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La discarica d’amianto, affare da 20 milioni di euroProcura di Milano sulle tracce delle altre tangenti

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Su un affare di 15-20 milioni di euro com’è la discarica di amianto di Cappella Cantone, la tangente pagata a Franco Nicoli Cristiani di 100mila euro in tagli da 500 (“big bubble”, come li definiva Locatelli, titolare di Cavenord) può solo essere una piccola tranche del giro di mazzette. Vuol dire lo 0,2% dell’affare, una percentuale troppo bassa per i tariffari del malaffare già resi noti in decine di inchieste. Le tariffe delle tangenti viaggiano tra il 4 e il 10%. Quindi a Franco Nicoli Cristiani, detto “il ghiro” fin dai tempi dell’Università di Pavia per la sua abitudine ad addormentarsi nel bel mezzo di lezioni o incontri pubblici, sono andate “le briciole” che ha conservato per mesi, piegate in un libro della sua biblioteca? Lui, un panzer grezzo e determinato non certo un fine conoscitore di leggi e codicilli, ha gestito questa partita milionaria pur non avendo più il bastone del comando come in passato quando reggeva l’assessorato all’Ambiente?  E il resto? Toccherà al Pm Alfredo Robledo, lo stesso del caso Mills e il suo pool anticorruzione della Procura di Milano  verificare se ci sono altri corrotti. L’altro coinvolto, Giuseppe Rotondaro dirigente dell’Arpa, ha ammesso davanti al Gip di Brescia di aver portato lui la mazzetta da centomila euro a Nicoli Cristiani dentro una confezione di vini ma “non sapevo che dentro ci fossero 100mila euro. Anzi non sapevo proprio cosa contenesse. Mi hanno solo detto che dentro c’era un regalo” . La tangente venne consegnata proprio il 26 settembre, giorno del via libera della Regione alla discarica di amianto nell’ex cava Retorto di Cappella Cantone. La sua parte, diecimila euro, ha detto che era dovuta per alcune consulenze rese al gruppo di Locatelli.

 

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