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«Firmiamo per cancellare la “porcata” di Calderoli»

In questi mesi gli italiani, già messi alla prova dalle pesanti conseguenze di una gravissima crisi economica, hanno dimostrato in modo sempre più evidente un pericoloso distacco dai partiti di fronte alle notizie dei privilegi di cui godono i parlamentari italiani. A tutto questo si aggiunge il progressivo degrado dell’etica civile nella classe politica. Umiliante l’insulto al comune sentire di fronte alla servile disponibilità dei “legislatori” a votare quelle leggi che tutti chiamano “ad personam” e a tenere in vita per la loro convenienza personale un governo che è diventato un problema per il futuro del paese e per l’immagine che il suo presidente offre al mondo intero.
Ci sono da evidenziare due fattori su cui il “Potere” fa leva per ottenere da questo Parlamento questi comportamenti da piccoli vassalli: il primo è il potere di mandare in Parlamento quelli che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo affidato alle segreterie dei partiti (legge elettorale dicembre 2005) che in caso di disobbedienze hanno in mano l’arma del ricatto per le elezioni successive, il secondo, invece, è convenienza strettamente personale degli eletti di non fare cadere un governo se c’è il rischio di una fine anticipata della legislatura, ovvero prima dei cinque anni della sua naturale durata. Il motivo, infatti, sta nella norma che riconosce ai parlamentari l’“assegno vitalizio”, pagato con l’8,6% (1.006,51 euro) della propria indennità lorda annua al loro compimento del 65° anno di età, ma maturato solo dopo 5 anni di mandato effettivo, vale a dire almeno una intera legislatura. Ecco allora che, con l’aggiunta di qualche strapuntino nel governo e di qualche prebenda aggiuntiva, al “Potere” non è stato difficile trovare un numero di parlamentari “alla Scilipoti” per fare sopravvivere una maggioranza in via di dissolvimento.
Se su questo secondo punto i cittadini possono solo sperare nella sensibilità del Parlamento chiedendo che le cose cambino perché ritorni a essere libera la coscienza di ogni suo membro nel momento delle scelte, sul primo punto, sulla legge elettorale, è possibile addirittura obbligarne la riscrittura.
Lo strumento è quello solito del referendum abrogativo che però pretende una raccolta di 500 mila firme da completarsi entro lunedì prossimo per avere poi il tempo di completare gli aspetti burocratici e di fare i dovuti controlli prima della consegna formale a Roma alla Corte di Cassazione entro il 31 di questo mese.
Visto che in questi pochi giorni se ne dovrebbero raccogliere almeno altre 120 mila, non resta che chiedere a chi ancora non l’avesse fatto di andare, con un documento di identità in mano, a firmare al primo banchetto che incontrano o, per Cremona, a “Spazio Comune” di Piazza Stradivari.
Ridare agli elettori la possibilità di scegliere, potrebbe ridare dignità alla politica, fiducia nella democrazia e possibilità di un ricambio alla classe politica.
Ai tanti che nutrono perplessità sul fatto che questo referendum di fatto ripropone il “Mattarellum”, quello in uso per le elezioni regionali, è il caso di chiedere: è meglio questo o il “Porcellum” di Calderoli? Ed ancora: a chi giova mettere questi dubbi? È cattiveria pensare che, in fondo in fondo, vada bene a coloro cui la legge “porcata” dà più potere personale?

Per il Gruppo di riflessione politica ”il frantoio”
Benito Fiori

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