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Chiesta la condanna per Bracchi e l’assoluzione per Lazzarinetti

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Per il commercialista cremonese Italo Bracchi la richiesta di condanna a due anni e sei mesi di reclusione. Per il suo ex socio di studio Adriano Lazzarinetti la richiesta di assoluzione. Così si è conclusa la seconda parte della requisitoria del pm Francesco Messina nel processo contro i due, accusati, rispettivamente, di calunnia e appropriazione indebita. “Il professor Bracchi sapeva benissimo che sua figlia Simona non pagava le tasse – ha detto Messina davanti al giudice Clementina Forleo – ed era perfettamente consapevole di accusare Lazzarinetti pur sapendolo innocente”. La forma più grave del reato di calunnia è stata sostenuta dal pm nei confronti di Bracchi, in quanto commesso durante molti anni e perché all’epoca dei fatti l’imputato era curatore fallimentare (ovvero collaboratore dell’autorità giudiziaria). Il ragioner Lazzarinetti è accusato di essersi messo in tasca parte del denaro con cui non erano state pagate le imposte dell’avvocato Simona Bracchi. Di calunnia verso l’allievo deve invece rispondere il commercialista. “Prima la Bracchi – ha affermato il pm – dichiara di aver dato i soldi a Lazzarinetti per pagare le sue imposte, poi cambia versione e dice che avrebbe dovuto pagare tutte le sue spese di studio e anche gli stipendi dei dipendenti. Modifica le sue dichiarazioni cercando di mettere una pezza alle contestazioni sull’illogicità delle sue tesi, piene di incongruenze e di contraddizioni, e quindi poco credibili. Le imposte non pagate non erano solo quelle di Simona Bracchi, ma erano anche quelle del padre e di Adriano Lazzarinetti. Italo Bracchi ha sempre sostenuto di essere stato all’oscuro di tutto, e che la colpa era del suo socio. Non è vero, anche da un punto di vista logico”. Prossima udienza venerdì prossimo. Toccherà all’avvocato di Milano Francesco Arata, legale di Simona Bracchi, parte civile contro Lazzarinetti.

 

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