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Abolizione Coni provinciali, Cotrufo: «A rischio il lavoro di chi si impegna ‘in frontiera’ per lo sport»

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(nella foto Achille Cotrufo, presidente Coni cremonese)

Il Presidente del Coni Petrucci propone di abolire i comitati provinciali e i presidenti locali si mobilitano. Preoccupazione per il futuro del movimento sportivo a livello periferico, espressa anche dal presidente del Coni cremonese, Achille Cotrufo. «Siamo tutti ben consapevoli della particolare gravità della situazione economica che il nostro Paese sta attraversando – scrive Cotrufo nella sua relazione -, ma l’iniziativa unilaterale del presidente Petrucci non è condivisibile. Anzitutto nel metodo: ritengo profondamente scorretto non informare di una decisione tanto pesante una base di volontari che presta il proprio lavoro a titolo prettamente gratuito. Inoltre l’argomento, trattato nella giusta misura, avrebbe potuto essere risolto senza intaccare la struttura territoriale: per ottenere le medesime economie si sarebbe dovuto prima di tutto eliminare gli sperperi che si registrano in tutti gli ambiti delle gestione del Coni. Eliminare i comitati provinciali significa stravolgere lo Statuto e cancellare gran parte delle competenze del Coni in materia di promozione sportiva; attualmente, infatti, queste sono garantite dai 102 comitati provinciali e non possono essere trasferite ai 19 comitati regionali. E questo anche in considerazione del decentramento che, da qualche tempo, si va propagandando. Questo richiederebbe, tra l’altro, una integrale riscrittura dello Statuto e potrebbe anche comportare la perdita per il Coni della propria autonomia organizzativa; autonomia per la quale si era battuto l’indimenticato presidente Onesti. Ciò per garantire l’indipendenza dello sport da qualsiasi tipo di ingerenza. I mille dirigenti provinciali che rischiano di essere sollevati dall’incarico non costano un solo euro a nessun titolo. Anzi: spesso ci rimettono di tasca propria. Né si risparmierebbero i fondi per le sedi dei comitati provinciali che attualmente, ospitando molte delegazioni provinciali delle federazioni nazionali, non potrebbero essere eliminate senza mettere in crisi l’attività delle federazioni stesse sul territorio. Le piccole società, infine, perderebbero l’opportunità di ricevere quei servizi basilari che oggi vengono assicurati dai comitati provinciali, in quanto tutto verrebbe demandato a livello regionale. Lo scenario economico ipotizzato dal presidente Petrucci non trova riscontro nel consultivo di bilancio del 2010, per cui il risparmio realizzabile non è certo quello prefigurato di 30 milioni di euro. Lo stesso Petrucci, proprio nel documento di bilancio, ha affermato: “La struttura territoriale del Coni è elemento fondamentale di base per il raggiungimento dei principali obiettivi di politica sportiva e istituzionale”. Per cui ritengo estremamente offensivo, sul piano personale, il fatto che una decisione tanto delicata sia stata assunta evitando intenzionalmente la consultazione con i rappresentanti territoriali democraticamente eletti. A titolo individuale, l’interruzione dell’incarico mi è completamente indifferente, in quanto ho sempre svolto i miei incarichi sportivi con genuino spirito di servizio senza richiedere nessuna contropartita; sul piano del principio, invece, mi aspettavo da parte del presidente nazionale un comportamento più democratico che salvaguardasse la dignità di oltre tutti coloro che si impegnano ‘in frontiera’ volontariamente a favore dello sport. Essere additato mediaticamente come componente di una casta intenta ad incamerare prebende mi ha pesantemente infastidito».

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