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Costruendo il Terzo Ponte non ci ritroveremo nel paese del bengodi

Lettera scritta da Luci Cremona

Come tutti sanno da più di tre anni la crisi economica globale ha portato disoccupazione, mancati investimenti, tagli drastici alle risorse ed ai servizi pubblici. In uno scenario di questo genere nessuno si sognerebbe mai di recarsi da un imprenditore e spingerlo in un investimento al buio, senza un progetto che ne delinei con un certa sicurezza i costi ed i guadagni ottenibili.

Sarebbe assurdo che a questo imprenditore si dicesse: “intanto costruisci, poi si vedrà…”. Ma questo è quello che si sta verificando oggi, specularmente, sul nostro territorio quando alcuni imprenditori chiedono alle pubbliche amministrazioni di avventurarsi in costose opere infrastrutturali.

Così si verifica per il Terzo Ponte quando la CNA, per bocca del relativo presidente Montani, chiede a gran voce di costruire questa grande opera in tempi celeri perché “l’apertura di un cantiere grande come questo darebbe ossigeno vero alle imprese, creerebbe lavoro”. Ma grazie! Qualsiasi opera pubblica porta lavoro: dall’autostrada alla ferrovia, dal parcheggio alla pista ciclabile, determinando però vantaggi e costi differenti che, direttamente o indirettamente, cadono sulla comunità: costi economici, ma spesso anche saccheggio del territorio, consumo di suolo agricolo, estrazione di materiale per costruzione, inquinamento.

Nel caso del Terzo Ponte esiste, da parte di Autostrade Centro Padane, la necessità di realizzare tale opera, non tanto per la riscossione dei pedaggi della nuova tratta, ma per rinnovare la concessione ANAS in scadenza. Per quanto riguarda i dati provenienti dagli studi del traffico vi sono conclusioni non univoche: una tratta autostradale per potere essere considerata redditizia dovrebbe essere percorsa da una media di 25.000 autoveicoli giornalieri, una prospettiva francamente impensabile per il tratto Cavatigozzi-Castelvetro Piacentino.

Quando CNA parla di “collasso viabilistico evidente” omette di fare riferimento anche alla situazione ferroviaria del nostro territorio: pensiamo alla tratta Cremona-Milano che dovrebbe essere la nostra linea d’eccellenza ed è invece il martirio quotidiano di centinaia di pendolari bistrattati da ritardi, corse soppresse e costretti a viaggiare su vagoni poco degni di un paese industrializzato.

La linea ferroviaria che collega Cremona a Fidenza viaggia ancora a binario unico, costruita per volontà del governo regio di Giovanni Giolitti; a binario unico è anche la ferrovia per Brescia: un’ora per compiere 50 km! Di per sé il miglioramento del trasporto ferroviario sarebbe già un alleggerimento e quindi un vantaggio per la circolazione su gomma.

Non si può credere che la costruzione del Terzo ponte porterà invece “la competitività, la crescita economica e il progresso di tutto il nostro territorio”, pensare che costruendo un tratto autostradale ci si ritroverà nel paese di bengodi è certo un bel segnale di ottimismo, ma è impossibile credere che Cremona viva, come gran parte del mondo, un periodo di crisi perché non ha ancora collegato Spinadesco con Monticelli d’Ongina: ci sono centinaia di aziende che stanno chiudendo in Italia ed in Europa, capannoni ed interi complessi industriali ridotti a cattedrali nel deserto, nonostante sorgano vicino a raccordi autostradali efficientissimi.

La crisi economica dovrebbe essere l’occasione, al contrario, per ripensare al nostro sistema economico, sociale ed ambientale. Pensare con l’ideologia del PIL si è rilevato, ed è tuttora, deleterio: la coltivazione di farro biologico e la produzione di compost da rifiuti organici da una parte, la costruzione di un’autostrada e l’incenerimento di rifiuti dall’altra, portano comunque a transazioni di denaro, remunerazioni ed incrementi del PIL.

