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Usuraio resta in carcere Il giudice: "Episodio connesso a criminalità organizzata"

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Sopra, a sinistra Salvini, a destra Frontese in tribunale (foto Francesco Sessa)

Resta in carcere Francesco Frontese, 49 anni, pregiudicato di origini calabresi residente a Castelvetro Piacentino, arrestato dai militari della guardia di finanza con l’accusa di usura nei confronti del titolare di un bar di Cremona. “In sede di udienza di convalida”, scrive il gip Guido Salvini nella sua ordinanza, “l’indagato ha ammesso di aver corrisposto i prestiti utilizzando anche assegni” provenienti da Giuliano F.V., 40 anni, cutrese residente in provincia di Reggio Emilia, denunciato a piede libero per concorso in usura. Ha però negato “che a tali prestiti corrispondessero corrispettivi usurai”. “Tale versione”, scrive il gip, “è tuttavia smentita dall’avvenuto incasso di due assegni per 6.000 euro ciascuno consegnati” dalla vittima a Frontese, “dalla dichiarazione acquisita grazie alla registrazione in cui il titolare del bar afferma all’interlocutore senza essere smentito di avere già corrisposto 48.000 euro, dall’intercettazione in cui la vittima fa riferimento a 1.150 euro in contanti consegnati in quel momento (mentre Frontese ha dichiarato di non aver avuto da lui nulla in contante), nonché dal fatto che al momento dell’arresto, avvenuto il 6 maggio, Frontese non aveva portato con sé i due assegni rilasciatigli dall’imprenditore e che sono stati ritrovati nella sua abitazione”.
Il giudice ha deciso che l’arrestato debba rimanere in carcere “essendo ancora in corso le indagini finalizzate ad evidenziare l’esatto contesto in cui il prestito usuraio è avvenuto e il possibile coinvolgimento di altri soggetti, tenendo presente che lo scenario retrostante l’episodio appare connesso a fenomeni anche pregressi di usura sistematica legati ad ambienti della criminalità organizzata”. Per Salvini, “i fatti contestati sono caratterizzati da notevole gravità per il depauperamento e il timore di ritorsioni che possono insorgere nella vittima, soprattutto quando viene fatto riferimento a gruppi di persone che possono intervenire imponendo la chiusura dell’esercizio commerciale o mettendo in atto altre misure violente. Inoltre reati di tal genere per le loro intrinseche caratteristiche comportano di per sé un elevato rischio di reiterazione”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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