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Trionfa a Guastalla la 'nuova' Traviata del Regio di Parma

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Applausi per il “format” (tre voci, piano, costumi e scene essenziali) e per il talento di Hitomi Kuraoka (Violetta), Kou Jing (Alfredo) e Mattia OLivieri (Giorgio Germont). Il sovrintendente Mauro Meli: “Verdi e il nostro teatro sono l’emblema di un patrimonio di cultura, di passione per il saper fare che contraddistinguono l’Italia ed in particolare questo spicchio del nostro Paese che amiamo chiamare Terre di Verdi”. Lo sponsor Bertazzoni: “Un trionfo.Esperienza da ripetere”. Il sindaco Giorgio Benaglia: “Una produzione di livello mondiale”.

Guastalla – Tre belle voci,  sei arie indovinate, un pianoforte quasi in proscenio,   una scenografia essenziale ma “calda”,costumi appropriati ed una voce narrante a “cucire” la trama:queste le cifre del nuovo format de La Traviata, prodotta dal Teatro Regio di Parma, e presentata sere fa  a Guastalla nel teatro “bomboniera”  voluto dal duca Ferrante Gonzaga (1671).  Una sorpresa, un trionfo. Per la qualità dei giovani interpreti, per la misura della regia (Anselmo Ronchini), per la scelta dei brani.  Straordinaria la risposta del pubblico – in sala le delegazioni di 37 paesi stranieri ospiti dello sponsor Bertazzoni, nel 130esimo  della fondazione della prestigiosa fabbrica di cucine –  tanto da far dire al sindaco Giorgio Benaglia:” E’ un trionfo annunciato;  l’opera di Giuseppe Verdi, che ha vissuto in questi luoghi, ci è stata offerta da un teatro – il Regio di Parma – che è e resta uno dei teatri d’opera più importanti al mondo”.  Aggiunge il Sovrintendente del Regio, Mauro Meli , già direttore artistico di “Ferrara Musica” (è lui che il 19  febbraio 1993 ha riportato in Italia i Berliner diretti da Claudio Abbado ad eseguire la sesta e la quinta sinfonia di Beethoven, in una serata magica ):”Giuseppe Verdi e il Teatro Regio di Parma sono indubbiamente l’emblema di un patrimonio di cultura, di passione per il “saper fare” che contraddistinguono l’Italia ed in particolare questo spicchio del nostro Paese che amiamo chiamare Terre di Verdi. E’ qui che, quasi a fare da cornice viva ad una collana di teatri splendidi ed esemplari  della nostra civiltà operistica, sono nate imprese che, proprio come l’opera lirica – con tenacia, amore per il bello, concretezza e fiducia – hanno saputo nel tempo rimanere sempre attuali, forti e apprezzate nel mondo per l’unicità dei propri valori. Ecco perché l’occasione di questa Traviata al Ruggeri è tanto più felice. Perchè ci ha consentito di ritrovarci in un teatro gioiello ad ascoltare le voci di giovanissimi artisti di talento che desiderano raccogliere e portare avanti una preziosa eredità”.

Ed infatti i talentuosi interpreti hanno colpito nel segno, conquistato il pubblico trascinato fino all’ovazione finale (ottima la pianista Elena Rizzo, coordinatrice musicale della serata). Il soprano giapponese Hitomi Kuraoka ha esordito con  “Follie, follie…Sempre libera”; poi con  il baritono Mattia Olivieri (modenese di Maranello) ha incantato in “Madamigella Valèry (“Donna son io, signore, ed in mia casa”; “Non sapete quale affetto/Vivo,immenso m’arda il petto?”) accendendo quindi la platea con l’attesa aria “Che fai? Amami Alfredo” cantata con grande raffinatezza con il tenore cinese Kou Jing.Grandi applausi poi per Olivieri in una delle più belle e note arie per baritono (“Di Provenza il mare, il suol/chi dal cor ti cancellò?/ Al natio  fulgente sol/qual destino ti furò?”).  Inevitabile la scelta finale:Violetta giace sul letto di morte (Atto terzo), Alfredo  compare nella stanza e la stringe tra le braccia.E canta “Parigi, o cara, noi lasceremo/La vita uniti  trascorreremo”). Violetta, spiega la voce narrante (Melanie Schoonhoven, olandese residente a Parma), in un primo tempo sembra credergli, poi si rende conto di essere in punto di morte  (“Gran Dio! morir si giovane”) e spira . Ovazioni e pubblico tutto in piedi. Dice l’americano di Los Angeles, Michael Rockstaon:” Serata memorabile.La Traviata, nelle terre di Verdi, con il Regio di Parma.E’  il top”.

Enrico Pirondini

 

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