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Abolire la Provincia? No grazie: il Consiglio provinciale approva l'odg dell'Upi ma i partiti si spaccano

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No all’abolizione delle Province prevista dal decreto del governo. A chiedere un ripensamento all’esecutivo Monti è il Consiglio provinciale di Cremona, che oggi ha approvato l’ordine del giorno proposto dall’UPI (Unione Province Italiane) e votato in contemporanea in tutti i Consigli provinciali.
Non è stato, quello del Consiglio provinciale cremonese, un voto compatto. A dividersi, in particolare, sono stati il Pdl e il Terzo Polo. L’ordine del giorno è infatti stato approvato con 17 voti a favore (Pdl e Lega), due contrari (Idv e Udc), 10 astenuti (Pd più tre consiglieri del Pdl: Borghetti, Zaghen e Agazzi), e un non partecipante al voto, Massimo Araldi (API).
Nel suo intervento in apertura di seduta, il presidente Salini ha giudicato “auspicabile una revisione dell’assetto delle Province”. “Ben vengano accorpamenti – ha aggiunto -, ma da qui a dire che i problemi dei conti pubblici sono da attribuire alle Province ne passa”. A ruota gli interventi dei consiglieri, quindi una sospensione della seduta per valutare se accogliere la proposta di Borghetti (Pdl), che ha chiesto il ritiro dell’ordine del giorno alla luce del fatto che il “riassetto di un’istituzione non può essere riassunto in un documento”.
Respinta la richiesta di sospensione, si è passati al voto e alla conseguente approvazione del documento proposto dall’Upi.

Ecco cosa chiede nel dispositivo l’Ordine del giorno:

Il Consiglio provinciale dice no ad un’Italia senza Provincia perché:
– Ci sarebbero meno garanzie democratiche.
– Verrebbero garantite meno opportunità a chi è più debole.Diminuirebbe l’identità locale fatta di storia e cultura.
– Le Istituzioni si allontanerebbero dai cittadini.

Il Consiglio provinciale chiede:
ai Parlamentari del territorio di farsi promotori in Parlamento di iniziative volte a garantire l’esistenza delle Province intese come strumento di partecipazione democratica dei cittadini nel governo del territorio;
alle organizzazioni sindacali di mobilitarsi contro l’abolizione o allo svuotamento delle Province, per tutelare le persone che ci lavorano;
Alle forze economico-sociali di mobilitarsi per ristabilire un punto di riferimento istituzionale certo nel territorio, per garantire il rilancio degli investimenti per lo sviluppo locale.
Ai cittadini tutti, agli uomini di cultura, alle associazioni e ai gruppi di volontariato di manifestare il loro amore per il territorio, opponendosi all’abolizione o allo svuotamento delle nostre Province, o alla loro trasformazione in enti nominati dai partiti e non eletti direttamente dal popolo.

 

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Commenti
  • Asterix

    Certo che avere una Provincia per appagare le glorie personali del presidente non ha molto senso… anzi!!!
    E’ notizia di questi giorni che il sultano Salini voglia fondare un nuovo giornale a sua immagine e somiglianza… bello e figo… yeah

    Le provincie hanno le stesse competenze dei comuni… grandissima pagliacciata… Dovrebbero governare i fenomeni d’area vasta ma di fatto non ne sono capaci perchè esiste un depotenziamento della pianificazione d’area vasta… i piani territoriali di coordinamento provinciali (PTCP) non contengono nulla di significativo… individuano le aree agricole, capirai!!! demandando solo ai comuni l’individuazione delle aree edificabili, risultato? i comuni sbragano il loro territorio e la provincia si limita a guardare dalla finestra senza potersi esprimere come dovrebbe fare un ente d’area vasta.

  • marco

    un po’ incoerente il nostro presidente della provincia… non era lui che si era detto favorevole alla cancellazione dell’ente??? ne avevate parlato voi di cremonaoggi quest’aestate http://www.cremonaoggi.it/?p=14717

  • sandra

    Per fortuna, x quanti ordini del giorno approvino,non saranno le province a decidere la loro sorte. Almeno su questo Monti ha centrato il taglio.

  • angela

    Dice il presidente:il peso economico di questi enti e’ irrilevante.Mi viene da aggiungere che e’altrettanto irrilevante anche il peso della produttivita’ di detti enti.