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Quo vadis, Italia? Dove ci portano il Galletto (francese) e la Volpe crucca?

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La domanda è sulla bocca di tutti: dove va l’Italia? Dove ci portano il Galletto  (francese) e la Volpe crucca? La fine del berlusconismo – 18 anni dopo la caduta dello sponsor Craxi – è coincisa con la retrocessione dell’Italia, il rosso in Borsa, la rivolta anti-casta e le altre cose che sappiamo. Poi sono arrivati i Professori. E adesso? Avremo solo un futuro   “lacrime e sangue”, cioè sudore e tasse –   come preannunciano le mosse di Rigor Monti –  o ce la caveremo aggrappati al vecchio stellone anche se la fantasia (necessaria) non è più quella di una volta?

Tutto non dipende da noi. E nemmeno da Sarkozy e dalla Merkel. Quest’anno, ad esempio, si voterà  in Russia (marzo), Francia (aprile), Stati Uniti (novembre). Anche se non potremo parteciparvi,  i risultati di queste urne sono destinati a “cambiare le nostre vite” (Sergio Romano). Piaccia o no.

In Russia, Putin potrebbe tornare al Cremlino anche se  da quelle parti tira un’aria nuova ed insidiosa. E’ vero che lo “zar è  sempre in piedi” (nonostante il calo drastico dei suffragi, dal 64 al 49 per cento, alle ultime elezioni per il Parlamento)  ma è altrettanto vero che sono in molti a volerlo sgambettare. Ad esempio la classe media, protagonista della rivolta di piazza per i brogli di dicembre;le presidenziali di marzo non saranno una passeggiata. I leader della opposizione sono un pericoloso miscuglio di vetero-comunisti e populisti. Chi ha detto che sono più affidabili di  Vladimir?   Cosa si inventerà l’ex capo del KGB per restare in sella? E’ dal 31 dicembre 1999 che è al timone della Russia:ha interagito con tre presidenti americani, ha il “pallino” di reintegrare il suo paese nel ruolo di grande potenza con voce in capitolo su tutti gli scacchieri. Anche il nostro.  Abbatterlo pare quasi impossibile.

Diversa è la situazione di Sarkozy. Il galletto, al di là del sarcasmo sull’Italia, ha poco da ridere:in casa sua è insidiato dal socialista Hollande ed appare come Valery Giscard d’Estaing a fine mandato nel 1981. Come Giscard, l’ex Supersarko è incapace di risolvere i problemi del Paese pur  pretendendo di incarnarne la soluzione. Il suo grado di popolarità  tra i cittadini è al minimo storico (30%).Il taglio del rating francese è un assist per i suoi concorrenti all’Eliseo. Marine Le Pen, leader dell ‘ anti- europeista Fronte Nationale,  lo tallona ogni giorno perché la “Francia è troppo debole sulle moschee” e chiede di uscire dall’euro. Il galletto non piace più alla maggioranza dei suoi compatrioti. Mi ricorda Zidane contro Materazzi nella finale dei Mondiali di calcio 2006: sta perdendo la testa.

Anche Barak Obama ha perduto una parte significativa dei consensi che nel 2008 l’hanno portato alla Casa Bianca. Ma da quelle parti la strada che porta alle urne è ancora lunga e non mi pare , visti i segnali delle primarie in Iowa e New Hamphire,che gli oppositori abbiano chissà quale credibilità.

Noi siamo alle prese con la “fase due”, i soldi che non girano  (le imprese impiegano 103 giorni per onorare una fattura, lo Stato addirittura 180, record europeo), un Fisco da inquisizione che se non ritrova il buon senso rischia di innescare una disobbedienza civile. Lo Stato di polizia fiscale sta rendendo l’italiano un suddito e l’Italia una matrigna prepotente. Quo vadis, Italia?

Enrico Pirondini

 

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Commenti
  • sandra

    L’Italia e’ come una squadra senza allenatore.Ora ha bisogno di un leader vero, che la sappia portar fuori dalle secche, come fecero Spadolini e Craxi con l’Italia che proveniva dagli altrettanto drammatici anni ’70. Che sia di sinistra o destra poco importa : deve essere un leader giovane , con una grande cultura sociale economica e politica
    Deve portare rinnovamento vero, senza timori reverenziali verso nessuno. Ne verso Merkel o Sarkosy, ne verso i grandi vecchi italiani. Uno statista , che sappia andare controcorrente, magari cominciando a fare nazionalizzazioni in una societa’che conosce solo le privatizzazioni.Uno statista che rivaluti le politiche keynesiane, che rilanci il welfare insieme all’economia, che sappia riconoscere i veri rischi dei mercati e non si lasci terrorizzare dai fantasmi. Esiste un leader cosi’ ? Penso a un Matteo Renzi con qualche anno in piu’, o a qualche giovane peones all ‘ ombra delle vecchie cariatidi che continuano a tenere banco. Per cambiare l’ Italia bisogna andare al voto, non solo con una nuova legge elettorale ma soprattutto con nuovi schieramenti e nuovi leader.

