Un commento

Dalle 'classiche' contraffazioni all'interesse della mafia per l'agroalimentare: rapporto Coldiretti sulla pirateria alimentare

Salame

Dalle ‘classiche’ contraffazioni di noti prodotti alimentari fino alla vera e propria mafia dell’agroalimentare. E’ un campionario inquietante quello allestito da Coldiretti nell’esposizione a Palazzo Rospigliosi (Roma) sui casi più eclatanti di pirateria alimentare. L’esposizione di Coldiretti è stata realizzata in occasione della presentazione dei risultati della prima relazione della Commissione parlamentare sulla contraffazione e la pirateria nell’agroalimentare.
Emerge dalle ricerche di Coldiretti, ad esempio, che la produzione di pecorino e caciotta in Romania, così come la vendita all’estero di salame calabrese prodotto negli Stati Uniti sono state finanziate con le tasse degli italiani senza alcun beneficio per il Paese ma facendo anzi concorrenza sleale a tutte le produzioni tipiche espressione vere del territorio. La Coldiretti denuncia in particolare che l’attività della “Società italiana per le imprese all’Estero Simest s.p.a.”, società finanziaria controllata dal Ministero dello sviluppo economico si indirizza verso investimenti in attività di delocalizzazione che sottraggono colpevolmente opportunità di lavoro e occupazione al sistema Italia. In sintesi, il Ministero dello Sviluppo, attraverso la Simest, sta finanziando imprese italiane per produrre e commercializzare all’estero prodotti che di italiano hanno solo il nome. Prodotti che nascono all’estero, con materia prima e manodopera estere. E’ il caso dell’azienda casearia Lactitalia che è partecipata da Simest al 29,5 per cento e produce in Romania formaggi con nomi italiani  “Caciotta” e “Pecorino”, ma lo Stato italiano promuove le vendite all’estero del salame calabrese prodotto negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto.
E pensare che le esportazioni agroalimentari potrebbero addirittura triplicare con una radicale azione di contrasto al falso Made in Italy. Secondo l’analisi Coldiretti/Eurispes, per giungere ad un pareggio della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano, ad importazioni invariate, sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un controvalore economico pari al 6,5 per cento dell’attuale volume d’affari del cosiddetto “Italian sounding”. Ad essere colpiti sono i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare come è stato evidenziato dall’esposizione della Coldiretti sui casi più eclatanti di pirateria alimentare divisi per regione. Se sul piano nazionale le recenti operazioni hanno scoperto falsa mozzarella di bufala dop, ma anche vino ed olio etichettati come doc e dop senza documenti di tracciabilità, a livello internazionale sono state scovate aberrazioni, dai pomodori San Marzano coltivati in Usa al “Parma salami” del Messico, dal Parmesao del Brasile allo Spicy thai pesto statunitense, dall’olio Romulo con tanto di lupa venduto in Spagna al Chianti prodotto in California, ma anche una curiosa “mortadela” siciliana dal Brasile, un “salami calabrese” prodotto in Canada, un barbera bianco rumeno e il provolone del Wisconsin.
Sempre dalla relazione di Coldiretti, infine, emerge l’interesse della criminalità organizzata per l’agroalimentare con il volume d’affari delle agromafie che ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale). Le imprese agricole e i consumatori – precisa la Coldiretti – subiscono l’impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori. L’effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione, e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti.

 

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