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Storia della Repubblica con testimonianze cremonesi: l'intervento di Azzoni

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– Sopra, Azzoni e Melega

L’inedito percorso formativo dell’Associazione Visioni Contemporanee, dal titolo “La storia della Repubblica italiana attraverso testimonianze cremonesi”, è giunto al secondo appuntamento. Nuovo ospite di questo filone storiografico, teso allo studio delle formazioni politiche della Prima Repubblica, è stato Giuseppe Azzoni, esperto di storia contemporanea cremonese e, in particolare, di storia del movimento operaio territoriale. Il relatore, nativo di Casalmaggiore (classe 1941), ha vissuto da militante autorevole le vicende del PCI locale, del quale è stato segretario della federazione dal 1980 al 1986. Ad arricchire il suo bagaglio di competenze politico-amministrative sono state pure le esperienze di consigliere comunale a Casalmaggiore e poi a Cremona, di assessore delegato ancora a Cremona, di consigliere provinciale e di consigliere regionale. Egli ha pure ricoperto incarichi pubblici nei consigli di amministrazione del Canale Navigabile, dell’Azienda regionale porti, della KM spa. Il suo ricco intervento, preceduto dalla presentazione di Agostino Melega, è andato ben al di là del titolo prefigurato: “Il PCI: dal Fronte popolare all’eurocomunismo”, perché la linea costante dell’esposizione è stata quella di evidenziare una ferita mai rimarginata: la rottura delle forze rappresentative della sinistra di classe, e quindi delle lacerazioni interne, prima, nel partito socialista fra riformisti e massimalisti, poi fra neutralisti ed interventisti alla vigilia della Prima guerra mondiale, e quindi l’avvento nel panorama politico italiano del Partito comunista, in un costante rapporto d’attesa con ciò che stava avvenendo in Russia, dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

Così, come nella metafora della tela di Penelope, da una parte s’andavano consolidando le conquiste del cosiddetto socialismo municipale, e dall’altra s’andavano a creare i presupposti per il loro arretramento e la loro sconfitta. Da una parte, si calava sul terreno civico l’eccellenza della sintesi di un lavoro di elaborazione prodotto da esperienze comuni nel sindacato e nella cooperazione, e dall’altra le politiche del mondo andavano ad incidere negativamente su quanto di positivo avveniva nella piccola città di Cremona. Qui avevano trovato applicazione concreta, e prodotto rilevanti benefici al territorio, le politiche d’intesa basate sulle alleanze fra partito socialista, partito radicale e partito repubblicano, intese e conquiste che avrebbero potuto contagiare il panorama politico italiano. Dall’altra, la discriminante sul piano internazionale, ed in particolare l’influenza del rapporto legato alle politiche dell’URSS,  andarono a determinare una spaccatura fra le forze popolari della sinistra proprio nel momento in cui il fascismo stava occupando sempre maggiori spazi fino a raggiungere la conquista violenta del potere. Altro filone costante della relazione di Azzoni è stato quello di sottolineare i rapporti avvenuti nel tempo fra rappresentatività politica e ceti sociali. Un rapporto che ha influito nella ricerca delle alleanze politiche e nella struttura interna del PCI. Accanto ai braccianti, ai lavoratori delle campagne e ai salariati delle industrie, v’era la necessità di accogliere, in un cammino strategico, ceti intellettuali appartenenti ad una borghesia che non badasse solo al proprio tornaconto.

Non secondaria è stata l’attenzione verso il mondo cattolico sin dai tempi delle Leghe Bianche di Guido Miglioli e delle intese, all’inizio del secondo dopoguerra, con la Democrazia Cristiana. Il rapporto costante con mondo delle campagne subì una profonda ferita nel momento dell’esodo biblico da parte dei lavoratori della terra. Un mondo che dalla cascina cremonese si trasferì in fabbrica nel milanese, in Brianza, nel nord della Lombardia. Il PCI locale dovette ripartire di nuovo, in concorrenza con la capacità politica della DC e del mondo cattolico di rappresentare, nel filone storico dell’interclassismo, una sintesi fra diversi interessi. I fatti d’Ungheria nel 1956 e soprattutto di Praga nel 1968 portarono a forti discussioni del PCI, con l’inizio dell’elaborazione di un comunismo europeo, non più collegato a filo doppio con le politiche sovietiche. Nel frattempo, a livello locale, si promuoveva una attenzione costante  al mantenimento di alleanze con il PSI, col PSDI ed anche col PRI. Azzoni ha voluto pure ricordare le molte figure di politici e militanti che si sono spesi nel PCI locale, ed in particolare ha descritto la ricchezza umana delle personalità di Franco Dolci e Mario Bardelli. Ampio è stato il dibattito che è seguito alla relazione. Prossimo appuntamento del “ciclo storico” sarà con Renzo Zaffanella, il 23 febbraio, sempre alle 21, in via Palestro, 42, sul tema: “PSI: da Nenni a Craxi”.

 

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