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Te la do io la manovra!

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Per carità, non ci siamo mai illusi. Ma un po’ ci contavamo, visti i tempi, visto il Titanic su cui viaggiamo e visto l’iceberg in agguato nella nebbia, come in quella brutta notte del 1912 a sud di Terranova. Ed invece no. La manovra per sistemare i nostri conti è una delusione: la Politica non taglia i rami su cui è seduta. Mica sono fessi, lorsignori. Ed infatti hanno aspettato la notte per nascondere le forbici ed attendere le telecamere spente per salvare – senza rossori – i propri privilegi. Fatto.

Insomma, nessun taglio serio, nuove tasse e pedalare. Pagano al solito le famiglie e le imprese. La Casta è salva. In nome del (proprio) portafoglio, tutti d’accordo: ostilità sospese, invito alla concordia benedetto dal Colle, ammiccamenti al Giulietto implorante (“Uniti o affondiamo”). E mentre noi ci accingiamo ad affrontare una manovra “lacrime e sangue”, la Casta per sé ha tenuto misure che pesano poco in termini di risparmio: stipendi più contenuti,in linea con quelli dei colleghi europei (occhio però, si sono già costruiti la “furbata” dello stipendio legato alla densità demografica , ne vedremo delle belle); l’indennità parlamentare sarà naturalmente rivalutata (ragazzi, la vita costa!). Scommettiamo che non ci rimetteranno manco un euro?

Ci aspettavamo una riduzione delle imposte, promessa da anni. Niente. Ci aspettavamo una riduzione delle spese per mantenere Camera e Senato, ma il Governo non può nemmeno pensarci perché sono “organi autonomi”. Ci aspettavamo liberalizzazioni fatte con criterio, mica possiamo svendere l’Eni o l’Enel o Finmeccanica – soggetti che hanno un ruolo nel mondo – e mangiarci il reddito futuro. L’esperienza Telecom deve averci insegnato qualcosa. O no?

Meglio sarebbe allora privatizzare la Rai, incassare circa 4 miliardi e dare così un bella sistemata ai conti. Troppo facile. Eppoi la Rai è un palcoscenico tanto caro ai partiti; una intervista, un passaggio in un Tiggì, la troupe che arriva al paese dell’onorevole nel giorno della fiera dei piselli, sono chicche imperdibili.

Oltretutto privatizzando la Rai, sparirebbe il canone-balzello da 110,5 euro. Un bel sollievo per le famiglie. Tra l’altro si darebbe attuazione a quel referendum di sedici anni fa che chiedeva di fatto queste cose. Campa cavallo. Infine, vendendo la Rai, finirebbero le polemiche sui notiziari e i conduttori faziosi. Sant’Oro si farebbe la sua Tv, Vendola furoreggerebbe a Tele Barletta, Vespa si ritirerebbe in Vaticano. E noi non vedremmo più certi figuri, acrobati della parola, sdottoreggiare sul nulla in perfetto stile cabaret.

L’anniversario di Fini

Giusto un anno fa (11-16 luglio) scoppiava la grana dell’appartamento di Montecarlo venduto dalla nobildonna Anna Maria Colleoni ad “An” e finito, attraverso una società caraibica, a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani; operazione sobria, da (appena) 300mila euro. Il 14 marzo di quest’anno il gip ha archiviato tutto. Stop. Bufera finita. E’ tutto a posto. L’anniversario è stato festeggiato da Gianfry e dalla Betty con uno shopping all’Ikea della Buffalotta (Roma). Gatta ci cova. Altro appartamento in vista da arredare?

La ritirata del Cavaliere

La sentenza bomba pro De Benedetti (560 milioni sull’unghia), il calciomercato del Milan non ancora esaltante, l’attivismo di Napolitano, stanno agitando il Cav. Berlusconi. Che si è rifugiato nell’eremo di Palazzo Grazioli e parla solo con i più stretti collaboratori. Soprattutto l’appello del Colle alla coesione è stato interpretato come un sostegno al “governissimo”. Cosa che gli ha mandato di traverso un po’ tutto.

Enrico Pirondini

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