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Commercio, un panorama desolante: le cessazioni sono quasi il doppio delle nuove aperture

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Segnali inquietanti per il commercio cremonese, che registra un numero di cessazioni d’attività nettamente superiore a quello delle nuove aperture. I dati arrivano dalla Camera di Commercio e sono relativi al confronto tra 31 dicembre 2011 e il 2010. Ovunque, nel cremonese, le cessazioni superano le nuove iscrizioni.
Un esempio? In tutto il cremonese, nel periodo preso in esame, le iscrizioni sono state 153, mentre le cessazioni 261. Il saldo, negativo, è di oltre il 40%. Andamento simile sul cremasco, dove le iscrizioni sono state 171 a fronte di 212 cancellazioni.
Dal punto di vista percentuale, il saldo negativo è più contenuto nel cremasco (27%, con una differenza di 27 aziende) e nel casalasco.

L’indagine della Camera di Commercio è presentata dall’Ascom sull’ultimo numero del periodico Ascomnotizie. “In qualche caso (come le attività di Commercio all’ingrosso e al dettaglio e le riparazioni autoveicoli) – annota l’associazione – il valore delle cessazioni è quasi doppio rispetto alle nuove attività. Una unica eccezione sono le attività di servizi di alloggio e di ristorazione nel cremasco che sono accresciuti (44 iscritti e 41 cessati). Un valore che permette alla ristorazione di “tenere” sul piano provinciale (con un saldo negativo di 16 imprese)”.
Va decisamente peggio per il commercio, che a Cremona città fa registrare un andamento preoccupante. Le cessazioni sono state infatti 143, mentre le iscrizioni solo 88, con un saldo negativo di 55 imprese. Più contenuta, sempre a Cremona città, la flessione sulla ristorazione (30 iscrizioni e 26 cessazioni).
“Se si esamina in dettaglio il settore del commercio – osserva l’Ascom – si vede che le difficoltà interessano un po’ tutti i settori. Particolarmente in crisi sono le attività di commercio di mobili, articoli per la casa e oggetti per l’illuminazione con 5 cessazioni su 29 attive (e nessuna nuova apertura). Si mantengono i ristoranti (18 chiusi e 16 aperti su un totale di 161)”.
Interessante è il dato relativo alla crescita del commercio al dettaglio per corrispondenza attraverso internet (2 nuovi arrivi e 1 cessazioni) e della vendita al dettaglio al di fuori di negozi, banchi o mercati (5 nuovi su un totale di 12 e 1 cessazione). Costante è invece il numero dei punti vendita al dettaglio di alimentari (con la sola eccezione dei panificatori (e pasticceri) che calano del 10% (-2 su 23).
Soffrono anche le attività nuove o di recente introduzione, come il commercio al dettaglio di computer (-1 su 7) e di apparecchiature per le telecomunicazioni e la telefonia in esercizi specializzati (-1 su 6). Resta in pari l’abbigliamento, che conserva poco più di 100 imprese (con 4 arrivi e 4 cessazioni). “Gli intermediari del commercio (in crescita di 4 unità su 111) – annota ancora l’associazione dei commercianti -, spesso riflettono la volontà di reinventarsi di quegli agenti che, dopo che il loro contratto con una azienda non è stato rinnovato, si mettono in proprio per dare continuità alla loro attività lavorativa”.

Questa allora l’analisi dell’Ascom alla luce dei dati della Camera di Commercio: “Per il nuovo anno non ci sono troppe speranze di invertire l’andamento. Per colpa di una crisi che sembra senza fine ma anche per la mancanza di una vera e propria politica per il rilancio dell’economia. E anche le poche misure che sono state adottate non sembrano certo favorire la crescita del settore. Basti, in proposito, pensare alle liberalizzazioni che favoriscono la grande distribuzione e mettono in forte difficoltà il commercio di vicinato. Di pari passo con la chiusura dei negozi si fa più forte il problema occupazionale. Fino ad oggi i negozi hanno svolto una funzione utilissima di ammortizzatori sociali, adesso anche questo ruolo sembra essere andato in crisi”.

 

 

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Commenti
  • BETTY

    oltre la crisi,troppo alti i costi di gestione vedi luce,personale commercialista,tasse comunali

  • Verrebbe voglia di fare una dimostrazione eclatante. Ma se per ipotesi i negozi tradizionali serrassero per un giorno, ci lascerebbero fare i picchetti davanti ai Centri Commerciali?.. Dimenticavo, non siamo né la Fiat, né una fabbrica, né iscritti ad un sindacato di quelli che contano. I nostri dipendenti sono di serie C, neanche di B.
    Quale trombone, mi chiedo, suonerebbe per noi?
    E’ questo senso di impotenza a farci male, oltre a tutto il resto, s’intende.