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Diffida del Comitato Acqua Pubblica alla Provincia: rispettare il referendum

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Fermare subito il cammino verso la società mista per la gestione del servizio idrico sul territorio e puntare a un modello societario interamente pubblico, che salvaguardi i cittadini da possibili aumenti tariffari dell’acqua. Soprattutto, rispettare la volontà espressa dai cittadini attraverso i referendum del 12 e 13 giugno.

E’ una diffida in piena regola, quella che il Comitato Acqua Pubblica ha trasmesso, con una lettera inviata ieri, all’Ufficio d’Ambito della Provincia di Cremona, l’Azienda speciale per la pianificazione e la regolazione dei servizi idrici: in altre parole, il capofila del processo in corso per la costituzione di una società mista con il 40% delle quote al privato, con il compito di gestire il servizio idrico nel cremonese. La diffida è stata trasmessa, per conoscenza, anche all’Amministrazione Provinciale e ai capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio Provinciale.

In caso di mancato rispetto dei contenuti della diffida, annuncia il Comitato, “si agirà in tutte le sedi opportune, ivi comprese quelle giurisdizionali, per rendere effettivo il fondamentale diritto dei cittadini affermato con la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno”.

E’ forse il capitolo più duro della battaglia in corso ormai da giorni contro quella che i comitati definiscono “privatizzazione dell’acqua”. Il capitolo più duro ma certo non l’ultimo, dal momento che il ‘momento della verità’ è previsto per martedì, quando i sindaci del territorio si riuniranno in assemblea per votare la proposta, sostenuta dalla Provincia, per la costituzione della società mista.

 

IL PD – Contro la società mista anche il Pd, intervenuto oggi con una dichiarazione della segreteria cittadina.

All’improvviso e all’insaputa dei diretti interessati, i cittadini, il Presidente Salini e l’Ufficio d’Ambito Provinciale hanno deciso di dare una robusta accelerata al progetto di imporre la privatizzazione del Servizio Idrico Integrato, cioè della gestione delle acque. Incurante degli esiti dei referendum e del giudizio di incostituzionalità che incombe sulla legge regionale lombarda in materia, il Presidente Salini  martedì prossimo,  22 novembre, riunirà i sindaci della provincia per votare il nuovo Piano d’Ambito: una riunione a porte chiuse dove i sindaci si troveranno davanti centinaia di pagine che non avranno avuto il tempo  nè di valutare né tantomeno di discutere con i rispettivi consigli comunali. Il Partito Democratico  cittadino ritiene che questo modo di procedere sia la negazione di quella politica di coinvolgimento e di  informazione dei cittadini che le istituzioni dovrebbero perseguire, e si appella all’Amministrazione comunale e al sindaco Perri in particolare affinché contribuisca a far rispettare la volontà dei cremonesi chiaramente e decisamente espressa col voto referendario“.

 

ARCI e ACLI – Sull’argomento, ecco anche l’intervento del Comitato Territoriale dell’Arci e delle Acli in una lettera aperta ai sindaci.

Ci rivolgiamo a voi consapevoli del carico di responsabilità che il vostro ruolo di amministratori impone e del faticoso lavoro quotidiano svolto al servizio delle comunità che amministrate. Questa settimana la Conferenza dei sindaci della Provincia di Cremona sarà chiamata ad approvare un Piano d’Ambito che avrà ricadute pesantissime sul riassetto dei servizi idrici e sulla loro gestione: la creazione della Società mista rappresenterebbe a tutti gli effetti una privatizzazione dei servizi idrici territoriali. Cremona sarebbe la prima provincia in Italia a procedere alla privatizzazione del Servizio Idrico dopo lo spartiacque referendario, peraltro in un quadro legislativo regionale ancora in divenire. Tutto questo avviene nonostante il voto referendario del 12 e 13 giugno abbia chiaramente evidenziato come la stragrande maggioranza degli italiani consideri l’acqua un bene pubblico e come tale debba essere gestito.

Ingiustificato ci appare anche il contingentamento dei tempi a voi imposto: in una settimana sarete  chiamati a valutare un Piano d’Ambito completamente modificato: nella durata, nella priorità degli interventi, nel piano tariffario e  nella entità degli investimenti. Perché tanta fretta? Per tutti questi motivi, come associazioni popolari e radicate sul territorio, vi chiediamo di considerare come un vincolo democratico il risultato della consultazione referendaria, che ha visto il favore della stragrande maggioranza degli italiani ad una gestione pubblica dell’acqua. Una decisione non rispettosa di quella chiara indicazione democratica e popolare rischierebbe, inoltre, di aumentare la già forte distanza tra cittadini ed istituzioni che rappresenta una delle componenti non secondarie della crisi economica e sociale che stiamo vivendo in questi tempi“.

 

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Commenti
  • Gianni

    Io non ci trovo nulla di male nella presenza di un’impresa privata nella gestione del servizio idrico. L’importante è che le tariffe siano controllate e ci siano garanzie per gli investimenti. Il fatto è che se un investimento non viene fatto pagare in bolletta secondo il criterio: più consumi più paghi, allora il costo sarà a carico della fiscalità generale e alla fine a pagare sarà sempre il contribuente!

    • malva

      Privato = profitto
      In ogni posto dove l’acqua è un soggetto privato è entrato nella gestione del sistema idrico le tariffe sono quantomeno raddoppiate.
      Se ci sono paesi in cui, dopo aver privatizzato, stanno tornando al pubblico c’è anche un perché.