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Ragazza giù dal balcone, l’imputato: “Ero in bagno e ho sentito urlare”

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Il marocchino 36enne Mostafa El Amri (professione dentista e due condanne per spaccio in passato) a gennaio era stato individuato dai carabinieri a Miliano ed era finito in arresto con l’accusa di tentato omicidio. Nella serata del 29 novembre 2010 quella che in quel periodo era la sua fidanzata, connazionale 28enne, era precipitata da un balcone al secondo piano a Castelleone rimanendo ferita e venendo poi ricoverata in prognosi riservata: adesso il 36enne è a processo (collegio presieduto dal giudice Pierpaolo Beluzzi con a latere i colleghi Francesco Sora e Andrea Milesi).

Oggi, lunedì, la ragazza (che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Gianluca Pasquali) ha confermato in aula lo scenario del tentato omicidio, ricostruendo l’accaduto. Tutto sarebbe stato provocato da uno scatto di follia legato alla gelosia, innescato da un sms ricevuto dalla fidanzata e attribuito ad un rivale: discussione, poi lui era andato in cucina (per prendere un coltello, secondo la ragazza) e la giovane era fuggita sul balcone, scavalcando e appendendosi. Poi le richieste di aiuto, e l’ex convivente (che già la fidanzata aveva denunciato per percosse il precedente 2 agosto) l’aveva raggiunta: “Mi ha detto che dovevo morire e invece di aiutarmi mi ha staccato le mani”.

La cognata (che aveva soccorso la marocchina) aveva dichiarato ai carabinieri che la 28enne le aveva detto di essersi lasciata cadere; ammissione negata dalla testimone in aula, ma che risulta a verbale. El Amri: “Non l’ho picchiata, né minacciata. Quella sera ero in bagno quando ho sentito urlare. Mi sono affacciato al balcone e ho visto che era caduta. Ancora oggi non riesco a capire il motivo che l’ha spinta a buttarsi”. Altri testimoni lunedì. Quindi la sentenza.

 

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