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L’ingresso di don Parmigiani a San Martino in Beliseto E’ parroco anche a Marzalengo

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Si è svolto nella mattinata di domenica 2 ottobre, presso la chiesa parrocchiale di San Martino in Beliseto, l’ingresso di don Luigi Parmigiani, nominato lo scorso 4 luglio dal vescovo Lafranconi parroco delle comunità di “S. Martino vescovo” in San Martino in Beliseto e “S. Biagio Vescovo” in Marzalengo. Un’unica guida per le due comunità delle frazioni di Castelverde che continueranno, comunque, a rimanere giuridicamente distinte.

La celebrazione, presieduta dal vescovo Dante Lafranconi, è stata concelebrata, oltre che da don Parmigiani, dal vicario zonale don Floriano Scolari e dal vicario di Casalbuttano don Alessandro Maffezzoni.

Ad attendere la processione d’ingresso al portone della chiesa il sindaco di Castelverde, Carmine Lazzarini. Nel suo saluto al nuovo parroco e al vescovo il ricordo di don Giuseppe Boroni (indimenticato parroco di Marzalengo dal 1993 al 2005) così come l’esperienza pastorale di don Parmigiani a Castelnuovo del Zappa (altra frazione di Castelverde) dal 1976 al ‘79. Il primo cittadino ha quindi confermato la volontà dell’Amministrazione di collaborare con la Parrocchia. «In tempi in cui la moralità è in crisi – ha detto – la liberà e la democrazia si rinnovano nelle scelte morali di ciascuno». Il pensiero è andato anche alla cappella della Madonna della Seriola che sarà presto inaugurata. Quindi in dono al parroco un quadro raffigurante il beato Giovanni Paolo II.

La liturgia è iniziata con la lettura del decreto di nomina del nuovo parroco che, come prevede il rito, ha poi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e ha incensato l’altare.

Lorenzo Pianta, a nome dell’intera comunità parrocchiale, ha rivolto il saluto al nuovo parroco: un benvenuto e un ben tornato a Castelverde. «Un nuovo capitolo si apre per le nostre comunità – ha detto –, anche per chi sta un po’ ai margini e aspetta l’invito a sentirsi parte della Chiesa. Grazie per aver accolto l’invito a farsi servo per amore». Un ringraziamento anche al Vescovo che «si è preoccupato della sua vigna mandando un vignaiolo che la sappia fruttificare», ha detto il rappresentante parrocchiale riprendendo l’immagine del Vangelo.

A tenere l’omelia è stato mons. Lafranconi, che si è anzitutto soffermato sul ministero del parroco, segno della cura di Dio nei confronti del suo popolo. «Due parrocchie che accolgono il nuovo parroco – ha spiegato – si mettano nell’ottica di riconoscere che egli è segno con cui Dio manifesta la sua attenzione continua per noi».

Mons. Lafranconi, prendendo spunto dal Vangelo, ha richiamato alla responsabilità di ogni cristiano. Di fronte a una fede troppe volte vissuta in sordina, non realmente avvalorata in tutta la sua bellezza e grandezza, l’auspicio che l’accostamento al sacerdote e le richieste a lui rivolte non siano tanto per un benessere sociale o umano, quanto piuttosto «per ciò che di più grande e tipico un prete può dare alla sua gente. Cioè la memoria di Gesù Cristo, la freschezza di una Buona Notizia che apre orizzonti sconfinati alla vita di ciascuno». Da qui un secondo augurio a don Luigi e alle due comunità: sappiano riconoscere ciò che è caratteristico della figura di un sacerdote, chiedendogli ciò che a lui è più proprio e che il Signore gli ha affidato da donare alla sua gente.

Mons. Lafranconi ha fatto quindi riferimento alle parole pronunciate dal sindaco nel saluto iniziale quando, con qualche riferimento a Rosmini, ha espresso l’importanza di una collaborazione che trova fondamento nel riconoscimento della dignità della persona. «La persona – ha ricordato il Presule – è fondamento di diritti proprio per il suo rapporto con Dio: iniziato nella Creazione e avvalorato dalla Redenzione che ha reso ogni persona figlio di Dio». «La nostra cultura, il nostro modo di fare, il nostro stile di vita guarda alla persona in questi termini?» si è quindi domandato il Vescovo. Qui il richiamo a quanto detto dal Papa in occasione del viaggio apostolico in Germania: il richiamo a normalità di collaborazione tra credenti e non credenti, o credenti in altre fedi, che deve partire proprio dal riconoscimento della dignità di ogni persona. «Dignità della persona umana – ha concluso mons. Lafranconi – da riconoscere, rispettare e valorizzare».

Prima della benedizione finale don Luigi Parmigiani ha preso la parola per il saluto alla nuova comunità. Nel suo intervento il ricordo del proprio cammino di fede e degli incarichi pastorali svolti negli anni. Non è mancato il riferimento al malore che lo costrinse a lasciare Soresina: «Ero morto – ha detto il nuovo parroco – ma ora sono vivo». E un po’ scherzando ha aggiunto: «E ve ne accorgerete!».

Al termine della Messa nel vicino oratorio l’abbraccio della comunità al proprio parroco. Presente anche don Roberto Rota, parroco di Castelverde e Castelnuovo del Zappa.

 

 

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