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Una tragicommedia dallo strano sapore Racconto d'inverno di Shakespeare

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Una tragicommedia dallo strano sapore, quella messa in scena al teatro Ponchielli dalla compagnia Teatro dell’Elfo, davanti ad una sala variegata, alla presenza di moltissimi studenti. Sul palco, Il Racconto d’inverno di William Shakespeare, rivisitato da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, il primo anche attore protagonista nei panni di Leonte. Una storia che Shakespeare ha scritto nel 1611, cinque anni prima di morire, sulla follia e sull’amore, rivista da Bruni e Capitani secondo due blocchi ben distinti. Nel primo tempo la messa in scena è d’altri tempi, i personaggi si muovono sul palco secondo un canovaccio antico, la trama è dimessa, il tema è funesto. E’ la follia di Leonte a dominare la scena, la sua gelosia malata nei confronti della moglie incinta Ermione, accusata dal marito di averlo tradito con Polissene, grande amico d’infanzia. Un lenta parabola che dal soliloquio delirante di Leonte porta all’ossessione e dall’ossessione fino alla morte. La gelosia è trattata come malattia di colui che vede l’inganno in chi vuole placare i sospetti infondati e invece si placa solo con la vendetta. E infatti, Leonte rinchiude la moglie in prigione, chiama la figlia appena nata ‘bastarda’ e si mostra incredulo di fronte all’Oracolo di Delfi. La tragedia allora si compie: il primogenito Mamillio muore per il dolore causato dalla separazione dalla madre. Muore anche Ermione e la figlia appena nata che Leonte non riconosce viene abbandonata sulle sponde della Boemia. Il primo tempo si chiude quindi con il disvelamento: Leonte rimane da solo, privato per colpa dei suoi infondati sospetti dei suoi affetti più cari.
Nel secondo tempo, il ritmo è più incalzante e alcuni spunti di attualizzazione divertono lo spettatore, lasciandolo talvolta un po’ perplesso. Alcuni personaggi popolari appaiano caricature, i colori e i toni si fanno più accesi, la lingua erudita si mischia con le cadenze napoletane e bolognesi. Al posto della follia, ora c’è l’amore. Quello tra la bellissima Perdita, figlia perduta di Leonte trovata e cresciuta da una ‘trattora’ e ignara delle proprie origini, e il primogenito di Polissene, Florizel. Un affetto tormentato dalla apparente diversità sociale che trova una soluzione di nuovo in Sicilia. Lì si ritrovano ancora tutti i personaggi insieme, come all’inizio della storia. Lì la verità può essere scoperta e l’amore può trionfare. Anche quello creduto ormai sepolto tra Leonte e la moglie Ermione che, trasformata in statua al momento della morte torna per magia a nuova vita. L’odio amoroso alla fine si fa amore vero. Già, perché la follia era in fin dei conti follia amorosa.

Lo spettacolo è in replica sabato 11 febbraio alle ore 20.30.

 

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