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Orti 'collettivi', barriera contro assalto al territorio

Lettera scritta da C.Rambelli (Slow Food)

A dire di qualche vetero–ambientalista la costituzione di un orto “collettivo” ad Agropolis – loc. Cavatigozzi  (Cremona) – sembra essere stato uno degli atti più criminosi commessi negli ultimi tempi a Cremona .
Noi di Slow Food,  da sempre sensibili alle tematiche ambientali – basta vedere le nostre battaglie e la storia delle persone che guidano il movimento associativo, da Carlin Petrini a Vandana Shiva, per rendersene conto – non intendiamo entrare in sterili polemiche di cui fatichiamo a comprenderne la ragione ma intendiamo affermare il valore della grande scelta che Agropolis Onlus e Slow Food Cremonese hanno compiuto in un territorio che non sarà certamente l’Eden ma neppure l’Apocalisse da qualcuno adombrata.
Sarebbe sufficiente stare qualche ora a lavorare nell’orto per rendersi conto che l’aria è molto più respirabile che in Piazza del Duomo, per verificare la vivacità ed operosità delle api che vivono negli apiari circostanti, lontano dai veleni che si usano nell’agricoltura industriale delle nostre campagne che uccidono le api e sicuramente nuocciono gravemente alla salute.
E se lavorare nell’orto risultasse troppo faticoso… si potrebbe passeggiare nei terreni concessi ad Agropolis godendo della ricostruzione del paesaggio agricolo fatto di siepi, boschetti, giardini terapeutici e del vivaio di piante da frutto autoctone.
Queste sono alcune – piccole  se volete – soluzioni concrete che Slow Food propone contro l’assalto al territorio sia come consumo di suolo che come qualità dell’ambiente ma che possono avere un grande effetto se si riesce a propagarle.
Dalle esperienze degli Orti in Africa, agli Orti scolastici, agli Orti Urbani (chissà che cosa mangeranno quei produttori!) nel mondo è un rifiorire di orti, di orti in cui ci si sporca le mani, si è punti dagli insetti e si respira “fatica” non “a fatica”… Sono orti che riavvicinano l’uomo alla stagionalità ed ai tempi della natura; che rappresentano una barriera alla cementificazione e seminano buone pratiche ecologiche. Sono anche luoghi in cui si avviano nuove relazioni sociali, in cui si vedono persone, fino a pochi giorni prima perfette sconosciute tra loro, lavorare a fianco l’un l’altro scambiandosi consigli e suggerimenti.
Cominciare a riappropriarci del nostro cibo ci porterà a migliorare l’ambiente che ci circonda. Dalla periferia di Bamako alle aree dismesse di Berlino, dagli orti della cintura milanese all’orto di Agropolis si sviluppa un insegnamento globale perché tutto il mondo può imparare negli orti, anche chi ha perplessità al riguardo: vi aspettiamo!

 

Claudio Rambelli
Slow Food Cremonese

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