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Picchiava la figlia a cinghiate Marocchino a processo La ragazza: «Voleva un’educazione più tradizionalista»

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Suo padre Mohamed, marocchino, residente in un paese della provincia di Cremona, è a processo con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni multiple nei confronti della figlia. Lei, Souhailla, 18 anni, la vittima, all’epoca dei fatti minorenne, si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Simona Bozuffi. “Mio padre voleva per me un’educazione più tradizionalista”, ha detto la ragazza al termine dell’udienza. Oggi Souhailla vive a Cremona con la zia materna e di suo padre non ha più avuto notizie.  L’imputato, difeso dall’avvocato Silvia Farina, non voleva che lei vivesse all’occidentale, che chiamasse o frequentasse gli amici, che guardasse la televisione o sentisse la radio. E se disubbidiva erano botte. Salvo  il permesso per andare a scuola (frequentava la terza media), Souhailla viveva da reclusa, confinata nella sua stanza. “Papà mi picchiava sempre”, ha riferito la vittima al giudice Francesco Sora. “Tutte le volte avevo lividi diversi, e le mie insegnanti se n’erano accorte”. Una mattina del maggio del 2008 Souhailla si era presentata in classe con tre grossi lividi, “uno all’occhio, un altro al braccio sinistro e il terzo al piede destro”. Per l’accusa, il padre l’aveva picchiata con la cintura dei pantaloni. Due insegnanti l’avevano accompagnata al pronto soccorso, dove la giovane studentessa, dopo essere stata medicata, aveva avuto un colloquio con un’assistente sociale e uno psicologo. “Ho visto i lividi”, ha confermato al pm onorario Silvia Manfredi una delle insegnanti. “Erano come segni di cinghiate sulle gambe e sulle braccia”. Il 7 marzo la sentenza.

 

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