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Altre chiusure eccellenti in centroNuovi sportelli bancari, meno negozi Gli affitti che strangolano il commercio

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Cosa succede al centro città? Dove va il cuore di Cremona, tra chiusure eccellenti e banche che aprono nuovi sportelli, tra parcheggi vuoti (escluso il sabato mattina, il tanto atteso parcheggio coperto di piazza Marconi ha un turn over ben al di sotto il 50%) e poca gente che passeggia o fa shopping? Una domanda che angoscia chi ama questa città, chi la vive, chi ci lavora, chi spera di viverci ancora a lungo nonostante i difetti e le polveri che ti tolgono il respiro. L’ennesimo allarme arriva dal presidente dell’Ascom, Claudio Pugnoli, dalle colonne del quotidiano “la Provincia”:  “La crisi dura dall’inizio dell’anno, la gente gira, come è avvenuto domenica in città, guarda, entra, chiede, confronta, ma poi non compera. Se andiamo avanti così, a fine anno chiuderemo tutti». La crisi c’è ed è forte. Festa del torrone a parte, il centro langue: pochi passeggiano, pochissimi comprano. E la lista delle chiusure eccellenti si allunga ogni giorno di più, causa la crisi ma anche ragioni di naturale ricambio: a fine anno chiude  il negozio di porcellane e cristallerie Zeliani, in via Solferino dopo oltre un secolo di vita. Chiude Liolà abbigliamento di via Capitano del Popolo, altre chiusure sono già annunciate dalle svendite anche sui corsi cittadini. Hanno abbassato le saracinesche i due negozi di abbigliamento in piazza Marconi. Altri commercianti pensano di abbandonare. Complice anche un prezzo degli affitti commerciali che  se può andare bene a Milano, per una piccola città è una pistola puntata alla tempia del commercio cremonese. In compenso le banche, quelle che dovrebbero essere in crisi secondo gli esperti di economia aprono nuovi sportelli, pronte a drenare altri quattrini ai cremonesi investendoli magari altrove vista la difficoltà di ottenere credito per le aziende cremonesi: il 16 dicembre aprirà in via Gramsci la nuova prestigiosa sede di Carige (lascerà via Virgilio), a giorni aprirà a venti metri di distanza nei locali dell’ex Banca di Roma, di fronte ai Giardini pubblici, la Deutsche Bank; da due mesi ha aperto Credem in via Verdi nell’ex Casa di Bianco. Le banche in centro vogliono dire far morire la città. Lo sanno tutti: quando alle 17 chiudono le saracinesche degli istituti di credito, non c’è più vita in quella zona. In centro abbiamo la più alta concentrazione italiana di sportelli bancari per chilometro quadrato. I negozi, il commercio, gli spazi pubblici vanno tutelati, aiutati,. In Comune nessuno batte ciglio. Con la città vuota fanno tristezza le luminari stile Las Vegas sul palazzo. Oggi è la prima domenica di dicembre. Speriamo nel miracolo.

GLI AFFITTI CHE STRANGOLANO IL COMMERCIO

Caro direttore, da tempo si dibatte sulla crisi economica che attanaglia il nostro paese e le categorie lavorative, tra le quali quella di noi piccoli e medi commercianti. Non voglio addentrarmi nella questione generale che, purtroppo, spetta ai vari governanti, ai guru finanziari che non trovano mai le soluzioni salvo che “sguazzare” in penosi e interminabili dibattiti. Ma c’è un punto, gravissimo, che mi preme affrontare e denunciare nella nostra città e che sta mettendo in ginocchio la categoria: il problema del caro affitti delle locazioni commerciali a Cremona. Oggi assistiamo a numerose chiusure di esercizi, a continui cambi di gestione, a faticose rincorse mensili per far fronte ad affitti assolutamente spropositati per la dimensione commerciale di una città come la nostra. Noi commercianti navighiamo a vista tra prezzi bloccati, “saldi” er tanta fantasia per superare questa lunga e terribile fase.

La crisi è forte ma non si comprende come mai quelli che non diminuiscono mai sono i prezzi degli affitti. Perchè un negozio, un bar, un ristorante non deve pagare lo stesso affitto o di poco maggiorato di un qualsiasi appartamento. Non si comprende poi perchè, in molti casi, debbano essere gli stessi commercianti ad accollarsi spese che normalmente dovrebbero essere a carico del proprietario immobiliare.

Alcuni colleghi mi hanno detto che pagano due-tre-quattro-cinquemila euro al mese. Come può restare in piedi un’attività commerciale in situazioni simili? Se questo vale per il centro, non migliore è la situazione in periferia dove mancano del tutto le manifestazioni o i richiami.

Un dato in conclusione: negli anni Ottanta in un ristorante medio della nostra città si spendeva, a pranzo, tra le venti e le trentamila lire; l’affitto di quel locale era di 700-800 mila lire al mese. Molti ristoranti oggi per restare aperti sono costretti a proporre il “pranzo di lavoro” a dieci euro o poco più mentre l’affitto varia tra i 1500 e i 3.000 euro. Caro direttore, faccia i conti. La matematica è una scienza esatta solo per i proprietari immobiliari, per i commercianti è e resta un’opinione, purtroppo molto ma molto negativa. Grazie dell’ospitalità.

Un commerciante cremonese

 

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Commenti
  • Giuda

    Quando ci sono Assessori che dicono che le vostre vetrine fanno schifo, il futuro è già scritto!

  • PRIME AMMISSIONI

    Da http://www.cremonaoggi.it una conferma: i parcheggi in centro ci sono, semivuoti.
    Rinforza Claudio Pugnoli, presidente dei commercianti: la crisi dura dall’inizio dell’anno, la gente gira, come è avvenuto domenica in città, guarda, entra, chiede, confronta, ma poi non compera. Se andiamo avanti così, a fine anno chiuderemo tutti.
    Non tutti, negozi che lavorano e guadagnano ce ne sono, eccome, ma se la gente c’è, parcheggia, guarda, entra, chiede e confronta, vuol dire che il primo passo del rapporto commerciante/cliente, suscitare l’attenzione e l’interesse, è fatto, e non ha senso pratico prendersela con altri, di norma il politico, se il cliente poi non compra. Peggio, lamentarsi: va a comprare dove gli conviene, proprio come fa il commerciante quando cerca i fornitori.
    Altro sbuffo: festa del torrone a parte, il centro langue. Nuova zappa sui piedi dei cantori del lamento: prodotti di qualità normale, sembra per l’occasione carissimi, scorte finite prima della chiusura. Perché? è tanto difficile capire che oggi la vendita, più che di oggetti, è di un servizio? che non ha senso intestardirsi a vendere certi prodotti, detersivi per fare un esempio, e che gli studi delle Associazioni devono individuare quelli dove il piccolo è ancora superiore alla grande distribuzione?
    Sembro criticare i commercianti. Solo in parte, ne riconosco senza remore la loro indispensabilità, soprattutto nel centro, ma una volta che, come risulta dalle riflessioni di sopra, hanno individuato i punti essenziali, provvedano, e smettano di chiedere alle amministrazioni di impedire l’ingresso sul mercato a chi riesce a servire il cliente meglio di loro.

    Cremona 05 12 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • Paolo

      Un incredibile concentrato di qualunquismo e chiacchiere da bar. È davvero incredibile come lei in un attimo abbia capito tutto e tanti commercianti, magari con decenni di esperienza, NO. Da quello che leggo, lei deve essere un imprenditore di straordinario successo, o no???