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Donato al Comune un quadro della pittrice Antonella Giapponesi Tarenghi

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In segno di riconoscenza per l’accoglienza della mostra “Le terre cromatiche dell’anima”, tenutasi nella Sala Alabardieri di Palazzo Comunale dal 6 al 18 marzo scorso, l’artista Antonella Giapponesi Tarenghi ha donato una sua opera al Comune. La pittrice ha consegnato il suo quadro, un olio su tela, nella tarda mattinata di oggi nel corso di un’informale cerimonia svoltasi nella Sala della Consulta di Palazzo Comunale, presenti il sindaco Oreste Perri e l’assessore Jane Alquati.

“L’opera che dono al Comune di Cremona – ha detto l’autrice – ha come protagonista principale una donna matura e realizzata, come lo si può evincere dalla postura del viso che con sicurezza guarda lo spettatore ‘diritto negli occhi’, nonché dalla struttura inferiore caratterizzata da una serie di arcate che significano la stabilità ormai conquistata. A lato di questa donna si può notare una bambina, il cui sguardo, diversamente dalla protagonista, sta guardando altrove e lontano in segno di ricerca della propria strada.”

“La scelta di quest’opera – ha aggiunto Antonella Giapponesi Tarenghi – non è casuale: in essa rivedo me stessa ed il mio ritorno a Cremona, dopo tanti anni, come donna realizzata, che ha trovato la strada della sua vita, in quella stessa Cremona in cui ho vissuto la mia giovinezza un po’ come quella bambina che cerca la sua strada.”

Il sindaco Oreste Perri ha manifestato alla pittrice il suo più sincero ringraziamento dichiarandosi particolarmente colpito da questo quadro per le emozioni che riesce a trasmettere e sul quale è un piacere soffermare il proprio sguardo. Il sindaco ha quindi dichiarato che l’opera, non appena sarà inventariata, sarà esposta in uno spazio del Comune dove sia visibile al pubblico.

“La raffinata ricerca espressiva di Antonella Giapponesi Tarenghi – ha scritto il critico d’arte Simone Fappanni in occasione della mostra tenutasi a Palazzo Comunale nell’ambito delle iniziative promosse per la festa della Donna – si sostanzia in raffinate immagini in cui l’artista svolge un affascinante studio figurale che pone al centro la donna. Si tratta di eleganti “presenze” sospese fra una dimensione reale e una immaginaria, che talvolta esonda in una sfera schiettamente onirica. In questo senso, la seduzione che proviene dai dipinti eseguiti da questa eclettica autrice si configura in seno ad immagini che sottendono significati simbolici complessi in cui risulta piacevole e intrigante addentrarsi. Esse, infatti, rappresentano efficacemente quei moti dell’anima che attraversano ogni persona, estrinsecando, nel silenzio assoluto, emozioni e sensazioni difficilmente esprimibili a parole. Occorre guardare, dunque, con molta attenzione i quadri di Antonella, cogliendo movimenti, espressioni e posture delle giovani modelle, bellissime e solo in apparenza irraggiungibili, che nella loro plastica consistenza sottendono i termini di una precisa sintassi evocativa. L’impressione complessiva che ne deriva è quella di un procedere secondo geometrie visive che si spingono oltre una dimensione strettamente figurativa lambendo i confini di un lirismo di forte intonazione estetica. Non stupisce, pertanto, che in questa mostra, l’artista abbia voluto presentare una scelta di lavori che hanno come fil rouge quelle che l’artista chiama ‘Trame cromatiche dell’anima’, ovvero quelle componenti interiori che albergano nella quotidianità e che, spesso, stretti nel ritmo incessante della quotidianità, non riusciamo non solo ad assaporare, ma neppure a cogliere.

Ed è per questa ragione che l’esperienza creativa di Antonella Giapponesi Tarenghi Giapponesi Tarenghi risulta così avvincente, essendo capace di concederci una sosta, seppure momentanea, nei tanti impegni che ogni giorno ci attendono, per pensare a noi stessi e a ciò che ci circonda. Non sfuggono, scorrendo l’esposizione, i testi di grandi poeti che accompagnano i quadri. Lungi dall’essere una sorta di ‘spiegazione’ dei lavori, si configurano, invece, come un ulteriore stimolo riflessivo, specie in una dimensione personalissima dell’essere che è simbolo indissolubile, come ci ricorda la stessa Antonella riprendendo una celebre espressione di Sant’Agostino: «il modo in cui lo spirito è unito al corpo non può essere  compreso dall’uomo, e tuttavia in questa unione consiste l’uomo». Un’esposizione, dunque, in cui al linguaggio pittorico si unisce compiutamente quello poetico, in un’invidiabile sintesi formale.”

 

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