Commenta

Bisanzio in Comune… di Giuseppe Pelli

comune

I bizantinismi sono sempre in agguato nella prassi politica. Succede così che una divergenza nata in seno al gruppo Pdl in consiglio comunale, in merito ad alcune scelte amministrative, si è trasformata in una polemica procedurale sull’applicazione di un articolo del regolamento comunale riguardante la designazione dei capigruppo consiliari.
Si tratta dell’articolo 15 che, con infelicissima formulazione, stabilisce che “i gruppi designano il capogruppo, dandone comunicazione, sottoscritta dagli aderenti al gruppo, al Presidente del consiglio”. Una siffatta formulazione non trova riscontro nelle istituzioni a noi vicine. Lo statuto della Provincia si limita a stabilire che “i singoli gruppi nominano il proprio capogruppo dandone notizia al Presidente del consiglio”. Il regolamento del Consiglio di Milano dice semplicemente che “i gruppi devono comunicare all’Ufficio di presidenza del consiglio il nome del presidente del proprio gruppo”. Il regolamento della regione Lombardia stabilisce che “ogni gruppo nomina un proprio presidente. Tale nomina e qualsiasi modificazione successivamente intervenuta nella costituzione o nella composizione dei gruppi, devono essere comunicate per iscritto all’ufficio di presidenza”.
Anche una sommaria esplorazione ai regolamenti di altri comuni conferma l’anomalia del nostro articolo 15, che – preso alla lettera – farebbe dipendere la validità della comunicazione al Presidente del consiglio comunale dalla sottoscrizione di tutti gli aderenti al gruppo. Con l’eventuale conseguenza (verificatasi in questo caso) di rifiutare la designazione di un nuovo capogruppo decisa dalla maggioranza dei componenti, ma non sottoscritta da tutti.
L’illogicità di questa norma appare manifesta, perché assegna una specie di diritto di veto ai membri dissenzienti, ma soprattutto perché è incompatibile con l’autonomia politica dei gruppi consiliari, che si manifesta anche con l’elezione a maggioranza del proprio capogruppo (o presidente che dir si voglia). Piuttosto di una interpretazione letterale sarebbe stata più corretta a nostro parere una interpretazione logica diretta a cogliere la ratio della norma, che non può essere quella di sacrificare l’autonomia dei gruppi e il principio di maggioranza.
In questo modo, si sarebbe evitata l’enfatizzazione (anche mediatica) di un contrasto politico e si sarebbe evitato di spargere altro sale sulle ferite delle nostre istituzioni pubbliche.

Giuseppe Pelli

 

© Riproduzione riservata
Commenti