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Nel mirino dell’attentatore di Oslo anche la Tamoil e la centrale di Caorso

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Tra i piani dell’attentatore di Oslo e Utoya non c’era solamente l’area scandinava. Anders Behring Breivik, il 32enne norvegese arrestato per gli atti terroristici che hanno portato alla morte di quasi cento persone tra l’esplosione della bomba nella capitale e i colpi di arma da fuoco al raduno di giovani laburisti, aveva in mente mirate azioni violente in diverse zone d’Europa. E in una sorta di manuale ideologico, in cui non mancano riferimenti dettagliati a come muoversi per organizzare attentati, compaiono anche Cremona e la Tamoil. L’uomo covava le sue idee deliranti da almeno due anni. ‘A European Declaration of Independence – 2083′ (tradotto: dichiarazione d’indipendenza europea) risale addirittura all’autunno del 2009, ben prima delle vicende che hanno sconvolto la Norvegia. E’ firmato da Andrew Berwick, una variante anglosassone del nome del 32enne che ha confessato e che sembra stia ora collaborando con le autorità scandinave (che sono alla ricerca di eventuali complici). Ma non manca nel testo un accenno al suo vero nome.

Lo scritto, diffuso via internet e spedito ad alcuni politici norvegesi di estrema destra poco prima degli attentati, è un documento di 1500 pagine, interamente scritto in inglese, che mette in luce la forte posizione anti-islamica e anti-marxista di Behring Breivik, il quale in pagine cariche di odio vaneggia di una rivoluzione europea contro il regime del multiculturalismo. Una rivoluzione da avviare con azioni violente attuate da cellule pressoché indipendenti, e da completare nel 2083: un limite temporale raggiunto il quale l’Europa avrebbe dovuto debellare ideologie e comportamenti in contrasto con le radici del continente. Nel mirino del 32enne le Nazioni unite e il Papa, accusato di essere “illegittimo” e “incompetente”.

Per fare tutto ciò l’attentatore pensava alla costituzione di una fantomatica milizia di stampo templare: i ‘Commilitones Christi Templique Salomonici’, che avrebbero dovuto colpire al cuore l’Europa per risvegliare le masse. Behring Breivik, vicino all’estrema destra e con farneticanti progetti politici (in una sezione del suo testo dedicata al consolidamento delle organizzazioni europee conservatrici infila partiti come Forza nuova, Lega, Destra nazionale e An), mette il territorio cremonese in ‘A European Declaration of Independence’ nel capitolo ‘Sabotage operations’ (operazioni di sabotaggio). Il suo obiettivo è paralizzare l’economia, puntando su target legati al petrolio, “con ogni mezzo disponibile”, compresi quelli che possono provocare vittime. E’ la raffineria Tamoil il punto sensibile individuato a Cremona, inserito in un elenco appositamente riservato all’Italia. Elenco che più in generale raccoglie la ‘Western Europe’, ovvero quell’Europa occidentale che nel paragrafo delle conclusioni Behring Breivik indica come un’area da colpire.

OBIETTIVI ANCHE CAORSO E IL NUCLEARE

Tra le idee folli di Anders Behring Breivik presenti nei suoi messaggi pubblicati su internet anche il ricorso ad attentati di matrice nucleare. Continuando a sfogliare il testo, dopo Cremona fa la sua comparsa il vicinissimo paese di Caorso, in provincia di Piacenza. Il 32enne vuole quella che viene definita una “guerra civile europea”, per ripartire da capo cancellando il multiculturalismo. Un modo per attuarla lo indica nello sfruttamento dell’atomo, con l’appoggio di piccoli nuclei terroristici pronti a tutto. Parla di cellule che stanno già tentando di acquisire materiali chimici, biologici radiologici o nucleari, “anche se sarà impossibile creare una piccola bomba atomica”, almeno “in una prima fase”.

Il delirio prosegue con l’idea di far esplodere centrali nucleari, grazie a dettagliati attacchi via terra o via aria. Con conseguenze che vengono considerate necessarie per un cambiamento radicale. Tra i “target countries” da colpire anche l’Italia. Nell’elenco degli impianti figura quello di Caorso. Viene specificata la fase di dismissione e chiusura di cui è protagonista la struttura piacentina (le barre hanno preso la strada della Francia per il riprocessamento). Ma si fa anche menzione di possibili nuovi impianti che sarebbero sorti con il ritorno dell’atomo. Un ritorno che avrebbe potuto concretizzare la riapertura della centrale caorsana.

Michele Ferro

Foto Francesco Sessa

 

 

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