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Dissenso dei dipendenti comunali, il Pd: «La Giunta non tenti di limitare la protesta Il confronto coi sindacati sia rispettoso»

dipendenti

Rapporto amministrazione e dipendenti comunali. Il Partito Democratico interviene duramente sulle modalità utilizzate dalla giunta Perri nel gestire il confronto con le sigle sindacali, dopo le assemblee del 9 novembre che hanno proclamato lo stato di agitazione. «Non intendiamo entrare nel merito dei contenuti della trattativa sindacale in corso che vede la manifestazione di un forte dissenso da parte delle rappresentanze dei dipendenti rispetto alle scelte dell’amministrazione comunale su gestione del fondo di produttività e premi – ha dichiarato Maura Ruggeri del Pd –. Preoccupano tuttavia i segnali di insofferenza e di fastidio da parte della giunta rispetto al legittimo esercizio dei diritti sindacali da parte dei dipendenti del Comune. Evidentemente a Palazzo qualcuno preferisce pronunciare frasi ingenerose nei confronti dei dipendenti, anziché impegnarsi per trovare una soluzione ai problemi posti dai sindacati. Il confronto anche aspro – prosegue la capogruppo democratica – deve essere sempre rispettoso delle forme di espressione e d’iniziativa che la normativa sui diritti sindacali consente: non concedere spazi, tentare di limitare la protesta dei dipendenti sarebbe davvero un brutto segnale. Amministrare, come è noto, non significa solo gestire il consenso, ma la Giunta Perri non intendeva presentarsi come garante del dialogo e del confronto? Per quanto ci riguarda, nel pieno rispetto dell’autonomia delle parti, vigileremo perchè sia comunque garantito lo svolgimento delle manifestazioni di legittimo dissenso messe in atto dai lavoratori».

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  • AGITATI IN COMUNE

    Dipendente Inps in pensione, capisco benissimo l’attuale rivolta dei colleghi del Comune, ultima scintilla, il fondo per la produttività: 190 000 euro complessivi, circa 250 a testa, 700 impiegati non raggiungono l’importo che si dividono dieci dirigenti! Da notare , in più, che nella pubblica amministrazione i lavori sono standardizzati, per cui il compito del dirigente è in maggior parte controllare l’eseguito, non certamente inventare, come in Fiat, e tanta differenza non ha motivo di esistere. Io ho chiuso la mia carriera al massimo grado della scala impiegatizia, appena prima della dirigenza, ma grossomodo il fondo era per tutti sei/diecimila euro l’anno.
    E’ troppo lungo, per un post, spiegare come siano nati e funzionino questi compensi mobili, ma, se mi credete, dipendono solo dalla forza contrattuale che i sindacati, i nazionali, intendo, vogliono impiegare, settore per settore. Un paragone: i professori, unico caso in tutti i rapporti d’impiego, pubblico e privato, che restano fuori ruolo senza garanzia di sede e di posto, per dieci o vent’anni!
    L’altro motivo di scontro, in Comune, (ma è norma in tutta la P.A.) il sistema di valutazione dei lavoratori: qui però si prenda la responsabilità il sindacato, nazionale e locale, che difende a oltranza la tesi, tutti meritevoli! Anche all’Inps era prassi consolidata la valutazione per settore, ricordo di aver irriso un comunicato Cgil, che si opponeva al tentativo di “pericolose valutazioni individuali”. Nel presupposto, loro degli altri possono dirlo, mai il contrario, che il dirigente scegliesse a simpatia i premiandi.
    Efficacissima, a far bene intendere il rapporto, la dichiarazione a Cronaca del capo Rsu Salami: “non sono più disposto a sentire parlare di meritocrazia senza considerare il percorso che abbiamo fatto negli scorsi anni, per quanto perfettibile. Una strada che la nuova amministrazione non ha voluto seguire e che ci costringe adesso a parlare di aria fritta.” Non una parola, un puntino, sulla possibilità di valutazione individuale e , a far meglio intendere, ecco la chiusa, sempre a Cronaca: “rendiamoci conto che stiamo parlando di medie di 250 euro all’anno lordi che sarebbero da attribuire come premio di produttività ai migliori dipendenti; ma prende di più un lavoratore che fa male il suo mestiere e chiede gli straordinari!”
    I migliori dipendenti, e passi, nella realtà sono tutti, ma ciò che è gravissimo, il “lavoratore che fa male il suo mestiere”, dica Salami ciò che vuole ma il premio lo prende lo stesso, in più, il diritto, indiscutibile, a “chiedere” gli straordinari, manco fossero un mezzo per aumentarsi lo stipendio anziché una necessità di produzione!!

    Cremona 12 11 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • Giorgio Salami

    Scrivere senza conoscere è di per sè un problema, se poi si è prevenuti diventa un guaio: Lei, Signor Cozzaglio, mi sembra una persona intelligente, perciò può scegliere di non fare questo errore.

    Conosce solo quanto apprende dalla stampa, che riduce la questione a ciò che è più semplice per il lettore e che fa più notizia, ma poiché tenta di entrare nel merito ne approfitto per parlare ad un cittadino: dopo la ‘cura’ Brunetta noi dipendenti pubblici siamo tutti inutili, e cercare di parlare ai cittadini è ormai una strada obbligata; se Lei è intellettualmente onesto e non ha come unico scopo dei suoi interventi attaccare una persona perché di sinistra e della CGIL potrà convenire su molti punti che Le illustrerò brevemente.

    Premetto che alla fine degli anni ’90 ero responsabile, per il mio reparto all’Olivetti di Crema, della certificazione ISO 9000 per la qualità del processo di produzione, quindi so di cosa parlo, e cosa c’entri questo con la questione al Comune di Cremona, e più in generale con il lavoro pubblico, glielo spiego subito.

