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In arrivo 200 profughi dalla Libia Don Pezzetti: «Mettiamoci la nostra fantasia della carità»

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Se il conflitto libico continua e i flussi migratori confermano le previsioni di 50.000 profughi nel nostro paese entro la fine dell’anno, la distribuzione dei migranti sul territorio nazionale prevede l’arrivo a Cremona di circa 200/300 persone. Lo ha annunciato la Prefettura in una riunione del 24 giugno scorso.

Questa la situazione cremonese. Dal 16 aprile 2011 sono passati da Cremona 104 migranti. Dei primi 40, tutti tunisi, ne sono rimasti qui 6, gli altri 34 si sono trasferiti in Francia. La Caritas cremonese, dunque, attualmente ne accoglie 70, 50 in Casa dell’Accoglienza in viale Trento Trieste e 20 in strutture esterne. Sono tutti profughi dalla Libia, ma originari della Nigeria, del Mali, della Guinea, del Gana, della Mauritania. Sono per la maggior parte giovani uomini, anche se ci sono donne con bambini – che trovano posto in strutture specifiche – e minori stranieri non accompagnati, coinvolti in alcuni casi in progetti di affido omoculturale o interculturale presso persone o famiglie affidatarie straniere. I profughi dalla Libia arrivano a Cremona senza alcun documento. Per legge, infatti, sono le questure del posto a doversi occupare delle pratiche. I migranti, dunque, vengono – una volta sistemati – vengono chiamati per il fotosegnalamento e le impronte digitali, necessari all’ottenimento di un primo permesso di richiedente asilo. Questo primo permesso consente ai migranti di richiedere il tesserino sanitario e di poter usufruire del servizio dei medici di base. Poi, l’attesa – in genere di due mesi – di arrivare davanti alla Commissione di Milano che ascolta la loro storia e decide sulla loro richiesta. In base a una normativa europea in questo periodo, finché non hanno ottenuto l’asilo politico o il permesso per motivi umanitari, i profughi non possono lavorare. E’ per questo che la Caritas Cremonese organizza per loro dei corsi di italiano. «La prima condizione per integrarsi – dice Don Pezzetti, responsabile Caritas cremonese – è quella di conoscere la nostra lingua. I nostri migranti, infatti, nei mesi in cui aspettano il permesso di asilo, frequentano un corso di alfabetizzazione».

Sull’arrivo di nuovi profughi, le istituzioni e la Caritas cremonese sono concordi nel puntare ad una dislocazione dei migranti su tutto il territorio. Anche per questo, il Vescovo si è rivolto alle parrocchie, chiedendo di aprire le proprie porte ai migranti. «Nella prospettiva di dare riscontro effettivo alla parola del Vangelo, mi rivolgo alle Comunità cri stiane: non è possibile individuare nelle nostre parrocchie degli spazi per ospitare tre o quattro di queste persone? – scrive il Vescovo Dante Lanfranconi nel suo appello –. I tempi e le modalità saranno di volta in volta concordate con la Caritas diocesana che, in collabora zione con le Autorità competenti, manterrà il coordinamento e seguirà tutti gli aspetti giuridici del caso. Sarebbe un modo molto concreto, accostando persone della nostra stessa fede o anche di fede diversa, di condividere la “vita buona del Vangelo”; sarebbe anche una occasione per percorrere in sieme con quanti sono sensibili a questo problema la strada di un impegno solidari stico, segno pre zioso in un contesto culturale come l’attuale, attraversato spesso da dichiarazioni e stili di vita indi vidualistici e ripiegati egoisticamente sul proprio benessere».

«Certamente i numeri dei migranti, la questione del lavoro e della disoccupazione sono questioni complesse – conclude Don Pezzetti –, ma dobbiamo prendere in mano un po’ alla volta tutto questo e mettere in campo quella fantasia della carità e quella tipicità italiana che ci porta a farci coinvolgere dall’incontro prima di tutto con la persona. Alcune parrocchie – continua don Pezzetti– hanno offerto la propria disponibilità ad accogliere alcune di queste persone. Si tratta di un periodo di qualche mese, durante il quale qualche appartamento provvisoriamente inutilizzato può essere adibito a questo scopo».
Le situazioni sono al vaglio degli uffici diocesani interessati in stretta sinergia con gli organi competenti tra i quali spiccano soprattutto le amministrazioni comunali. «Al di là delle questioni tecniche, – continua don Pezzetti – le parrocchie hanno la possibilità di offrire una vicinanza e un aiuto davvero concreto: un aspetto pastorale che è molto importante anche sul versante educativo dei nostri fedeli, soprattutto giovani. Questi ultimi, infatti, sono chiamati dal nostro Vescovo a diventare protagonisti di solidarietà».

Intanto nel pomeriggio di lunedì 11 luglio un gruppo di sei persone provenienti dall’Africa occidentale (4 dal Mali e 2 dalla Guinea), sino ad oggi ospitate presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona, si insedieranno in uno stabile della Fondazione “Elisabetta Germani” di Cingia de’ Botti. In attesa del completamento dell’iter burocratico a seguito della domanda di asilo, i migranti, sempre sotto il coordinamento di Caritas Cremonese che continuerà a seguirli con un proprio operatore, pernotteranno presso la Fondazione, mentre durante il giorno saranno impegnati nella Casa dell’Accoglienza di Cremona in corsi di alfabetizzazione e altri momenti a loro dedicati in maniera specifica. La Fondazione “Germani”, che nella sua storia centenaria ha già dato asilo a profughi e sfollati, con questa iniziativa intende agire in sintonia con i valori di solidarietà e tutela della dignità della persona, come previsto dal proprio statuto.

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