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Ricatto occupazionale e ricatto ambientale, Comune sia parte civile

Lettera scritta da Sergio Ravelli

Gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni locali, degli esponenti politici e dei responsabili sindacali in merito alla possibilità o meno che il Comune di Cremona si costituisca parte civile al processo Tamoil mi hanno fatto tornare alla mente uno degli episodi salienti di questa “storia inquinata” di cui oramai nessuno sembra serbare memoria.

E’ il 1985. La raffineria di Cremona è ferma da mesi. Alla compagnia petrolifera Amoco è subentrata da poco la Tamoil Italia spa, compagnia libica che presto finisce sotto il controllo diretto del governo libico e in particolare del dittatore Gheddafi. Il 25 settembre dello stesso anno, di fronte alle pressioni della triplice sindacale e del mondo economico cremonese, il Consiglio comunale (votano unanimemente sì i gruppi Dc, Pci, Psi, Msi, Pri, Pli) approva in fretta e furia il rinnovo della concessione e la ripresa dell’attività della raffineria. L’unico voto contrario è quello della consigliera radicale eletta nelle lista dei “Verdi” Elena Ginestri, che chiede inutilmente misure concrete in ordine ai controlli ambientali sull’attività della Tamoil. Vince il ricatto occupazionale e la “grande ammucchiata” dei partiti cremonesi si genuflette a Gheddafi, chi per connivenza e chi per sudditanza. Da allora, sulla vicenda Tamoil cala il silenzio, anche a seguito delle dimissioni della consigliera Ginestri, mentre un fiume di denaro libico, sotto forma di “sponsorizzazioni Tamoil” si riversa sulla città. Nell’omertà generale si è arrivati ai giorni nostri, lasciando che il degrado ambientale procedesse e che l’inquinamento si estendesse sempre più oltre il perimetro dell’azienda.

Quello che accade dal 2007 ad oggi è noto a tutti: l’autodenuncia della Tamoil nel 2001, la “scoperta” dell’inquinamento della falda acquifera nel 2007, l’avvio della prima seria indagine giudiziaria che porterà a giudizio alcuni manager Tamoil per gravi reati ambientali, la chiusura dell’attività di raffinazione a fine 2010, la guerra contro Gheddafi, la firma dell’accordo con la Tamoil il 1° aprile 2011. Si tratta, a mio parere, di un accordo capestro, privo di garanzie e di qualsivoglia tutela per la città, che assolve la Tamoil da ogni responsabilità circa l’inquinamento del sottosuolo e della falda, prima ancora che abbia inizio il processo vero e proprio! Un accordo mai discusso prima della stipula nelle sedi istituzionali interessate e mai ufficializzato dal ministero dello Sviluppo Economico, nonostante il sindaco Perri, il presidente della Provincia Salini e l’assessore regionale Rossoni figurino fra i sottoscrittori.

In cambio la Tamoil effettuerà a proprie spese il ripristino ambientale (non si tratta di una vera e propria bonifica) dei terreni della canottieri Bissolati al fine di scongiurare l’emersione dei pericolosissimi gas interstiziali durante le piene del Po. Oibò, i proprietari della Tamoil sono diventati improvvisamente dei benefattori? Non scherziamo, l’accordo è stato sottoscritto con Tamoil Raffinazione, il ramo d’azienda moribondo della holding libica (che ha sede in un paradiso fiscale), mentre Tamoil Italia manterrà il polo logistico a Cremona, che rimane strategico per la propria, estesa e redditizia rete commerciale. Ma c’è un “dettaglio” che nessuno vuole considerare: il deposito di carburanti di Cremona resterà quello di sempre, con la stessa vetusta rete sotterranea e gli stessi serbatoi in larga parte gravemente ammalorati. E la barriera idraulica è quella che è.

