Un commento

Calcioscommesse, Cassano esce dal carcere: concessi i domiciliari

tribunale

Cassano

Mario Cassano, portiere del Piacenza arrestato nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, finisce ai domiciliari. “La memoria presentata dal difensore di Cassano – scrive il gip Guido Salvini nell’ordinanza di scarcerazione – costituisce una rivisitazione degli elementi già esposti nella misura cautelare, i quali non hanno certo perso la loro efficacia, anche tenendo conto che le accuse mosse all’indagato si collocano in un ampio quadro che ha fatto emergere la manipolazione, con tecnica del tutto analoga, di moltissime partite, e quindi trovano la loro credibilità non solo nelle dichiarazioni specificamente raccolte a carico di Cassano, ma nel contesto generale dell’indagine”. “Tali elementi – prosegue il giudice – dovranno essere sottoposti nel prosieguo ad una prova di resistenza che si sostanzierà verosimilmente con gli ulteriori interrogatori di Doni e Gervasoni (che non hanno particolari motivi di astio nei confronti di Cassano) e con eventuali confronti con l’indagato e anche con lo sviluppo del cellulare messo a disposizione da Cassano, ma allo stato non può affermarsi che la gravità degli elementi indiziari sia in alcun modo venuta meno”. Lontano il rischio di reiterazione del reato secondo Salvini: “sotto il profilo delle esigenze cautelari, l’istanza può in parte essere condivisa ed accolta in quanto da un lato l’indagato è stato sospeso dal Piacenza Calcio, e quindi è piuttosto lontano il rischio di reiterazione, e d’altro lato i confronti previsti non si sono ancora svolti, ma tale ritardo non è una buona ragione per mantenere ulteriormente nei confronti di Cassano la più grave delle misure cautelari (la posizione di Cassano è tra le più gravi, svolgendo egli il ruolo di portiere). Appare quindi sufficiente applicare nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • NON TROVO PAROLE

    Durante un controllo, nell’estate 2009, i carabinieri avevano trovato nel bagagliaio della sua auto un piccione ucciso con alcuni piombini sparati da un’arma ad aria compressa: a processo il 20 aprile per “aver cagionato la morte dell’animale per crudeltà o senza che vi fosse lo stato di necessità”. Avrebbe violato l’articolo 544 bis del codice penale, tra i delitti contro il sentimento per gli animali, e rischia un condanna tra i tre e i 18 mesi di reclusione.
    Notizia pubblicata da http://www.cremonaoggi.it.
    Pochi mesi fa il Procuratore capo di Cremona chiedeva scusa ai cittadini: abbiamo 3mila fascicoli aperti, ci mancano uomini e mezzi, non so come potremo rispondere alla vostra domanda di “Giustizia”.
    Questo fascicolo completato e pronto per il processo è “la risposta”: evidentemente tutti gli altri reati, di alcuni ho fatto esposto/denuncia personalmente, sono meno gravi.
    Da http://www.cremonaonline.it, il caso Iori, il medico cremasco accusato di aver ucciso amante e figlioletta: il Tribunale del riesame di Brescia respinge la richiesta di scarcerazione. Ricordo, non è certo nemmeno se sia omicidio o suicidio. Penso, i giudici avranno detto no perché temono se la svigni, e comunque dovrebbero spiegarne i motivi. Macché, temono rifaccia un delitto simile, in gergo ”pericolo di reiterazione specifica”, cioè usi la libertà non per fuggire ma per far la festa alle altre amanti, possibilmente con figlioletta, timore desunto “dall’abiezione del duplice omicidio”. Come se esistessero omicidi “simpatici”, specie dal punto di vista della vittima.
    Un terzo caso, dalla stampa nazionale, ha del grottesco, poi non stupiamoci se nel resto del mondo civile usano non solo B, anche i nostri Tribunali, per ridere. Si tratta del celeberrimo comandante Schettino: non si parli di libertà, confermati i domiciliari. Libero, nell’attesa del processo, potrebbe di nascosto, da sconosciuto qual è, ripetere un reato simile, non necessariamente, spiega il giudice, “connesso al comando di una nave da crociera”.
    Cos’hanno in comune i tre casi? Ammantata e accompagnata da norme e spiegazioni più terrene, il giudice motiva la decisione: è così perché lo dico io.
    Perfino Napolitano, che per legge è presidente del Consiglio superiore della magistratura, non sa più che pesci prendere. Non può, non deve, entrare nel merito dei provvedimenti, come ho fatto io, comune lettore. Può solo consigli in generale. Dal Corriere del 16: “occorre continuare a porre attenzione ai comportamenti di alcuni magistrati che contribuiscono a disorientare i cittadini, in danno di tantissimi magistrati che invece esercitano i loro compiti con competenza, sobrietà, spirito di sacrificio…..mi riferisco in particolare alle esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo, all’inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei, all’assunzione inopportuna di incarichi politici e alla riassunzione di funzioni giudiziarie dopo averli svolti o essersi dichiarati disposti a svolgerli.” Qui senz’altro ogni riferimento a giudici cremonesi è del tutto casuale…..
    E vi risparmio, cari lettori, ogni commento ai processi di B, oggi in vista su tutti i giornali.
    Tanto premesso, dall’esterno, anche se da una posizione autorevole come quella del Presidente della Repubblica, non deve giungere nulla che possa anche solo sfiorare l’autonomia della magistratura. Pena la scomparsa della funzione, per me la massima di qualsiasi tipo di società. Ma che la magistratura provveda, con tutta la comprensione che si deve avere, tutti siamo uomini e amici, verso chi ha il duro compito di indagare e isolare colleghi; e che provveda in fretta, sennò, ingiusto e dannoso che sia, l’ultimo, la politica che fa le leggi per punire i giudici, la mano esterna interviene.

    Cremona 17 02 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info