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Tamoil, rischio esplosione alle canottieri: chiesto rinvio a giudizio per il manager E il processo resta a Cremona

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Sopra, il giudice Salvini, il pm Saponara e la Tamoil

Per i fatti accaduti alla Tamoil il 27 agosto del 2009, il pm Fabio Saponara ha chiesto il rinvio a giudizio di Enrico Gilberti, il manager preposto alla gestione della raffineria, accusato di disastro colposo in quanto “avrebbe cagionato per colpa un disastro ambientale, esponendo a pericolo collettivamente un numero indeterminato di persone”. Il giudice deciderà nell’udienza del prossimo 7 giugno. Gilberti deve rispondere in merito alla fuoriuscita di gas da uno dei serbatoi utilizzati durante le fasi di pulizia degli impianti. Il contenitore, che fungeva da grande pattumiera dove venivano convogliati gli scarti di lavorazione, si era danneggiato, rilasciando nell’aria un fortissimo odore di idrocarburi che aveva causato malori tra i soci delle vicine canottieri. Relativamente a quell’incidente, provocato dalle operazioni di manutenzione del serbatoio “A5”, la consulenza effettuata per conto del pm aveva parlato di rischio esplosione molto alto per la presenza di sostanze altamente infiammabili. C’era stato sicuramente un disguido da parte dell’operatore, ma c’era stato anche il gravissimo problema che all’interno del serbatoio erano confluiti dei gas che invece avrebbero dovuto essere mandati in fiaccola. L’esplosione, quindi, era stata evitata per un soffio. Sull’accaduto, la Tamoil aveva fatto il “mea culpa”: “si è trattato di un caso isolato”, aveva spiegato. “Durante le operazioni di manutenzione gli idrocarburi sono fuoriusciti in uno dei pozzi a tetto galleggiante. Dal ristagno si sono alzati i vapori che hanno prodotto l’odore nauseabondo che ha raggiunto la società canottieri Bissolati e la zona circostante”.

RIGETTATA DAL GIUDICE SALVINI L’ECCEZIONE DI INCOMPETENZA TERRITORIALE PRESENTATA DAL DIFENSORE TAMOIL PER LA PRESENZA TRA I SOCI DEL PM DELEGATO ALLE INDAGINI

Il pm Cinzia Piccioni

Tra le persone presenti quel giorno alla Bissolati c’era anche il pm Cinzia Piccioni, all’epoca sostituto presso la procura di Cremona e delegata allo svolgimento delle indagini. Un doppio ruolo, il suo, e cioè quello di persona presente in quel momento e di inquirente del caso, che ha convinto il difensore di Tamoil, l’avvocato di Milano Carlo Melzi d’Eril, a sollevare l’eccezione di incompetenza territoriale, spostando l’eventuale processo a Venezia, sede deputata in caso di coinvolgimento di magistrati in servizio a Cremona. La richiesta del legale di Tamoil, però, è stata rigettata dal giudice Salvini, che ha ritenuto la presenza, seppur “incontestabile” della dottoressa Cinzia Piccioni, “circostanza di per sé non sufficiente a comportare l’attivazione del meccanismo di rimessione”. Per il giudice, infatti, “la rimessione è subordinata alla condizione che il magistrato nel procedimento penale assuma formalmente la veste di persona offesa o danneggiata dal reato, ancorando così ad una iscrizione formale lo spostamento della competenza”. Nell’ordinanza, Salvini fa anche notare che “nello specifico caso oggetto del procedimento non può prescindersi dalla distinzione tra pericolo per la pubblica incolumità, che consente la prospettazione del reato, e danno concreto, eventualmente concorrenti, e sotto tale profilo deve rilevarsi che la dottoressa Piccioni non risulta nel novero dei frequentatori della Bissolati, pur non identificati, che a seguito della fuoriuscita del gas hanno accusato sintomi quali bruciori agli occhi e alla gola, emicrania e nausea”. Nel rigettare l’eccezione di incompetenza territoriale, il giudice segnala comunque “che un dovere di astensione della dottoressa Piccioni poteva essere preso in considerazione sotto altri profili di convenienza (ad esempio per il rapporto di frequentazione con potenziali testimoni o danneggiati gestori o iscritti alla Bissolati)”.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • L’ARTISTA

