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Acqua, la Provincia studia un nuovo colpo di mano per ribaltare il pronunciamento dei sindaci del territorio

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Si riunisce domani pomeriggio il Cda dell’Ufficio d’ambito, l’azienda speciale della Provincia che ha presentato nelle settimane scorse la proposta per la società mista per la gestione del servizio idrico nel cremonese. Sul tavolo, la richiesta uscita ieri a stragrande maggioranza (102 voti su 103) dall’assemblea dei sindaci per il ritiro della proposta. Indiscrezioni suggeriscono che l’Ufficio d’Ambito, nonostante il chiaro indirizzo dei sindaci, stia valutando la possibilità di modificare la proposta iniziale, così da poter recuperare il voto di alcuni sindaci e far approvare la società mista. Un nuovo ‘colpo di mano’ insomma, per tentare di ribaltare in extremis la situazione dopo lo schiaffo incassato ieri con il pronunciamento dei sindaci di tutto il territorio. Non si esclude, in occasione della riunione di domani, un’iniziativa di protesta dei comitati e delle forze politiche a sostegno della società pubblica.
Nel frattempo non si sono fatte attendere le reazioni alla riunione di ieri sera dei sindaci.

Il primo commento arriva dal Comitato Acqua Pubblica in forma di lettera aperta a tutti i sindaci del territorio.

Caro signor sindaco,
a nome del Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese la ringrazio di tutto cuore per la coraggiosa decisione presa ieri sera, che impone di fatto il ritiro del piano d’ambito che a tutt’oggi ancora prescrive la privatizzazione del servizio idrico. Si tratta di un atto importante e tanto più lungimirante in quanto dimostra che la privatizzazione spacca il corpo dei sindaci del territorio rendendo ingovernabile il servizio, mentre una prospettiva pubblica, pur non avendo ancora il plauso incondizionato di tutti, è l’unica in grado di ottenere l’unanimità del favore dei sindaci. Come ogni soluzione seria, va costruita con calma e ponderazione.
Tuttavia siccome come Comitato Acqua Pubblica, forti dell’esperienza degli altri comitati italiani, sappiamo che i privatizzatori faranno carte false pur di ottenere al più presto un voto favorevole ai loro loschi progetti, temiamo che nelle prossime ore si possa tentare qualche inaccettabile forzatura delle norme, simile a quella che il 22 novembre ha privato i cittadini di un loro diritto fondamentale.
La più probabile purtroppo potrebbe passare per il rifiuto della revoca del piano da parte del cda dell’Ufficio d’Ambito (in totale dispregio della vostra votazione) abbinato alla modifica di alcune parti del piano volte a “recuperare” in extremis il favore di alcuni di voi. E’ importante dunque ribadire che il piano d’ambito non è un atto di scarsa rilevanza ed anzi ogni sua parte è interconnessa alle altre, quindi ogni sua variazione in corso d’opera si deve configurare come un nuovo piano d’ambito, non fosse altro che in funzione della unanime richiesta di revoca.
Speriamo dunque prima di tutto che, forti della bellissima esperienza di ieri sera, insistiate con determinazione perché da domani si lavori a un piano d’ambito realmente nuovo, che vada in direzione della gestione pubblica e non preveda la remunerazione del capitale investito. Secondariamente che richiediate a gran voce il rispetto delle vostre prerogative e della vostra dignità di sindaci, pretendendo che ogni eventuale variazione del piano d’ambito sia dapprima presentata in una apposita Conferenza dei Sindaci (che non potrà essere convocata d’urgenza perché non ve ne sono le ragioni e che per rispetto nei vostri confronti non si potrà tenere prima del prossimo gennaio, anche per permettere a tutti più serene riflessioni al riguardo e svelenire le festività ormai prossime), che a partire da tale presentazione riparta (come suggerito dall’avv. Guffanti ieri sera) un nuovo periodo di 30 giorni e che tale periodo sia pienamente utilizzato, evitando cioè di forzarvi per l’ennesima volta a una decisione in tempi inaccettabilmente risibili.
Continuiamo a stare dalla parte dei cittadini, nessuno rimarrà deluso.

Interviene anche Matteo Piloni, coordinatore della segreteria del Pd: “Salini ha subìto una dura sconfitta di cui dovrà prendere atto, soprattutto perché il modello da lui in mente per la gestione dell’acqua era al primo posto della sua agenda politica. Una politica che, insieme alla vicenda di Cappella Cantone, sta dimostrando sempre più il fallimento dell’amministrazione provinciale. Ora buon senso vorrebbe che il cda dell’ATO ratificasse la richiesta dei Sindaci e Salini evitasse l’ennesima forzatura, portando i Sindaci ad una nuova votazione il 16 dicembre. Al contrario si apra una nuova fase in cui, insieme, si costruisca in Provincia di Cremona un’unica società pubblica di gestione del servizio idrico”.

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere Udc Angelo Zanibelli: “Colgo con soddisfazione l’esito dell’assemblea dei sindaci che va nella direzione auspicata dall’UDC nell’ordine del giorno che, a maggior ragione dovrà essere discusso nel prossimo Consiglio Comunale.
Bene ha fatto l’ Amministrazione comunale a chiedere il ritiro del piano di gestione mista del ciclo idrico, proposto senza alcuni passaggi che dal mio punto di vista sono obbligati : anzitutto è necessario procedere ad unificare le sette società che sul territorio provinciale gestiscono l’acqua: Questo non solo per semplificare e ridurre inutili costi di gestione ed operativi, ma per avere quella massa critica sufficiente per poter adeguatamente valutare le varie ipotesi gestionali.
Per l’ UDC la linea prioritaria è quella della gestione in house, da parte di un’ unica  società sotto il controllo diretto dei sindaci, che ha un utenza ed una massa critica sufficiente per sostenere i necessari investimenti ed assicurare l’erogazione di un servizio a tariffe sostenibili per il cittadino.
Ma l’avere una società unica è indispensabile anche nel caso non auspicato risultasse più vantaggiosa la società mista: sarebbe assurdo infatti che la parte pubblica si presentasse con una composizione frastagliata su sette quote e la parte privata invece in un unico blocco esponendosi al rischio di essere di fatto minoritaria.
Resta poi il punto più squisitamente politico dell’ordine del giorno: con quale mandato i sindaci vanno in assemblea a votare per l’una o l’altra gestione del ciclo idrico?
Non sono scelte queste solo di competenza amministrativa, ma a valenza politica che non posssono prescindere da un atto di indirizzo del Consiglio Comunale. La richiesta di revoca del piano, consente di affrontare il tema in Consiglio Comunale e fornire al Sindaco una linea di indirizzo che rappresenti la volontà degli organi eletti”.

Di seguito la nota di Gabriele Piazzoni per Sinistra Ecologia Libertà.
“Ieri sera la Conferenza dei Sindaci si è fatta onore decidendo di chiedere al consiglio di Amministrazione dell’ ATO di Cremona di ritirare il piano presentato per la gestione delle acque che prevedeva l’ingresso di un privato al 40%.
Con questa scelta i Sindaci hanno voluto affermare che la volontà dei cittadini espressa con i refendum popolari non può essere ignorata, e lo hanno detto a tutti coloro che pensano di poterla ignorare, in primis al Presidente della Provincia Massimiliano Salini.
Ci aspettiamo ora che in ottemperanza a quanto deciso da 102 sindaci della provincia su 103 presenti, il piano venga ritirato e si proceda con la formulazione di una nuova proposta di azienda unica provinciale interamente pubblica con gestione In House”.

 

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