La differenza sta però nelle conseguenze differenti che tali azioni hanno sull’intera comunità ed in futuro avranno sulla qualità della vita dei nostri figli. Non si tratta di essere “ambientalisti” ma di iniziare, una buona volta, a ragionare anche con la testa e non solo con la calcolatrice.

 

Luci Cremona

 

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Commenti
  • danilo

    Perdere anche l’opportunità di fare il terzo ponte sarebbe solo un ulteriore tentativo di suicidio per Cremona. E stavolta potrebbe anche riuscire, con buona pace eterna per una città che non sa e non vuole vedere oltre il proprio naso. Ma se ci è arrivata persino la CNA… !
    ma come si fa a essere così ciechi e ottusi da addurre pretesti per seppellire un’opportunità storica e irripetibile ?!

  • Mi sembra che un certo modo di ragionare (nuove infrastrutture = crescita economica = benessere per tutti) sia ormai vetusto. Insomma, pensare che le sorti dell’artigianato cremonese verranno risollevate dal Terzo Ponte mi sembra utopistico. E poi sono anni ormai che si ripete la necessità di spostare la movimentazione di persone e merci da gomma a ferro; parole nel vento…

  • Mario

    E’gente come voi che condanna l’isolamento di Cremona, non riesce ad avere una visione olistica proiettata nel futuro.Io lavoro a Brescia, grazie all’autostrada posso arrivare in 30 minuti, magari voi avreste preferito negli anni 70 una strada sterrata a basso impatto ambientale che collegasse le due città. Sostengo seriamente sia il progetto terzo ponte sia l’autostrada cr-mn per permettere di attirare nuove imprese sul nostro territorio.

    • Approfitto per una riflessione che, pur di carattere personale, può essere indicativa. Anche la mia compagna lavora a Brescia. Pedaggio autostradale quotidiano e benzina sarebbero spese impegnative per noi (che tra l’altro con i nostri contratti precari non potremmo permetterci il manenimento di due auto per i nostri spostamenti lavorativi). Perciò prende il treno, che potenzialmente sarebbe comodissimo, se non fosse che per percorrere circa 50 km ci impiega più di un’ora (oltre ai ritardi e ai tanti disagi dovuti allo sfacelo del trasporto ferroviario italiano). Perchè, per esempio, questa tratta non è a doppio binario? Perchè non si investono i soldi nel trasporto pubblico su ferro? Una certa logica poteva avere un senso quando fu costruita l’A21 (ma questo non posso dirlo io, che non ero ancora venuto al mondo!); ma ragionando nel 2012, un sistema che disincentiva il trasporto pubblico e che incentiva quello privato su gomma (vetture che per la maggior parte viaggiano con un solo passeggero a bordo), con la consapevolezza dei problemi ambientali che quest’ultimo comporta, è ormai inaccettabile. Chiedo scusa se sono andato (forse) fuori tema…

  • Luca

    Ma ci rendiamo conto che i camion passano ogni giorno su un ponte obsoleto?? che si creano sempre code che soffocano la città in una nube di smog?? il traffico è poi proiettato direttamente in viale po.. non sarebbe meglio portare il traffico fuori città?
    penso proprio che all’interno di luci (e ombre) ci sia qualcuno che voglia solamente mettere i bastoni tra le ruote a chi ha voglia di far crescere questa città.. nonno traliccio permettendo!

    • Guido Regonelli

      Il traffico pesante potrebbe essere dirottato direttamente sul ponte dell’autostrada (c’è già e non è saturo). Non solo: si potrebbe direttamente rendere gratuito il tratto autostradale Cremona-Castelvetro. Far crescere una città non significa né cementificarla ulteriormente e nemmeno andare avanti con politiche di trasporto obsolete ed inquinanti, queste sono politiche che hanno fatto il loro tempo. Il progresso è altro: favorire il trasporto collettivo, su rotaia, favorire le produzioni locali, liberare il centro dalle auto e, soprattutto, sfruttare al meglio l’esistente perché le nostre risorse sono un bene finito.

      • Luca

        peccato che il trasporto ferroviario peggiora di giorno in giorno.. e a rendere gratuito il tratto di autostrada cr-castelvetro ci pensa lei? grazie, mi farebbe molto comodo!

