Un commento

Folla e autorità per il Cav. Arvedi cittadino onorario di Robecco

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Il cav. Amedeo Giovanni Arvedi è divenuto cittadino onorario di Robecco. Il diploma di attribuzione e la firma nell’apposito registro sono avvenute in una sala consiliare stracolma. Molte persone si sono dovute fermare all’esterno o nell’atrio retrostante che porta al piano nobile di villa Barni Della Scala. Arvedi visibilmente emozionato, era accompagnato dalla moglie, Luciana Buschini, e dai famigliari. La motivazione della cittadinanza: “Per avere contribuito allo sviluppo socio economico di Robecco d’Oglio conseguente al generoso impegno nel lavoro e nell’industria”. Arvedi, nel lontano 1963, iniziò proprio qui il suo cammino di produzione industriale che ha portato la sua ditta ad essere tra le eccellenze mondiali con la Acciaieria Arvedi spa di Cremona e la Ilta Inox spa di Robecco.

Ad attenderlo fuori dal cancello della sede comunale c’erano il sindaco Marco Romeo Pipperi, i membri del Consiglio comunale, autorità civili, religiose e militari, dipendenti, ex dipendenti e numerosa popolazione del paese. Tra le autorità:  il prefetto Tancredi Bruno di Clarafond;  il sindaco di Cremona Oreste Perri; l’assessore regionale Gianni Rossoni; l’assessore provinciale Chiara Capelletti; il questore Antonio Bufano; il tenente colonnello dei carabinieri Michele Cozzolino; il colonnello della Guardia di Finanza Alfonso Ghiraldini; il comandante dei Vigili del Fuoco Roberto Toldo.Erano presenti, inoltre, l’assessore provinciale Gianluca Pinotti ed il vicesindaco di Cremona Carlo Malvezzi.

Arvedi ha salutato la gente che stava ad attenderlo, riconoscendo e chiamando per nome i suoi ex operai e gli attuali. Ha posato per delle foto con i bambini delle scuole sventolanti bandiere tricolori e si è soffermato a scambiare qualche parola con più persone. In corteo, per il sentiero del parco antistante il palazzo comunale, ha fatto il suo ingresso nella sala consiliare. Qui prendevano posto, tra gli altri: diciassette ex dipendenti che hanno lavorato nella prima fabbrica robecchese dal 1963 al 1965; gli ex sindaci Panizza, Salami, Passeggia e Zanoni  oltre ai rappresentanti dei gruppi di volontariato e d’arma; i sacerdoti che si sono alternati in paese, don Giorgio Ceruti, don Giuseppe Allevi e don Mario Olivi; il maresciallo Giovanni Dattoli. Poco dopo il sindaco leggeva l’atto deliberativo del Consiglio comunale, espresso all’unanimità, con cui è stata riconosciuta la cittadinanza onoraria al cavaliere. Pipperi ha ricordato il provvedimento del Consiglio dei Ministri con cui, il 10 aprile 1963, Robecco veniva riconosciuta “Zona depressa” caratterizzata da stagnazione economica, disoccupazione e sottoccupazione. A pochi mesi di distanza un giovane imprenditore cremonese rendeva partecipe l’amministrazione comunale, il cui sindaco era Amedeo Pagani, delle sue intenzioni di iniziare un’attività industriale di fabbricazione tubi. Quell’uomo era il rag. Giovanni Arvedi che, in breve, il 27 giugno 1963, mise in piedi la ditta Ilta in un capannone (già Filanda e poi Oleificio) posto in via Solferino, accanto alla chiesa parrocchiale. L’8 agosto, dimostrando che lui era un uomo che amava agire, l’azienda, formata da una ventina di operai, produsse i primi tubi. Nel 1965, acquistò un terreno fuori paese, sulla strada per Cremona, dove, poco dopo, costruì ex novo la fabbrica robecchese che ora dà lavoro a circa 250 dipendenti.

Solo in seguito sorse la fabbrica di Cremona. Il sindaco ha rimarcato come “La nascita e la crescita dell’Ilta abbiano modificato profondamente il tessuto socio economico robecchese offrendo lavoro a numerosissime persone garantendo un’occupazione stabile e sicura creando anche tutti i presupposti per un importante sviluppo residenziale”. Ingegno, tenacia, dinamismo, oltre che una spiccata umanità, hanno caratterizzato il lavoro di Arvedi che ha visto l’intero Consiglio pronunciarsi a favore del provvedimento di cittadinanza. Pipperi ha poi portato i saluti del consigliere di minoranza Aurelio Cavalli, per trent’anni dipendente dell’Ilta, che non ha potuto essere presente per cause di forza maggiore. Il sindaco ha pure portato i saluti e le congratulazioni del vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, impossibilitato ad intervenire per impegni pastorali.

Il cav. Arvedi ha preso la parola ricordando quel primo capannone in affitto, lungo una cinquantina di metri, in via Solferino ed i primi operai, bravi, sempre solerti nel lavoro con i quali, a volte, mangiava insieme minestra con fagioli. Ci si doveva arrangiare ed allora i “cambi” dei macchinari usati erano quelli, adattati, dei carri armati americani M4 Sherman. Quelli erano ancora tempi difficili e ed il parroco mons. Primo Cattadori prima e don Peppino Camozzi poi, insieme al sindaco Pagani, gli segnalavano i nominativi di alcune famiglie bisognose di aiuto. Le difficoltà iniziali dell’azienda sono state superate ed i risultati, grazie anche ad ottimi collaboratori, sono state superate. Ora, la tecnologia ed i prodotti delle aziende del gruppo produttivo sono all’avanguardia nel mondo.

Un dono che il cavaliere fa al Comune, come comunicato al sindaco, è la realizzazione di una ciclabile che dal paese porta alla ditta Ilta. Rossoni, Capelletti, Perri ed il prefetto si sono congratulati con il neocittadino robecchese ricordando brevi aneddoti o sfumature dell’uomo Arvedi che hanno fatto meglio comprendere sfaccettature dell’uomo e dell’industriale. Ai diciassette dipendenti “storici”presenti sono state consegnate delle medaglie ricordo.

Angelo Locatelli

 

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Commenti
  • enrico

    1988 , appena sposato mi trasferisco da lograto a san bassano in provincia di cremona.
    lavoravo a torbole casaglia vicino a brescia , considerato i km che tutti i giorni dovevo fare faccio domanda di assunzione alle acciaierie arvedi.
    tramite l’allora direttore della fabbrica ottengo un colloquio di lavoro , spiego che dove lavoro a torbole sono anche delegato sindacale e se questo poteva essere un problema ” nessun problema mi viene risposto nella nostra fabbrica non si guarda al colore o alle idee delle persone “.
    mi licenzio e vengo assunto da arvedi , dopo 10 giorni , qualche anno fa era il periodo che passava nel passaggio diretto fra datori di lavoro, mi viene comunicato dal direttore del personale che il cavaliere in persona ha chiesto il mio licenziamento per i miei trascorsi sindacali.
    Questo è il mio ricordo di quello che per tutti è il CAVALIERE ARVEDI , per quanto mi riguarda una persona piccola piccola , prototipo della nostra categoria industriale.