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Le fonti rinnovabili sottraggono terreni al paesaggio agrario

Lettera scritta da Salviamo il paesaggio

Il Comitato locale del forum salviamo il paesaggio difendiamo i territori condivide la preoccupazione recentemente espressa da Coldiretti Cremona in merito al dilagare incontrollato nelle nostre campagne di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a grave detrimento non solo del paesaggio agrario, ma anche del reddito di coltivatori e allevatori e del benessere dell’intera comunità.  L’obiettivo di incrementare l’utilizzo di fonti energetiche non dannose per l’ambiente ci vede strenuamente concordi, ma ciò non deve avvenire a discapito del consumo di un bene comune sempre più scarso, la terra fertile. La tradizionale organizzazione produttiva della nostra agricoltura, la sua dotazione di cascine, stalle e tettoie è agevolmente in grado di ospitare installazioni di impianti fotovoltaici che soddisfino le esigenze delle aziende rurali integrando proficuamente, anche dal punto di vista urbanistico,  la produzione energetica all’attività agricola. Distese di silicio sempre più frequentemente ricoprono prati e campi; cisterne, serbatoi e trincee di servizio alla cosiddetta bioenergia stravolgono il tradizionale ambiente rurale e, soprattutto, sottraggono terreni alla coltivazione di vegetali destinati all’alimentazione umana ed animale. Solo la speculazione ne trae vantaggio.

La progressiva scomparsa di prati stabili, convertiti alla produzione di mais destinato alla combustione o utilizzati solo come piano di appoggio di strutture atte ad ospitare (temporanei?)  pannelli fotovoltaici, è fenomeno davvero inquietante che va senza indugio arrestato. Viene meno il polmone verde della pianura e diminuisce la capacità dell’area di assorbire CO2: i benefici per l’atmosfera derivanti dall’impiego di  energie “verdi” vengono in buon parte annullati e diventa sempre meno “sostenibile” il modo in cui impieghiamo il più importante tra i fattori produttivi, la terra.

Numerosi Consigli comunali, molte associazioni hanno già espresso un simile sentire: ci auguriamo che l’intera comunità della provincia si schieri a tutela del proprio territorio e di un’organizzazione della attività agricola che, radicata in secoli di lavoro delle generazioni precedenti, continui ad offrire possibilità di buona vita alle generazioni future. Ci impegniamo come comitato della provincia di Cremona a sollecitare tutti gli enti locali ad approvare mozioni e ordini del giorno volti ad impedire nuove installazioni di impianti per il biogas e di “campi fotovoltaici”; ci auguriamo che movimenti, associazioni e singoli cittadini vogliano darci una mano. Possono prendere contatto con noi rivolgendosi agli indirizzi email in calce o cercando i referenti per la provincia di cremona su http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/comitati-locali/

 

Salviamo il paesaggio-Difendiamo i territori
Comitato del cremonese, cremasco e casalasco

 

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Commenti
  • Zip

    Sono gli agricoltori che da anni costruiscono questi impianti… e ora piangono?

  • sandra

    Della serie vogliamo tutto e il contrario di tutto.Mettetevi d’accordo con voi stessi.
    E dopo vi consiglio la partecipazione a Zelig perche’ avete un talento innato x far ridere.

  • Il Gufo

    L’iniziativa del comitato mi sembra meritoria, ma ormai penso che il paesaggio agrario ce lo siamo giocato; in un paio di anni sono sorti come funghi decine e decine di impianti, fra biogas e fotovoltaici, senza un minimo di pianificazione attendibile (ancora oggi non si sa quale sarà il numero totale dei progetti realizzati). Non dimentichiamo poi che i biogas significano migliaia di ettari destinati esclusivamente alla monocoltura a mais, con tutto ciò che ne consegue (razionalizzazione della campagna per l’installazione dei pivot per l’irrigazione, con conseguente eliminazione di ogni “ostacolo” verticale e delle “tare” costituite da incolti, filari e fossi, impoverimento dei suoli, impatti dovuti all’uso continuativo di specifici concimi chimici e pesticidi, ecc.).
    Se poi consideriamo che incombono, e prima o poi partiranno, visto che ormai sono già state programmate, la CR-MN, la TI-BRE, la BRE-BE-MI, il terzo ponte, la strada sud, e le inarrestabili espansioni urbanistiche che ogni comune, imperterrito, continua a pianificare, mi sembra chiaro che siamo veramente alla frutta.
    Forse non ci restano altro che i lamenti o in qualche caso, se abbiamo soldi da investire in avvocati, i ricorsi al TAR…

  • Ormai sul nostro territorio si produce di tutto (reddito da cementificazione, energia…) tranne che il cibo per chi lo abita. I pannelli devono stare sui tetti (tranne i casi di evidente impatto visivo negativo); in particolar modo sulle estese superfici coperte di capannoni industriali, commerciali ed agricoli, sulle nuove stalle, sugli edifici di più recente costruzione, nelle aree dismesse… Mi sembra una richiesta più che ragionevole.

  • …Allo stesso modo abbiamo impianti di biogas sovradimensionati ed impianti a biomasse che non utilizzano scarti vegetali ma richiedono estese superfici di coltivazioni dedicate. Anche questo, a ben vedere, è consumo di territorio

  • Guido Regonelli

    Negli ultimi anni abbiamo visto incrementare in maniera spropositata l’importazione di prodotti alimentari dall’estero, spesso di bassa qualità e con certificazioni dubbie: abbiamo sostituito l’agricoltura locale con la logistica. Questo dal punto di vista meramente economico si è rivelato proficuo, ma ha portato all’estinzione di colture e culture, al degrado del territorio (pensate ad esempio all’abbandono dei terrazzamenti alle Cinque Terre), allo spopolamento dei paesi.
    Non è detto che questo trend prosegua però all’infinito, che un domani sia ancora conveniente acquistare riso dall’India e fagioli dal Cile. Domani forse rimpiangeremo il fatto di aver fatto morire uno territori più fertili del pianeta, la Valle Padana.