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La speranza di un farmaco contro l’Alzheimer negli studi di una scienziata cremonese a New York “Nature” le dedica la copertina

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Il cammino è ancora lungo ma la cura dell’Alzheimer, con l’angosciante perdita della memoria, potrebbe essere legata all’ormone Igf-2 che in laboratorio ha aumentato la possibilità del persistere della memoria a lungo termine. Si tratta di un ormone della crescita prodotto dal corpo umano e quindi senza effetti collaterali. La scoperta è dovuta alla neurobiologa cremonese Cristina Alberini e al team che lei ha guidato finora al “Mount Sinai” di New York ma il suo laboratorio si trasferirà ora alla New York University. La rivista “Nature” ha dedicato alla ricerca dell’équipe della scienziata cremonese la copertina. La professoressa Alberini sarà uno dei relatori alla conferenza internazionale che si terrà a Venezia dal 18 al 20 settembre . The Future of science” è nato da un’idea  della Fondazione Veronesi in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini e la Fondazione Silvio Tronchetti Provera. Il tema della settima edizione è: “La mente essenza dell’umanità”. E lì la professoressa Cristina Alberini illusterà le sue ultime ricerche. Il suo team ha scoperto l’effetto immediato dell’Igf-2 sulle memorie dei ratti di laboratorio ed è certo che aumenti i meccanismi sinaptici del cervello. In una intervista telefonica al Sole-24ore in edicola, la professoressa Alberini sottolinea come “in teoria potremmo arrivare ad un farmaco, ma c’è ancora tanta strada da fare, prima di arrivare alla sperimentazione clinica: l’Igf-2 non dovrebbe avere effetti tossicologici perchè è già naturalmente prodotto dal nostro corpo e ha il vantaggio di penetrare facilmente la barriera ematoencefalica, quindi per somministrarlo basterebbe un’iniezione sottocutanea. Però è pur sempre un ormone della crescita, e bisogna verificare che non inciti una crescita sbagliata, ad esempio, delle cellule tumorali”. Sempre nell’intervista Cristina Alberini afferma comunque di aver già brevettato il farmaco. Con un bel titolo, il giornale della Confindustria, sintetizza le scoperte della scienziata cremonese : “Come aumentare l’hard disk della mente”.

Le riviste scientifiche sono piene di ricerche sulla memoria realizzate dal team della professoressa Alberini che non riguardano solo il fatto che la proteina IGF2 è correlata al mantenimento della memoria a lungo termine. Un discorso simile vale per il lattato, molecola prodotta dal metabolismo del glicogeno. «Supponendo che i livelli di IGF2 e di lattato diminuiscano con il progredire dell’età e della malattia – ha illustrato recentemente la ricercatrice – è plausibile pensare che il ripristino dei livelli possa prevenire il decadimento mentale. Le loro alterazioni, inoltre, potrebbero essere anche sfruttare per una diagnosi precoce».

Dopo essersi laureata in Scienze biologiche all’Università di Pavia ed aver conseguito il dottorato in Scienze immunologiche all’Università di Genova, la sua carriera è continuata prima presso il Dana Farber Cancer Institute della Harvard Medical School di Boston, poi, dai primi anni ‘90, alla Columbia University di New York, esperienza intervallata da un ritorno in Italia presso l’Università di Brescia, per poi fare ritorno in America e stabilirsi, nel 2001, nel luogo dove ancora oggi lavora, con il ruolo di Associate Professor, ruolo che ricopre dal 2004.
Subito dopo la laurea e conseguente dottorato, la professoressa Alberini ha concentrato il suo interesse sulla memoria, con particolare attenzione ai ricordi e a come si formano, si fissano nella nostra mente e vengono rielaborati dopo anni.  Questa dedizione è stata premiata, tra gli altri riconoscimenti, con il premio Golgi nel 2009 a Washington e, quest’anno, con la scoperta della proteina IGF-II, individuata direttamente nel centro neurale della memoria, l’ippocampo, “dove agisce potenziando il consolidamento strutturale del ricordo mediante la formazione di ponti tra neuroni”. Tale rivelazione è valsa a Cristina Alberini la copertina di “Nature”, la prestigiosa rivista americana. Ovviamente Cristina Alberini è diventata “patrimonio americano” ed è uno dei tanti cervelli in fuga da questa Italia. Anche se noi cremonesi possiamo orgogliosamente dire che questa scienziata è “uno dei nostri, uno della Bassa”. Così di tanto in tanto la professoressa passa da Cremona. E’ stata ospite di un meeting  del Lyons Club Cremona Stradivari in cui ha ricevuto “lo Stradivari d’argento” e del Soroptimist Club di Cremona.

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Commenti
  • elia

    complimenti alla scienzata cremonese ,se fosse rimasta a Cremona a massimo avrebbe fatto l’assistente a qualche dirigente di nomina politica

  • Peccato che questa scienziata non abbia ancora compreso la fallacia, l’errore metodologico insito nella vivisezione: un animale non può essere né scientificamente né eticamente essere utilizzato come ‘modello’ per l’uomo!

    Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)
    http://www.unacremona.it