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Omicidio di Trigolo: venerdì l'interrogatorio, primi risultati autopsia

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E’ previsto per la mattina di venerdì 13 giugno l’interrogatorio in carcere a Cremona di Daniele Fraccaro, 40 anni, l’ex edicolante che martedì sera, nella sua abitazione di via Cantarane a Trigolo, ha ucciso per gelosia la sua convivente, Lizbeth Zambrano, ecuadoregna di 30 anni. L’uomo, assistito dal legale di Milano Corrado Limentani, con cui ha già avuto un colloquio in carcere, sarà sentito dal gip di Crema Maria Stella Leone. Fraccaro non dovrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. L’accusa, formulata dal procuratore della Repubblica facente funzioni del tribunale di Crema Aldo Celentano, è quella di omicidio volontario. Da qualche tempo la coppia, che ha un figlio di quasi quattro anni, ora ospitato a casa dei nonni paterni, litigava spesso. Pare che la vittima, che presumibilmente aveva un’altra relazione, se ne volesse andare, provocando in questo modo un raptus della gelosia da parte del convivente, che l’ha uccisa con una coltellata alla schiena. Una reazione violentissima che ha fatto addirittura spezzare la lama del coltello. E’ stato poi lo stesso Fraccaro a chiamare i carabinieri, dicendo: “venite ad arrestarmi, ho accoltellato la mia compagna”. A questo punto la linea difensiva potrebbe essere quella di incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Intanto emergono i primi risultati dell’autopsia effettuata sul corpo di Lizbeth. La donna, il cui decesso sarebbe sopraggiunto in tempi rapidi, sarebbe stata uccisa da una sola coltellata.

Su quanto accaduto a Trigolo è intervenuta anche l’Associazione incontro donne antiviolenza di Cremona che, come spiegato in una nota inviata dalla presidente e dalle volontarie, “si assume nel territorio cremonese l’impegno di prevenire la violenza sulle donne in ogni sua forma”. “Come dimostrato  dal tragico evento verificatosi nella nostra provincia”, prosegue il comunicato, “sentiamo l’urgenza di comunicare che il ‘femminicidio’ è un rischio che troppe donne corrono, e non va sottovalutato. E’ fondamentale riconoscere la violenza in ogni sua forma per sapersi difendere”. Le volontarie dell’associazione Aida  “da più di 10 anni sono a disposizione di donne che si sentono in difficoltà nei rapporti col partner  o vittime di violenza al di fuori delle mura domestiche. Nonostante i frequenti fatti di cronaca, l’opinione pubblica li sottovaluta e li considera frutto di ‘raptus’, non conoscendo  realmente la gravità del fenomeno”. L’esperienza di ascolto di “centinaia di storie tutte  diverse, ma accomunate dalla prevaricazione maschile che spesso sfocia in violenza, fa affermare che è importante riflettere su questo argomento che riguarda tutti i cittadini”. L’associazione ha lanciato un appello alle donne: “uscire dalla spirale della violenza si può, riconoscendola e parlandone”. L’ascolto che Aida offre è dato da volontarie, psicologhe e avvocate. Il contatto è attraverso il telefono cellulare o lo sportello che è aperto il lunedì e giovedì dalle 17 30 alle 19.30  nella sede di via Gallarati 2  Cremona.

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