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CONSIGLI AL CINEMA Hunger, 'cruda' protesta di attivista irlandese

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A fronte del mancato riconoscimento del governo inglese dello status di prigionieri politici, nel carcere di Maze gli attivisti dell’Ira danno il via alla Blanket and NoWash Protest (la protesta delle coperte e dello sporco): i detenuti rifiutano gli abiti civili, coprendosi di sole coperte e rivestendo le pareti delle celle con i propri escrementi.
Leader indiscusso del movimento è Bobby Sands.

Controversa e singolare è la sequenza con cui McQueen racconta una delle pagine più nere della storia iralndese; il film Hunger si apre partendo dalla irrequieta vita di una guardia carceraria che si occupa di ripulire gli attivisti, per poi passare alla violenza nel carcere, arrivando molto dopo, quasi a metà film, alla protesta di Bobby, secondo un meccanismo che sembra voler percuotere psicologicamente lo spettatore.

Il regista previlegia la forza e l’espressività dell’immagine attraverso un crudo realismo che rende in questo modo del tutto marginale e insignificante la parola. Infatti l’unico dialogo del film, che ne spezza il silenzio quasi assordante, è quello posto al centro della pellicola: l’incontro-scontro tra Bobby ed il parroco del carcere in cui il prigioniero annuncia la mancata volontà di negoziare e l’intento di dar luogo ad un totale sciopero della fame che coinvolgerà altri uomini e che lo condurrà dopo una lenta e fatale agonia ad una morte inevitabile.

Così come era stato in Shame il corpo e la fisicità diventano il nucleo del film, il cuore pulsante; la lotta politica tra individuo e potere quindi non può che passare attraverso i corpi nudi dei detenuti che diventano sempre più scarni, sporchi e privi di qualsiasi carica vitale.

Bobby intuisce chiaramente come il suo corpo sia ormai l’unico strumento di rivendicazione, di libertà per riuscire una volta per tutte ad essere padroni del proprio destino, della propria vita e della propria morte.

Estremamente complessa e affascinante è la figura di Bobby, leader dalla personalità assoluta, la paura e i dubbi non lo scalfiscono mai, sa che questa sua lotta per la libertà è giusta e niente e nessuno lo potrà fermare.

Incredibile e geniale risulta essere la regia di McQueen che con queste sue immagine fisiche, crude, intrise di una forza evocativa quasi magnetica, sconvolge lo spettatore e lo catapulta in una realtà storica scomoda e di cui come sempre poco o nulla si parla.

Sofia Chiodelli

AL CINEMA CHAPLIN

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