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Una soluzione per le Pm10? Costruire un nuovo inceneritore

Lettera scritta da Luci Cremona

In questi giorni, in anticipo rispetto a quanto preannunciato dalla stampa, sono già iniziati i lavori per la costruzione, da parte di LGH (società a cui partecipa la nostra AEM), di un nuovo impianto che brucia scarti legnosi per produrre energia elettrica, installato in zona San Rocco, nei pressi del “termovalorizzatore” cittadino.

Dell’iniziativa non si è per niente parlato, bisogna quindi basare eventuali considerazioni in merito sul poco che è stato divulgato dalla stampa, azzardando alcune ipotesi “tecniche”.

Si è letto che si tratta di un impianto da un megawatt di potenza, che costa circa 8 milioni di euro (un biogas “agricolo” di pari potenza costa la metà); in provincia di Cremona abbiamo già più di cento biogas agricoli, quindi l’iniziativa di LGH sembra assai poco significativa dal punto di vista della disponibilità energetica complessiva del nostro territorio.

In questo caso però la localizzazione del bruciatore non è in aperta campagna, ma a ridosso di Cremona, in una zona dove peraltro già esistono, nelle vicinanze, altre criticità ambientali (inceneritore, autostrada, discarica, e, un po’ più distanti, anche la centrale AEM e il depuratore).

Sembra evidente che la reale finalità del bruciatore non è da collegare alla produzione energetica, ma allo smaltimento di materiali legnosi di rifiuto; resta da capire di quali materiali si tratti esattamente, da dove vengano, e se la convenienza economica dell’iniziativa derivi anche dallo sfruttamento dei vituperati contributi CIP6, ideati per incentivare le energie rinnovabili ma applicati furbescamente anche all’incenerimento dei rifiuti.

E’ comunque un peccato che in materia di rifiuti si continui a perseverare in una logica di spreco delle risorse, e la cosa è ancora più grave da noi, sapendo che, a pochi chilometri da Cremona, ha sede l’importante polo produttivo Viadanese che ricicla scarti legnosi di ogni tipo trasformandoli in pannelli per l’industria del mobile.

Al di là del fatto che le prescrizioni di legge impongano o meno le procedure di VIA per l’impianto in questione, non ci sembra comunque corretto che iniziative di questo tipo siano solo frutto di politiche imprenditoriali che inseguono i dividendi, e non comportino l’informazione ed il consenso dei cittadini che pagano i servizi di smaltimento rifiuti e di erogazione dell’energia.

A Cremona è in atto un importante monitoraggio delle polveri sottili (PM 10), che fornisce dati preoccupanti e dovrebbe metterci in guardia sui rischi ambientali per la nostra salute che derivano dalla cattiva qualità dell’aria; non siamo informati della situazione delle polveri fini (le cosiddette PM 1), nessuno si occupa delle insidiose nanoparticelle, pericolosissime per la salute e capaci di penetrare ed accumularsi nel nostro organismo.

Sulle emissioni dell’inceneritore non vengono divulgati dati, né risultano intraprese specifiche indagini epidemiologiche; e pensare che i cittadini di Cremona, consultati con un “referendum”, sono rimasti inascoltati quando si erano espressi contro l’inceneritore, ed avrebbero almeno il diritto di essere edotti sulle conseguenze delle scelte dei propri amministratori.

Saremo quindi messi nelle condizioni di accertarci del corretto funzionamento di questo nuovo “camino”? Mentre sappiamo che la Regione Lombardia vieta agli agricoltori la bruciatura di rami durante la stagione invernale, proprio perché questa è ritenuta una pratica inquinante e non sostenibile, a Cremona qualcuno ha deciso che è suo interesse bruciare residui legnosi, ma per farlo non ha chiesto, come sarebbe stato corretto, il parere delle altre 70.000 persone che dovranno convivere con la nuova ciminiera.

 

Luci Cremona

 

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Commenti
  • Dottor Garda

    Ma quando quelli di Luci impareranno che per essere degli interlocutori, per avere delle risposte serie, prima devono imparare il rispetto del prossimo e smetterla con la supponenza e la vanteria? si approcciano come dei guappi. Ma per favore.

  • Benito Fiori

    Alla giusta critica di LUCI a Lgh, holding a prevalente capitale pubblico, di costruire un bruciatore a biomasse per produrre energia, il commento negativo del signor “Dottor Garda” non è giustificato da qualche argomento oggettivo, ma solo da stizza ideologica.
    “AmbienteScienze” si permette di osservare che lo sfruttamento energetico degli scarti di origine forestali ed agricoli (e di certo da coltivazioni ad hoc) ha una sua giustificazione nel momento in cui si valuta dal solo punto di vista delle emissioni climalteranti (in rapporto alla CO2 è pari a zero), ma è addirittura questa scelta tecnologica è controindicativa se si tiene conto delle emissioni delle polveri sottili. Ricordato che Cremona è baricentro geografico della pianura padana, ossia una delle tre aree d’Europa più inquinate, che è ai vertici nazionali per mortalità da neoplasie allo stomaco ed ai polmoni, nel 2011 ha visto superare i limiti di legge un giorno su tre per la concentrazione delle polveri sottili che sono, soprattutto nelle PM2,5 e minori, tra le responsabili dei tumori al polmone. Queste micidiali polveri sono prodotte in grande misura daall’attività dell’uomo e in particolare modo da qualsiasi combustione, ivi compresa la “combustione interna”, vale a dire quella dei motori a scoppio.
    Conclusione: Lgh faccia investimenti di questo genere in territori almeno meteorologicamente diversi da quelli della pianura padana.
    Circolo culturale “AmbienteScienze”
    Benito Fiori

  • Benito Fiori

    Il Circolo “AmbienteScienze” si scusa. Per un banale refuso, alla terza riga il passaggio «(e di certo da coltivazioni ad hoc)» diventa «(e di certo NON da coltivazioni ad hoc)». Con mille scuse, Benito Fiori

  • Dottor Garda Meglio

    Scioccato dall’accusa di “guapperia”, supponenza e vanteria sono andato a controllare nel sito del Laboratorio http://www.lucicremona.it/
    Le domande poste nel corso della loro attività mi sembrano legittime ed intelligenti. Guappi mi sembrano coloro che non rispondono in modo puntuale e pertinente a quanto viene richiesto nel’interesse dell’ambiente e della città.