    Oscar Wilde, uno dei miei preferiti: è la vita che imita l’arte!
    A pennello sull’ultima di Oreste Piva, sindaco di Cremona per grazia dell’Immenso e del voto di 20mila fresconi, io in testa a distribuir santini ai banchetti: lotta come un leone per disattendere il consiglio di due giudici del nostro Tribunale, che invitano il Comune a costituirsi parte civile nel processo Tamoil. Perché lotta, vi chiederete? È chiaro come il Sole: per completare la manovra della sinistra, che dal nostro ingresso a Palazzo nel 2009 non fa che accusarci di non essere capaci di risolvere il pasticcio; se il Comune si costituisse davvero parte civile, correrebbe il rischio di far credere ai cittadini che la responsabilità sia della sinistra, al comando per vent’anni; presidente della Commissione ambiente dal 2004 addirittura una dei loro, ingegnere d’ambiente, che, imbrogliata dai suoi, come ha avuto modo di spiegare nell’intervista a La7, in cinque anni di carica non aveva mai avuto il sospetto che una raffineria nel più bel quartiere residenziale della città potesse dar fastidi….
    E volete che l’artista, che abbiam messo, noi fresconi con la grazia dell’Immenso, al centro del Salone dei Quadri per migliorare la nostra vita, rovini il bel quadro? Come se gli sgherri di Giulio II avessero tolto la scala a Michelangiolo, mentre dipingeva la Sistina!
    E’ un cavaliere senza macchia e senza paura, il Nostro, nemmeno del ridicolo, che noi, borghesucci benpensanti, evitiamo con cura, in ogni frangente. S’è consultato coi suoi avvocati per un parere sui giudici: ha ricevuto la dritta che sperava, la costituzione di parte civile spetta allo Stato, se qualcuno lo avverte, non al Comune. Che potrebbe vedersela respinta su opposizione di Tamoil. Pure qui Oreste Piva si distingue: le aule dei Tribunali sono piene di soggetti che avanzano pretese in base alla legge, ed è compito della controparte negarle; lui no, è d’animo delicato, non vuol mettere la nostra, scusate, la sua controparte nella fastidiosa condizione di protestare. Vada come vada. Purtroppo son l’unico in tutta Cremona a mettere per iscritto che il nostro distrugge la destra, ma soprattutto la politica: in tempi di grillite, perché scomodarsi in cabina che poi comanda un altro, per mezzo dell’aiutante in livrea, o fascia, come si preferisce.
    Per completare l’opera, ci mancherebbe solo, la vita non si può calcolare, ha lasciato scritto Kafka, che per un caso fortuito, che poi i maligni, sempre numerosi, attribuirebbero a precise volontà, tra qualche mese Tamoil trattasse collaborazioni di dio sa di che natura, col Comune, sponsor? o peggio, con amici del Comune.
    Ancora due parole, per chiudere, sul Perri Tosi vantato dalla Provincia, quotidiano unico di Cremona per adesso, dopo la disfatta di Crema. Dove non ha vinto la Bonaldi né perso Agazzi: ha stravinto Magnoli, che adesso ha due anni, di energie e tempo suoi, e di gesta Immense nostre, per darci la paga anche a Cremona. La destra cremonese, anche la più colta, non ha ancora capito che Pizzetti e Magnoli sono della stessa parte, ma non sono per nulla simili. Anzi. Col primo puoi trattare, lo farebbe con tutti, sia un Ipercoop che un Albertoni, col secondo devi lottare sulle idee, se le hai, sennò ti fa a pezzi. E non fa prigionieri.

    Cremona 11 05 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info