        • E’ proprio qesto il punto: l’ostinata volontà politica di investire sulla gomma piuttosto che sul ferro, sulla realizzazione di nuove infrastrutture anzichè sullo sfruttamento di quelle esistenti non sature. Pretendiamo qualcosa di nuovo!

        • Guido Regonelli

          Invece il conto del Terzo Ponte lo paga il sig. Luca. Se dice anche il suo cognome può richiedere di farsi spedire la fattura a casa: sono 220 milioni di euro. Per gli altri cittadini sarebbe un bel risparmio.

    • Alex

      Ma pensa, guarda caso io abito a Cavatigozzi! Grazie tante dirottiamo il traffico a Cavatigozzi, come se non ce ne fossero già abbastanza di schifezze alla Cava e dintorni…Tanto si arrangeranno gli abitanti di Cavatigozzi…ma la vogliamo capire che di strade ce ne sono fin troppe? Qua si tratta di cambiare radicalmente la cultura e la mentalità del trasporto, non solo di allontanarlo dalla propria porta di casa (solo per non vederlo, come gli struzzi). Cosa crede, che portare il traffico fuori città solo per non vederlo cambi molto? Oltre a creare maggiore inquinamento fuori città le nanopolveri vagano nell’aria per chilometri e chilometri! Questa non è crescita è PURA DECRESCITA, è allontanare il problema affibbiandolo ad altri. Le maggior parte delle strade da anni ormai viene costruita solo per gli interessi di qualcuno, ben poche strade si rivelano utili una volta costruite. E quelle poche che si rivelano utili dopo anni sono già intasate…quindi? Facciamone altre, sempre più fuori dalle città e sempre più nei campi, fino a quando ci troveremo in un unico agglomerato urbano! Anzichè prendere per i fondelli considerando “sfigato” chi ha a cuore l’ambiente, e fino a quando non si abbandonerà definitivamente la vecchia idea che progresso non significa più nuove strade e nuove industrie insalubri, ma piuttosto valorizzazione dell’ambiente circostante e dell’agricoltura (ad esempio), non si andrà da nessuna parte.

  • sandra

    Piu’ infrastrutture : il territorio cremonese di questo ha bisogno.Cioe’ di strade,autostrade,ponti,porti fluviali,canali navigabili e un aeroporto.Vogliamo rinunciare in nome delle nostre abitudini rurali? Pazienza. Continueremo a essere il profondo sud della Lombardia e a lamentarci di essere isolati. Con una mentalita’ simile da ruminanti non basta una classe dirigente laureata ad Harvard o al Mit di Boston. Bastano e avanzano i nostri ragionieri,geometri e maestri.

    • giorgio

      Ho capito il suo ragionamento: spianiamo le montagne e asciughiamo il mare, tanto è tutto lavoro. Cioè, invece di usare il territorio secondo la sua vocazione, stravolgiamolo con attività che sono contrarie ad ogni logica. Siccome il nostro territorio è vocato all’agricoltura (dicono che è uno dei più fertili del mondo…), e si trova comunque in una regione che, nell’alta pianura, è già fra le più urbanizzate d’Italia, costruiamo anche qui altre strade, autostrade, ponti, porti fluviali, canali navigabili e anche un aeroporto che fa conorrenza a quel bidone di Malpensa (di questa roba, però, qualcosina ce l’abbiamo già anche noi, probabilmente ben oltre le nostre necessità); già che c’era poteva metterci anche le ferrovie, che quelle a qualcosa servivano. Poi l’agricoltura andrà a pallone per sempre (il suolo fertile che si è generato nei millenni, mica lo rifacciamo noi quando ci siamo stufati di giocare alle costruzioni) e se comunque, dopo tutti i nostri sforzi infrastrutturali, le “attività produttive” si sposteranno liberamente dove in quel momento più conviene (credo che sappiamo tutti che ormai le cose vanno così; oltrettutto strade, autostrade, ponti, porti, canali navigabili e aeroporti ci sono già in tantissimi altri posti nel mondo), potremo sempre usare gli stradoni deserti per giocare biglie (comunque, se vuole, si faccia un giro su una recentissima infrastruttura chiamata “tangenziale sud” di Cremona, quella per il Bosco ex-parmigiano, che lì a biglie ci si può già giocare, visto che ci passa una macchina all’anno).

