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TALENTI CREMONESI ALL’ESTERO (21) Andrea Scotti, ricercatore ad Atlanta: «Non è stata proprio una scelta: non volevo vanificare gli anni di studio»

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Andrea Scotti, 25 anni di Pizzighettone. Da un paio di mesi vive ad Atlanta, ma a luglio 2012, si trasferirà per due anni in Svizzera, a Zurigo. «Ora sono al mio primo anno di PhD in fisica della materia presso l’ETH di Zurigo – racconta -, precisamente lavoro al Paul Sherrer Institute. Ho lasciato Cremona perché non c’era la possibilità di lavorare nel mio campo». La vita nel quotidiano è cambiata parecchio, soprattutto dal punto di vista professionale. «Dal punto di vista lavorativo è un altro mondo (sia la Svizzera che gli U.S.A, ma in generale tutta Europa), nel senso che ci sono fondi e riconoscimenti, a dispetto magari di una formazione inferiore alla nostra. Poi chiaramente esistono tutte le difficoltà di vivere in un altro paese: confrontarsi con una lingua (e uno slang) che non è la mia è certamente lo scoglio maggiore. Sicuramente è divertente osservare e a volte assimilare abitudini distanti dalle nostre, anche se è impossibile trovare un caffè decente!»
Mancanza di Pizzighettone e di Cremona?  «Dal punto di vista affettivo è chiaro che la lontananza “mitizza” sempre un po’ il posto dove sono nato e dove ho la mia famiglia e tutti i miei migliori amici, quindi ci torno sempre volentieri – dice Andrea -. Per quel che riguarda il lavoro, invece, no: le possibilità lavorative sono poche perché manca una progettualità in un settore chiave come la ricerca. Poi chiaramente vivendo in grandi città ci sono molte più possibilità e alla fine Cremona la considero come un “paesone”, che non è assolutamente una nota negativa, anzi…».
«Dal punto di vista affettivo – prosegue – tornerei a vivere nella Bassa, ma guardando realisticamente a quello che Cremona (e l’Italia) ha da offrire a chi fa il mio lavoro, mi sento di dire che ci tornerò a vivere stabilmente solo tra molti anni. Sono contento della scelta che ho fatto perché faccio quel che mi piace, vedo il mondo e conosco gente e culture diverse. Poi possiamo discutere se si possa parlare di scelta, intendo che se non volevo vanificare cinque anni di Università l’unica opzione era andarsene all’estero “grazie” a 20 anni di politiche miopi e incompetenti (e nel definirle così uso decisamente degli eufemismi)».
«Se fossi rimasto? – conclude Andrea -. Beh, averi sicuramente provato a fare il professore».

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