    Credo che sia innegabile che il sistema pubblico italiano debba migliorare le proprie prestazioni, essere più efficiente, ovvero spendere meno per fornire servizi con uno standard sempre superiore: se siamo d’accordo che questo si chiami ‘miglioramento della qualità’ provo a sintetizzare un metodo concreto che ho incontrato e studiato nella mia esperienza professionale ‘nel privato’.

    La valutazione può essere solo conseguenza del miglioramento della qualità, non certamente il mezzo per raggiungerla: prima serve un analisi del processo, di TUTTI i processi, e gli obiettivi che via via vengono presentati, da quello di Ente, a quello di settore fino a quello individuale, devono riferirsi a quelle parti del processo che si evidenziano come inefficienti, che creano sprechi, che non producono in relazione al costo.
    Successivamente, solo successivamente, arrivano i progetti, che descrivono le azioni da intraprendere per raggiungere quegli obiettivi.
    Analisi, obiettivi, progetti: dentro lì ci deve essere tutto il lavoro dell’azienda, o dell’ente.
    Dopo, volendo, si può valutare l’apporto di ciascuno, previo un sistema di ‘misurazione’ che, avendo a disposizione tutte le attività, può evidenziare dove sono avvenuti i maggiori contributi al miglioramento della qualità del processo.
    Questa cosa nella pubblica amministrazione NON ESISTE, come Lei ben sa, e come in tutti i posti di lavoro in cui si cerca di introdurla (questo glielo dico io) trova forti resistenze per un motivo molto semplice: impedisce la discrezionalità e soprattutto mette a nudo l’incapacità manageriale.
    Significa rivoltare come un calzino l’organizzazione del lavoro, ma se lo immagina Lei in un posto dove un politico buono a nulla deve premiare i propri ‘sudditi’ perché dicano di sì ogni giorno ad iniziative di nessuna utilità se non quella di convenienza elettorale?
    Se lo immagina in quelle situazioni dove c’è tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata?
    In breve e per chiudere: nella pubblica amministrazione l’analisi non esiste, gli obiettivi sono estemporanei quando non fasulli/inutili, la valutazione fumo negli occhi per i cittadini.
    Lavoro in questo Ente dal ’93, non ho notizia di corsi per la dirigenza su obiettivi e progetti (perché non si nasce imparati, e chi non ha mai messo il naso fuori…), né ho mai avuto la sensazione che qualcuno di loro sapesse di cosa stavo parlando ogni volta che ho toccato l’argomento, direttori generali compresi. Senza parlare di cosa ha combinato Brunetta, ovvero tutto l’opposto, avendo iniziato dalla valutazione (meglio, dalla punizione).
    Mi creda, pre i cittadini la valutazione così non serve a nulla, pochi o tanti che siano i soldi a disposizione, se non per ‘premiare’ i fedelissimi: i dirigenti più bravi col politico, i dipendenti più bravi col dirigente.
    Queso però si chiama ‘sistema clientelare’: le basta guardare l’italia per avere difficoltà a darmi torto.
    Saluti.

  • SEMBRO INTELLIGENTE

    Così stabilisce il compagno Salami Giorgio, capo Rsu degli impiegati comunali di Cremona in agitazione, mentre tenta di spiegarmi da http://www.cremonaoggi.it che:
    “la stampa riduce la questione a ciò che è più semplice per il lettore e fa più notizia
    i dirigenti, direttori generali compresi, sanno nulla di obiettivi e progetti
    i politici buoni a nulla premiano i propri sudditi perché dicano di sì ogni giorno a iniziative di nessuna utilità se non quella di convenienza elettorale
    Brunetta infine compie l’opera, rendendo inutili tutti i dipendenti pubblici con la sua cura”
    E’ solo per i motivi di sopra che la Pubblica amministrazione funziona tanto male. Il compagno Salami Giorgio (che mi giudica anche prevenuto verso la sinistra) ne può essere certo perché fino al 1993 era responsabile, all’Olivetti di Crema, della certificazione ISO 9000 per la qualità del processo di produzione.
    Che rispondergli? Sì caro, certo caro, hai ragione caro…

    Cremona 13 11 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • dipendenteincavolata

      Mi scusi, ma a parte il riportare le frasi scritte dal Signor Salami, qual è la sua risposta in merito? Intendo dire: se ha qualche riflessione/proposta/critica che abbiano un senso, la prego di farcelo sapere; diversamente il suo intervento non apporta nulla di costruttivo. Cordialità.

  • ARBITRO O TIFOSO

    Benissimo entrambe le figure, però, scelta una, sarebbe fuori luogo voler usare anche l’altra. Riflessione ovvia, e mi sento spesso a disagio perché sconfina nel banale, ma leggiamoci il capogruppo Pd Maura Ruggeri:
    “preoccupano i segnali di insofferenza e di fastidio da parte della Giunta rispetto al legittimo esercizio dei diritti sindacali da parte dei dipendenti del Comune. Evidentemente a Palazzo qualcuno preferisce pronunciare frasi ingenerose nei confronti dei dipendenti…..il confronto anche aspro deve essere sempre rispettoso delle forme d’espressione e d’iniziativa che la normativa sui diritti sindacali consente……non concedere spazi, tentare di limitare la protesta dei dipendenti sarebbe davvero un brutto segnale etc etc.”
    Io non ho sentito le parole “ingenerose” del Palazzo, però ho avuto modo di leggere quelle scritte dalla Rsu dei dipendenti del Comune, lavoratori instancabili da una parte, tutti falsi e incapaci, dal ministro Brunetta all’ultimo dei dirigenti, dall’altra…..

    Cremona 13 11 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info