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Amianto e mazzette, Riesame: Nicoli e Locatelli restano in carcere

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– Nella foto, il politico Nicoli Cristiani e l’imprenditore Locatelli

Istanze respinte dal Riesame di Milano: sia l’ex presidente del consiglio regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani che l’imprenditore Pierluca Locatelli rimangono in cella. Per entrambi gli avvocati avevano chiesto scarcerazione o domiciliari. Lo scorso mercoledì l’udienza, nella quale Nicoli Cristiani ha respinto le accuse: “Non ho preso soldi” (il politico bresciano ha nel frattempo chiesto alla Regione di scongelare pensione e Tfr dopo il blocco deciso dal Pirellone alla luce delle vicende giudiziarie). Sembra che per entrambi si profili, a questo punto, un ricorso in Cassazione.

Nicoli è accusato di aver intascato una mazzetta da 100mila euro arrivata da Locatelli (che in interrogatorio ha parlato della promessa di una seconda bustarella da altri 100mila) per l’autorizzazione relativa alla discarica di amianto a Cappella Cantone. A casa dell’ex vicepresidente del consiglio regionale i carabinieri avevano trovato proprio 100mila euro in contanti. A far da tramite per la consegna del denaro, secondo gli investigatori, sarebbe stato il funzionaro di Arpa Lombardia Giuseppe Rotondaro (che avrebbe preso 10mila euro dall’imprenditore).

 

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