Eppure in questi giorni, come nel 1985, tutti i protagonisti politici e istituzionali, di destra di centro e di sinistra, cantano vittoria. Col beneplacito della triplice sindacale. Sostengono di aver strappato la bonifica alla Tamoil e che l’accordo pertanto va rispettato. Perché se la bonifica non la fa la Tamoil nessuno sarà in grado di farla a sue spese. E coloro che chiedono al Comune di costituirsi parte civile al processo contro i dirigenti Tamoil? Degli irresponsabili. Vince, questa volta, il ricatto ambientale e l’aria di Cremona torna ad essere talmente ammorbata che non fa neanche più notizia la sponsorizzazione della rassegna “Le Corde dell’Anima” da parte della Tamoil (si ricomincia?), un’azienda i cui dirigenti, lo ripeto, saranno presto a giudizio per gravi reati ambientali.

Sergio Ravelli
segretario dell’associazione radicale Piero Welby

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Commenti
  • SACRA COSTITUZIONE

    Il Vascello di Antonio Leoni invita Sergio Ravelli, radicale storico di Cremona, a costituirsi parte civile nel processo Tamoil. Anche da qui si capisce il motivo del rifiuto del Comune: ci pensino i cittadini a costituirsi. Se si ritengono danneggiati.

    Cremona 03 06 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • AVERCELA O NON AVERCELA

    Bonariamente e non, ogni tanto un lettore mi dice che ce l’ho con Zanolli Vittoriano, direttore della Provincia, quotidiano unico per adesso di Cremona. Io non ce l’ho con nessuno, mi limito a commentare, e se un fatto, una persona, son più interessanti d’altri, la scelta è loro, non mia.
    Poi se a lamentarsi sono i tifosi di Zanolli, Catone il Censore in 118°, suvvia……
    Nella guerra aperta sotto gli occhi di chi vuol vedere, fra Magnoli e Pizzetti, Zanolli ha preso decisamente le parti dell’onorevole, per ragioni di buon vicinato, e il campo di battaglia Tamoil è stato un’ottima occasione per far vedere chi è: Pizzetti, i cui compiti istituzionali fondamentalmente sono due, rappresentare Cremona a Roma (ahimè), fare buone leggi in Parlamento (doppio ahimè, considerata la capacità di scrivere anche il semplice italiano), travasa la solita bile contro chi vuole la costituzione del Comune, Magnoli, segretario con il compito di guidare le scelte sul territorio, è per la costituzione, come del resto gli altri dirigenti.
    Ecco il Borsino Più, dove Catone il Censore in 118° sbatte addirittura nel titolo un:
    Caos totale in casa Titta
    E in seguito: “il segretario provinciale del Pd ha preso apertamente una posizione contrastante sulla questione Tamoil rispetto a quella del suo parlamentare di riferimento Luciano Pizzetti. Caos totale.”
    Zanolli fatica ancora una volta a capire la struttura della società occidentale, multistrati; è convinto che chi sta a Roma, perché Roma, perché prende un mare di soldi, sia il padrone; non capisce che non si tratta di mettere i gradi, come in caserma, come alla Libera, dove il numero uno prende tutto e gli altri si limitano a esistere. Un deputato ha i suoi compiti, che si sfiorano appena con quelli del territorio, dove a decidere sono i locali, il segretario in primis. Come vedete, sono buono con Zanolli, sospetto solo che non capisca, non che ci sia altro……

    Cremona 04 06 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • TU QUOQUE

    Anche il Piccolino si mette tra la stampa prevenuta nell’affare Dreyfus/Arvedi e ingigantisce Beati, il tutor dell’Arpa: “abbiamo un rapporto di stima reciproca con l’azienda, dove peraltro siamo sempre presenti (fidarsi è bene, ma…..n.d.r.), basti pensare che nel giro di quattro anni abbiamo svolto ben 35 controlli, contro i due che la legge impone di fare ogni cinque anni.”
    In Tamoil, che si è autodenunciata nel 2001, riconoscendosi per forza di logica inadempiente nei confronti della legge, Beati non s’è presentato per dieci anni o ha svolto esclusivamente visite di cortesia?

    Cremona 07 06 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info