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Calma, in Libia mica abbiamo vinto di Enrico Pirondini

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Calma e gesso: noi in Libia non abbiamo vinto. Dico noi Italia, noi Europa.Noi Occidentali. Non abbiamo vinto nulla. Anzi abbiamo certificato la nostra arte di  “re degli oplà” . Appena sei anni fa (fine agosto 2004) Berlusconi incontrò  a Tripoli il colonnello Gheddafi per arginare il traffico di uomini. Ricordo il Cavaliere entusiasta ed il titolo del Corrierone: “Siglato un accordo modello”. Sappiamo come è andata: ancora  sbarchi a go-go, pernacchie ,altri atti sonori non identificati.  E promesse del tipo: l’amicizia italo- libica non è un auspicio diplomatico, i due Paesi sono fatti per intendersi, abbiamo economie complementari ed interessi comuni. E giù sorrisi, abbracci, scambi di petrolio e cammelli.

Nel giugno del 2009 Gheddafi è venuto a Roma, quattro giorni di permanenza, agenda fitta di incontri, tenda beduina a villa Pamphili con poltrone dai piedi dorati e grandi incensieri,  ragazzotte  italiane(pagate) alla sua  conferenza e 40 “gazzelle” libiche  ( le famose “vergini col rossetto”) a fare da body guard. Un circo-cabaret. Oggi cinque  di quelle amazzoni dicono di essere state stuprate dal dittatore e dai suoi figli.  Ma pare un dettaglio. Con quella divisa, da lontano, avevo scambiato il signor Muhammar per Nino Frassica quando recitava accanto alla Emma Coriandoli da Bagnacavallo in “Quelli della notte”.  Il Colonnello, vista la platea in   ginocchio, ne ha approfittato – ricordate? – per paragonare l’America a Bin Laden (alludeva al bombardamento Usa dell’86 firmato Reagan). Solo Frattini prese  le distanze accodandosi ad altri indignati (Ebrei, Radicali, Idv, Amnesty). Il colonnello fece  a Roma il pieno di consensi. Capo dello Stato, premier e presidente del Senato parlarono con lui  di amicizia, collaborazione, sviluppo congiunto. Lui ci ripagò con le note filippiche contro l’Italia coloniale. Siamo stati zitti in nome del petrolio e dei quattrini. Però, che schiena dritta!

Ora le bombe. Di giorno e di notte.Sotto l’ombrello Nato. Che oplà!

Svelti svelti, ci siamo messi dalla parte dei “ribelli”. Ribelli chi? Li conosciamo?  E se tra di loro ci fossero i guerriglieri islamici radicali, come la mettiamo? Continuiamo a sacrificare tutto in nome del petrolio, del gas, del dio denaro,  dei finanziamenti alle nostre imprese?  Stiamo cascando dalla padella nella brace?

Prima del 1911 la Libia non esisteva. In questo immenso territorio vi erano soltanto province ottomane popolate da tribù, piccole comunità ebraiche, artigiani dei suk, pochi contadini, molti pastori, qualche mercante specializzato nella tratta degli schiavi e nipoti di pirati berberi che terrorizzavano le navi europee lungo le coste. Voglio dire: la Libia non c’era. L’abbiamo inventata  noi con la conquista (Giolitti premier). Da allora il dittatore ce l’ha giurata ed è probabile che 40 anni di invettive contro di noi (anche per tenere caldo il sentimento nazionale) abbiano lasciato il segno nel popolo.  Con lui, fin dai tempi di Moro ministro degli Esteri (1969, anno in cui Gheddafi ha preso il potere) siamo sempre stati” pazienti e lungimiranti” (Sergio Romano). Ora ci siamo buttati nella mischia dietro Londra e  il nano di Francia. Credo che saranno  in molti a  dover  fare i conti con questa guerra sbagliata.

Enrico Pirondini

 

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