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Salasso Imu per negozi, Ascom: "Pressione fiscale senza alcun senso"

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Cremona risulta nona su 104 in Italia per Imu dovuta nel 2012 (ad aliquota di base) da un negozio di 100 metri quadrati collocato nel centro città. Reazione dell’Ascom. Ecco la nota che segue i dati pubblicati oggi dal Sole 24 Ore. “L’essere ai primi posti nella classifica dell’Imu – scrive l”associazione dei commercianti – restituisce, in maniera drammatica, l’incapacità di guardare ai problemi del commercio e della vita della città. I nostri negozi sono in sofferenza, sempre di più non riescono a proseguire nella loro attività. Anziché incentivare le imprese le si opprime con una pressione fiscale senza alcun senso. L’Imu colpisce tutti i negozianti, tanto chi è proprietario (in maniera diretta) quanto chi è in affitto (contribuendo all’aumento delle locazioni ed aggravando uno dei fattori che maggiormente incidono sul bilancio). Come è possibile che (citando ‘Il Sole 24 Ore’) un negozio di cento metri quadri a Cremona sia costretto a pagare poco meno di uno a Firenze (la differenza è del 10%), ben più di Parma e il doppio di Venezia. Se guardiamo alla città lombarde il confronto è impietoso e ci precede solo Milano. Gli altri centri storici sono staccatissimi. Sondrio, ad esempio chiude la classifica (e paga poco più di trecento euro contro gli oltre duemila di Cremona). E la situazione potrebbe anche peggiorare con la già annunciata riforma del catasto”.

“Non a caso ‘Il Sole 24 Ore’ parla di ‘roulette’ delle tariffe d’estimo su cui poggia l’Imu. A questa interpretazione irrazionale e distorta – va avanti l’Ascom – occorre mettere un freno. Non è possibile che a pagare siano sempre le piccole e medie imprese, in particolare quelle del terziario. Questo modo di fare, anziché dare vita ad un nuovo corso e ad un nuovo assetto, rischia di trascinare nel baratro le nostre città, snaturandole con al perdita di quella qualità storica che le ha sempre caratterizzate (e che ancora oggi è apprezzata in ogni parte del mondo). Non bastano le dichiarazioni: se si vuole far ripartire l’economia non ci si può permettere il lusso di affossare il settore che rappresenta (anche da noi) il maggior numero di imprese”.

“Quello dell’Imu – conclude l’associazione – non è certo l’unico tema sul quale riflettere. Basta pensare, ad esempio, alle tante imposte locali che, già oggi, gravano sui bilanci di negozi e pubblici esercizi. Che sono costretti a pagare per le insegne, per le tende e per l’ombra che fanno sul suolo pubblico. Senza parlare dei costi dei plateatici o della tassa rifiuti. Un negozio (che quasi non produce rifiuti) paga, per una superficie analoga, cinque volte quanto viene richiesto ad una abitazione civile. Secondo Confindustria e Deloitte, l’imposizione fiscale sulle imprese, in Italia, è superiore rispetto alla Spagna, alla Germania e al Regno Unito. Si capisca, una buona volta, che per evitare la recessione occorre rivalutare il ruolo del terziario e dell’economia reale. Così facendo si aggiungono semplicemente fattori recessivi a quelli già presenti nella nostra economia locale”.

 

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