    • danilo

      Considerazioni condivisibili,visto che Obama arriva a 50 anni, Medvedev idem, Sarkozy poco oltre , mentre in Italia spopolano ancora le cariatidi ottuagenarie o giù di lì.
      Condivido anche che non ha più molta importanza lo schieramento politico di provenienza . Le radici di centrosinistra e centrodestra forse sono diverse, ma la pratica della politica ha praticamente annullato le differenze. Sulle tematiche sociali e del lavoro , tanto per fare un esempio, mi sempra più a sinistra la Destra di Storace del PD o di Sinistra e Libertà.
      Meno populismo, basta con le barriere ideologiche e tanta capacità di capire i tempi nuovi.Questi i requisiti di un vero leader.
      Oggi, se esiste una contrapposizione , è quella tra le elites tecnocratiche al potere e la democrazia.
      Assimilato questo concetto, si può ripartire subito se si ripristina uno Stato al servizio dei cittadini e si capovolge la grottesca situazione di oggi, dove la vita dei cittadini è programmata in funzione delle esigenze esorbitanti dello Stato.
      E poi diffusione di una cultura economica diffusa. Oggi buona parte della popolazione fatica a capire la differenza tra un mutuo a tasso fisso e uno a tasso variabile . E’ una provocazione per dire che nei paesi anglosassoni queste cose, legate alla finanza personale dell’individuo e della famiglia, si imparano a scuola o le propongono le aziende come formazione obbligatoria per i dipendenti.
      Il Paese ha bisogno di meno Stato e di meno Europa.
      La sfida di una nuova leadership secondo me si gioca su questo.

    • Miz

      sottoscrivo in pieno, anche se alle elezioni non ci si puo’ andare prima di aver cambiato almeno la legislazione elettorale al Senato.

  • IL “DON”.

    Scusate, signora Sandra, se dissento leggermente. Asserite: “….il leader che sia di destra o di sinistra non importa”. A seguire asserite che: “….deve essere un leader giovane, con grande cultura sociale, economica e politica”. Beh, “vò” a ragionar tra me e me.
    1) Non sottovaluterei manco per niente lo schierarsi a destra piuttosto che a sinistra. Personalmente lo ritengo fonda…mentale.
    2) Reperire sul mercato italiano in circolazione un giovane leader di provata esperienza internazionale….se fa en po’ trop fadiiga! Giovane per di più con esperienza. Deleghiamo meno e partecipiamo “dippiù” noi, va la! L’è fadiiga, nehhh?
    3) Plaudo invece (ed allora brava, no anzi, bravissima) allorquando asserite “tutti al voto”.
    Quanto al buon “Pironda”. A me “mi” fa un “casino” di paura allorquando asserisce che: “….è un Fisco da inquisizione che se non ritrova il buon senso rischia di innescare una disobbedienza civile. Lo Stato di polizia fiscale sta rendendo l’italiano un suddito e l’Italia una matrigna prepotente”. Ueila, Pironda, “chedovrebbefare” il Fisco italiano? Andare pure lui, “coram populo” a Cortina, a Capri, a…”Vatteallapesca” in vacanza ignorando tutto il resto, magari dopo aver fatto una compiacente strizzatina d’occhio a certi soliti impenitenti irriducibili evasori inpunemente in circolazione? Maddai, suvvia! Giù e “duro” (come ce l’avevate una volta…duro, non malfermo…il cogitare…senza allusioni alcuna, va la!). Il Fisco deve fare il Fisco e le antipatiche tasse “le” devono pagare tutti nella misura in cui “le” possono pagare. Altrimenti…”VIVA IL PARROCO! Eppure qualcuno vi nomignola ancora “don Enrico” a tal punto che non ho ancora bene metabolizzato se quel “don” provenga dall’antico “donno” derivato dal latino dominus (signore), oppure piuttosto il “don” dei proprietari terrieri abitanti del sud. Scherzo, buon Pironda, scherzo, va la!

  • Holtzmann

    Mi sembra che la sequenza di alcune fasi storiche abbia seguito un differente ordine. Tra queste il declassamento è arrivato l’altro ieri, non a dicembre. Ma se serve per sostenere quanto in articolo…

  • sandra

    Basta tecnici.Fanno piu’ danni dei politici! Al voto al piu’ presto x non diventare una colonia tedesca.

  • sandra

    La gente non ne puo’ piu’. Siamo gia’ oltre il punto di rottura.

  • danilo

    Cresce la sensazione che il sistema Italia stia pericolosamente scricchiolando. Le tensioni sociali, ovvie in un Paese ” spremuto ” come il nostro , stanno affiorando in modo ogni giorno più evidente.
    Il problema è che con la crisi della politica e dei partiti nessuno riesce ad incanalarle. Siamo su un pericoloso piano inclinato.
    Le liberalizzazioni, ma sopratutto quei provvedimenti folli come l’incremento sconsiderato delle accise sui carbuanti, stanno per portare il Paese verso scenari sconosciuti.
    Meglio allacciare le cinture di sicurezza.