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C’è una speranza per l’economia del nostro Paese?

Il quadro politico è in fibrillazione e, forse, si aprono speranze perché questo paese abbia la possibilità di affrontare con un minimo di serietà e affidabilità il rischio di un naufragio economico dagli esiti sociali devastanti. Ciò significa affrontare con fermezza il nodo dei nodi che sta trascinando questo povero paese verso il baratro: il suo cronico Debito Pubblico (in maiuscolo per la sua importanza, non certo per deferenza). Come ormai tutti sanno, questo Debito supera di oltre il 20% la ricchezza che gli italiani sono in grado di produrre. Al 30 settembre, aveva raggiunto i 1925 miliardi, mentre il Pil non arrivava a 1600: 935 miliardi oltre quel 60% del Pil di indebitamento che il Trattato di Maastricht concede. Riusciremo mai rientrare in questo parametro, senza passare solo sotto il cilicio dei sacrifici? Forse no?

Qualche mese fa il magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, Contribuenti.it, ha pubblicato una inchiesta redatta da Krls Network of Business Ethics a proposito dell’evasione fiscale in Europa. E l’Italia è la prima nazione europea per l’economia sommersa: circa 300 miliardi, il 16/17% del Pil. Questo vuole dire che ogni anno in Italia, tra imposte dirette, Iva e Irap, vengono evasi dai 125 ai 163 miliardi di euro.

E quando tutto viene fatturato, nelle opere pubbliche succede che si costruiscano scuole come a San Giuliano di Puglia (27 bambini morti), come alla Casa dello studente di L’Aquila (8 giovani morti), o che, notizia di questi giorni, si facciano interventi di sistemazione degli impianti (tubi del gas e dell’aria compressa) per una spesa di 18 milioni di euro negli ultimi due anni con il risultato che basta un cortocircuito per farlo ‘esplodere’. Capita al Policlinico Umberto I° di Roma, il più grande ospedale d’Europa. Voci maligne, con amarezza, osservano che le “cricche” devono pure mangiare.

Fenomeno invece che non fa parte dell’economia sommersa è il “fatturato” della criminalità organizzata che, cosa nota, in Italia è più sviluppata che in altri Paesi europei. Il giro d’affari di questa altra economia sotterranea è stato stimato pari a oltre 100 miliardi, il 7% del PIL, dall’usura, dall’estorsione, dal narcotraffico, dal traffico di armi e dalla prostituzione. Da notare che il Pil dell’Agricoltura è circa il 2,6%!

Se si riducesse solo del 50% la palude dell’economia sommersa, il Pil crescerebbe di un 10%, portando l’attuale Debito ad un calo dal 120% al 92%. Circa invece le entrate del Fisco, esse salirebbero, come già detto, di 60/80 miliardi, ossia la metà, spendibili, salvaguardando lo stato sociale, in crescita economica, scuola, cultura, e per un rapido abbattimento del Debito pubblico. Insomma, si aprirebbe un altro futuro per questo povero Paese.

Ci si chiedeva se riusciremo mai a rimetterci in carreggiata senza  tanti sacrifici di chi sta già male: è solo una questione di volontà politica e quanto stanno facendo con civiltà i giovani in questi mesi fa ben sperare per un cambiamento delle cose.

Per il Gruppo di riflessione “il frantoio”
Benito Fiori

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