      • sandra

        Se lei e’ un proprietario di terreni o di aziende agricole la capisco.Non condivido ma sta tutelando i suoi cospicui interessi. Se lei non rientra in queste due categorie…beh, la invito a pensare con la sua testa. Forse arrivera’ alle stesse conclusioni …ma se lei e’ una persona in grado di intendere e di volere, ne dubito

        • giorgio

          Non possedendo terreni nè aziende, traduco, per ulteriore chiarezza, quello che ha voluto comunicarmi: siccome non la penso come lei, sono fuori di testa. Davanti a queste fini argomentazioni, smetto senz’altro di importunarla e continuo come ho sempre fatto a pensare con la mia testa (credeva di insegnarmelo lei? che presunzione…), mi chiedo comunque quale possa essere un suo contributo costruttivo a questa discussione. Seguendo il suo brillante ragionamento, le dico però che se è titolare di una ditta di costruzioni, almeno in parte la capisco.

          • sandra

            Ah, George….

  • giorgio

    Ho letto sulla stampa che un rappresentante di centropadane accusa i suoi oppositori di essere “portatori di interessi privati”. Voglio dar fiducia a chi ha postato gli interventi pro-ponte ed impormi di credere che i loro commenti non siano stati fatti in malafede o per esigenze di “propaganda”/marketing.
    Ma insomma, l’avete capito o no perchè centropadane propone il terzo ponte? Perchè non vengono nemmeno prese in considerazione soluzioni alternative, come ad es. la possibilità di togliere il pedaggio dal ponte esistente (e, coi soldi che si buttano per il terzo ponte, se ne pagano di pedaggi…)? La cosa che preme a centropadane è rinnovare la concessione autostradale, e lo può fare solo se, ad ogni scadenza, propone nuovi progetti; ma questo è un meccanismo perverso e di questo passo, fra un po’, proporranno la bretella Straconcolo-Cavatigozzi e voi vi berrete, come al solito, che è un’opera di importanza epocale. Che garanzie ci sono che, in seguito al mostruoso investimento necessario per il ponte, nasceranno poi attività “produttive” che vorranno installarsi nei pressi della nuova arteria e che queste attività porteranno un numero significativo di posti di lavoro, saranno durature e redditizie? ZERO! L’unica cosa certa sono i vari appalti per la realizzazione dell’opera (a proposito, visto che, con le cifre in gioco, dovrebbe trattarsi di appalti piuttosto appetibili, com’è che ragionate come se deste per scontato che se ne avvantaggeranno ditte cremonesi, e non palermitane o berlinesi?).
    Una piccola constatazione: centropadane per rinnovare le concessioni autostradali deve promuovere nuovi progetti; i progetti devono rientrare nella pianificazione degli enti locali ed essere approvati dai medesimi, ai quali spettano anche eventuali controlli sulla conformità di quanto realizzato; gli enti locali, assieme a “privati”, sono azionisti di centropadane (cioè hanno molto interesse che centropadane guadagni, perché si spartiscono la loro fetta di eventuali introiti) ed influiscono sulle nomine dei suoi vertici (e quindi sulle politiche aziendali): senza, ovviamente, pensare a nulla di illegale, è comunque lampante che il conflitto di interessi sia CLAMOROSO, ma non so quanto sia percepito dalla gente, che altrimenti si spiegherebbe molto più facilmente molte cose.

  • danilo

    Come sostenuto da troppi anni, il vecchio ponte, seppur rabberciato, non è in grado di reggere il traffico dei tir. E ora come la mettiamo con il no a un terzo ponte più moderno e, ovviamente , meno rischioso per la vita delle persone ?

    • fede

      e poi dicono che iln terzo ponte non serve. Mah!

      • giorgio

        Scusate, ma si chiama terzo ponte perchè il secondo c’è già. Il ponte di scorta mi pare un po’ un lusso.