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Fumò eroina in gravidanza trasmettendola al fetoPer il giudice “non luogo a procedere”

Il giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini ha deciso per il non luogo a procedere, scagionando la mamma accusata di aver somministrato sostanze stupefacenti al feto durante la gravidanza. La donna, una cremonese di 27 anni, ha fumato eroina e quando il bambino è nato ha presentato sintomi che per i medici erano causati da una sospetta crisi di astinenza. La sentenza si basa sul fatto che la  condotta di somministrazione non è prevista dalla legge. Esiste solo la cessione, che però presuppone l’esistenza di due soggetti distinti. Non luogo a procedere anche in merito all’altra accusa contestata alla donna, e cioè quella di lesione personale grave, ma poiché il bambino non ha avuto rischi per la salute, il giudice ha ritenuto di scagionarla, come peraltro chiesto dallo stesso pm. Il bambino, infatti, non ha avuto rischi per la salute. Alla madre era contestata la detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Circa la condotta, la norma punisce la vendita o la cessione, non è prevista la somministrazione. Circostanza che l’avvocato Simona Bracchi, legale della 27enne, ha evidenziato in una delle tre memorie depositate al giudice. Secondo la difesa, “non corrisponde al vero che l’espressione somministrazione, utilizzata nel capo di imputazione, corrisponda al termine cessione: nel codice la parola somministrazione non compare, e pertanto appare una forzatura equiparare i due termini per giustificare la cessione di sostanza stupefacente ad un feto poiché ritenuto soggetto di diritto”. “Nel caso di specie”, ha sostenuto la Bracchi, “il feto non è un soggetto ricettizio, e pertanto non può essere considerato un soggetto terzo ricevente sostanze stupefacenti. Sicuramente non tramite vendita, ma neppure a mezzo cessione, essendo entrambe condotte che non possono estendersi ad un’unica persona, contemporaneamente concessionaria ed assuntrice della medesima droga”.

 

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Commenti
  • marina

    I giudici hanno applicato la legge, ma non possiamo essere fieri così tanto da pubblicare articoloni sul giornale di una legge che non prevede un reato quando una madre danneggia fisicamente e gravemente il prorpio figlio.
    Il nascituro può ereditare e quoidni è soggetto di diritto, ma come mai è così poco tutelato dalla legge controi danni che la madre gli può provocare? Forse quando la legge è stata scritta non ci si immaginava che una mamma potesse ferire volontariamente il propio figlio.
    Questa mamma è da condannare, oggi solo moraòmente perchè la legge non “prevede come reato il fatto”, ma il fatto rimane, lei lo ha commesso.