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Falsi referti e reagenti scaduti da vent’anni per controllare fanghi e alimenti anche di industrie cremonesi

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Le indagini dei carabinieri del Nas di Cremona hanno fatto emergere un quadro allarmante attorno al laboratorio di analisi ‘Ral snc’ di Castellucchio, in provincia di Mantova. Un quadro che tocca direttamente anche il nostro territorio. Stando a quanto raccolto dai militari, negli ultimi due anni il responsabile della struttura, attiva per esami chimici e microbiologici e operante anche per diverse aziende cremonesi, ha emesso referti analitici falsi riguardanti la regolamentarità e le caratteristiche di prodotti alimentari, sostanze biologiche, acque e campioni di rifiuti. I sigilli sul laboratorio sono scattati con un decreto del gip virgiliano. Sotto sequestro l’intero immobile, i macchinari e le strumentazioni, per un valore di totale di 500mila euro. Allo stesso modo, il sequestro preventivo ha coinvolto centinaia di confezioni di reagenti scaduti (in alcuni casi da oltre vent’anni) e migliaia di certificati di analisi.

Questi certificati, secondo ciò che è stato riscontrato dal nucleo antisofisticazioni e sanità nell’operazione ‘Vero/Falso’, sono stati rilasciati senza l’effettivo svolgimento delle analisi o basandosi sull’utilizzo di reagenti scaduti e strumentazioni non adatte e non tarate. I rifiuti speciali sanitari e pericolosi che venivano consegnati per le analisi, per di più, venivano smaltiti irregolarmente come rifiuti solidi urbani. Tra le numerose aziende che facevano riferimento al laboratorio di Giuseppe Raffaldini (denunciato per falso ideologico e miscelazione e smaltimento illeciti di rifiuti speciali) cinque sono cremonesi. Tre sono industrie alimentari, le cui attività spaziano dal settore carni al caseario. Promuovevano analisi sui quei fanghi di depurazione che vengono poi smaltiti nei terreni. In un caso si tratta di una ditta metalmeccanica, che faceva analizzare l’emissione di fumi, mentre in ultima battuta c’è da segnalare la presenza di un’industria di costruzioni e scavi, che si rivolgeva alla ‘Ral’ di Castellucchio per le emissioni di impianti di betonaggio.

Il rischio è che i valori di queste analisi siano ben lontani dalla realtà, con tutti i rischi che ne derivano per la salute. Al laboratorio mantovano facevano riferimento aziende di tutto il nord d’Italia. Ditte del settore alimentare, società di gestione acque e di trattamento e smaltimento di rifiuti, altri laboratori di analisi e uffici di consulenza aziendale, industrie dei settori metalmeccanico, tessile, chimico e cosmetico, ditte di costruzione e scavi, strutture sanitarie, farmacie e lavanderie. Si rivolgevano a un laboratorio che attestava falsamente anche la regolamentarità delle acque di cui i cittadini si approvvigionavano direttamente dai pozzi in loro uso e dei campioni relativi all’autocontrollo svolto dalle aziende alimentari. Un’attività, quest’ultima, per la quale la struttura non era nemmeno accreditata.

 

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