex “415” nelle opere di interesse nazionale, agevolando in qualche modo il reperimento delle risorse necessarie al completamento del raddoppio, sembra però aver riportato il sereno fra gli amministratori locali.

 

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