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Edilizia scolastica, Cremona ancora lontana dalla top ten: in calo al 23esimo posto

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Qualità dell’edilizia scolastica. Legambiente traccia un bilancio delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado in Italia. Nella graduatoria generale dei capoluoghi, Cremona è ben lontana dalla top ten. Si ferma alla 23esima piazza con 53,15 punti percentuali, ben 27.72 in meno della prima della classe che è Trento. La nostra città peggiora rispetto al Rapporto precedente: era 22esima con 62,96, quasi dieci lunghezze in più.

Mense scolastiche, cibi biologici, attenzione dei rifiuti prodotti, servizi scuolabus e pedibus, giardini e strutture sportive. E ancora, monitoraggio amianto illuminazione a basso consumo ed energie rinnovabili. Per servizi e pratiche ecocompatibili, Cremona è il sesto capoluogo in Regione, appena dopo Piacenza. Nella graduatoria del rischio, invece, la nostra città è 14esima per scuole che potrebbero andare in contro a maggiori problemi ambientali con -13,81. Infine, la classifica delle province, cui spetta la competenza sulle scuole superiori, risultato finale dell’intreccio di tre tipologie di domande: quella legate all’anagrafica, quella relativa all’efficienza e a pratiche eco-compatibili e quella connessa a situazioni di inquinamento e rischio ambientale. Cremona è ottava con 51,33.

Analizzando i dati regione per regione, si rileva unaa difficile fase economica che toglie ossigeno alla capacità degli enti locali di destinare fondi all’edilizia scolastica. Fra la riduzione delle risorse, i mancati trasferimenti agli enti locali e gli ostacoli derivati dal patto di stabilità, troviamo che la Lombardia, storicamente virtuosa, investe circa la metà dell’anno precedente. Questa contrazione dei fondi è l’effetto certamente di una minore necessità d’intervento dovuta a una cura più continua data alle scuole nel passato, tanto che i Comuni del Nord e del Centro dichiarano nel complesso di aver provveduto alla manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni di più del 60% degli edifici (il Nord addirittura di più del 65%), ma anche alla difficoltà di mantenere gli standard d’investimenti per la manutenzione: in flessione il dato complessivo degli investimenti per la manutenzione straordinaria che in regione scende da 91.977,23 euro a 47.106,40 e per quella ordinaria che passa da 19.566,53 euro a 15.803,31.

 

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