  • dottor Garda

    Ops, mi sono sbagliato. I comunicati di Luci non sono quello che sembrano, risoluzioni ad uso di sciocchi ed ignoranti creduloni, no. Trattasi di esperti in materie ambientali e legislatura nazionale ed internazionale in materia. Chiedo scusa, le loro note, per nulla pontificali, supponenti o, me ne guardo bene, superbe, sono sfuggite alla mia, certa, mente ideologizzata.

    • dottor Guarda un po’

      La questione del nuovo inceneritore è interessante. C’è che decide, chi paga e chi guadagna. LGH ha deciso di incenerire i rifiuti legnosi ; il bravo e diligente cittadino, che separa il rifiuto e lo porta alla piazzola o che usufruisce del servizio di raccolta differenziata a domicilio, fornisce il combustibile, che non gli viene pagato dall’utilizzatore, ma che anzi paga lui per conferire (tassa rifiuti). Il legno bruciato produce energia elettrica e calore per il teleriscaldamento, che alla fine vengono venduti al medesimo cittadino, il quale aveva già comunque contribuito a gonfiare la tariffa di cui beneficia LGH (cioè, l’energia prodotta dall’inceneritore viene lautamente pagata a LGH grazie all’erogazione soldi pubblici sotto varie forme di contributo come i CIP6, i “certificati verdi” o qualche altra trovata simile più attuale).
      Cioè: LGH decide, il cittadino-consumataore paga (almeno 4 volte), LGH fa un investimento da 8 milioni, ma poi guadagna; gli enti pubblici (Comune e Provincia) autorizzano il tutto “a norma di legge” (si spera…), ma se ne guardano bene dall’informare/consultare i propri cittadini che, essendo i paganti, dovrebbero avere diritto di parola. Anche perché il cittadino, essendo il soggetto che subisce le eventuali ripercussioni ambientali dei redditizi progetti altrui, rischia di pagare anche sulla propria pelle.
      (sarebbe a questo punto curioso capire in quale categoria si colloca il fantomatico dottor Garda… non sarà mica in quella di chi ci guadagna?…)

  • Ma la centrale a biomasse legnose brucia scarti che dovrebbero essere destinati a recupero, e ricordo che alcune ditte del settore si erano lamentate di questa scelta… L’incenerimento con recupero energetico, nel ciclo dei rifiuti espressamente definito dall’UE, sta a valle della riduzione alla fonte, del recupero e del riciclo. Insomma, si dovrebbe applicare solo al rifiuto non recuperabile o riciclabile! Non è pedanteria, le conseguenze le paghiamo sulla nostra pelle…economicamente e in salute!

  • danilo

    Una soluzione per le PM10 ? Quella più efficace è studiare come si originano e qual’è la loro composizione nella nostra area geografica.
    Se la conformazione del territorio e le caratteristiche del suolo incidono sulle elevate concentrazioni . Capire qual’è la componente ” naturale ” indipendente da attività umane e da inquinamento residenziale, agricolo e industriale. Solo dopo , a ragion veduta , si potranno fare proposte.

    • giorgio

      Tutto accettabile in linea teorica ma scusa, secondo te, nel caso specifico della nostra area geografica, quale potrebbe essere la fonte naturale che immette nell’aria, ad esempio, i tipici prodotti di combustione dei motori a scoppio o dei combustibili da riscaldamento? Ricordo uno studio regionale di qualche anno fa (un pò contestato dal mondo agricolo…) che individuava nella zootecnia , forse un po’ inaspettatamente, la principale fonte di immissione nell’aria di alcuni tipi di molecole. Ormai anche per gli impianti industriali, all’atto delle autorizzazioni, vengono stabilite in base a criteri scientifici le teoriche emissioni, i successivi controlli periodici servono a confermare o meno le premesse progettuali. Secondo me dati sulle emissioni di origine antropica ce ne sono abbastanza, semmai sarebbe da dimostrare, visto che non ho comunque sentito nessuno sostenerlo neanche su base teorica, che da noi ci sia, per molti degli inquinanti teoricamente pericolosi, una componente naturale altrettanto significativa; se poi consideriamo che il nostro clima non favorisce la dispersione degli inquinanti e causano effetti cumulativi, penso che gli interventi che favoriscono la riduzione della componente antropica siano assolutamente opportuni. Uno dei provvedimenti più immediati potrebbe essere il non effettuare quelle combustioni che potrebbero essere evitate (ecco il senso, ad esempio, del divieto regionale di bruciatura, durante la stagione invernale, dei rami potati; l’inceneritore del legno è indispensabile? Credo proprio di no). Se invece prima di prendere provvedimenti più che sensati dobbiamo aspettare
      studi di dettaglio, che fra l’altro c’è motivo di pensare che potrebbero anche essere superflui, temo di non sbagliarmi ipotizzando che nel frattempo gli effetti della cattiva qualità dell’aria sulla nostra salute diverranno sempre più disastrosi.