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L'Europa ha bisogno di un 'drizzone'

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Era il giugno 2008, poco più di quattro anni fa. Berlusconi era da poco uscito trionfatore dalle elezioni politiche ed aveva formato un governo forte di una delle più ampie maggioranze parlamentari del dopoguerra. E se ne uscì con la battuta per cui l’Europa aveva bisogno di un drizzone (che ovviamente lui era pronto a dare). Al di là della volgarità plebea dell’espressione (che, lo si intuì, stava per cambiamento o svolta) non si capì mai che cosa Berlusconi avesse in mente. Fu ben presto preso dal bunga bunga e di drizzone non parlò più. Anzi si ricordò ancora dell’Europa solo nell’estate 2011, di fronte alla minacciosa crisi dei mercati finanziari, che, qualche mese dopo, avrebbe dato un drizzone alla sua vicenda politica.
Al di là di tutto, però, la crisi economica che ha investito l’intera Europa, e, in particolare, la cosiddetta zona euro fra il 2011 ed il 2012 ha posto in primo piano il futuro dell’Europa, che è apparsa più volte in bilico fra il salto di qualità verso l’unione politica e la disgregazione totale di un progetto che ha avuto inizio nel lontano 1951, con la firma del Trattato di Parigi, istitutivo dalla CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio.
I sei paesi firmatari del Trattato CECA, nel 1951, erano da poco usciti da una guerra fortemente distruttiva. Non vi era alcun uomo politico europeo, allora, che non avesse, nella sua storia personale, gli argomenti per opporsi alla pacificazione e al processo di integrazione europea. Ma i leader politici di allora non diedero spazio ai loro, pur comprensibili, risentimenti, senza cedere all’animosità ed al rancore. Il tedesco Adenauer, l’italiano De Gasperi, i francesi Schuman e Monnet e il belga Spaak parlarono del futuro dell’Europa come se il passato non esistesse. Non lo avevano certo dimenticato. Sapevano, però, che ogni polemico riferimento al passato avrebbe alimentato le resistenze nazionali e reso la ricostruzione dell’Europa ancora più difficile.
Da allora sono passati sessantuno anni. Dalla CECA di soli sei paesi, si è passati all’Unione europea a 27 (che diventeranno 28 l’anno prossimo, con l’ingresso della Croazia).
Le competenze di natura economica dell’Unione si sono moltiplicate, con la conseguenza che, mentre nel 1951, le funzioni della CECA erano circoscritte ai settori del carbone e dell’acciaio, oggi non vi è campo dell’economia che non sia regolamentato dall’Unione.
Quello che l’Europa è oggi appare scontato. Nessuno considera, dandolo appunto per scontato, l’enorme vantaggio, dal punto di vista della pace e del benessere, che il mercato unico ha portato.
L’Europa ha dato vita anche ad una moneta comune, l’euro, che ha sostituito le monete nazionali in 17 dei 27 paesi dell’Unione. Una moneta senza uno Stato che la governi è certo un fatto anomalo, dato che è almeno dal secolo XIX che la moneta circola e viene accettata per la fiducia che gli operatori hanno verso lo Stato che l’ha emessa e non per il valore intrinseco dell’oro (o dell’argento) in essa contenuto.
Le conseguenze non sono state felici. L’Unione monetaria, non accompagnata dall’unione bancaria, dall’unione di bilancio e dall’unione politica non si è rivelata all’altezza di far fronte alla speculazione e alla crisi.
La crisi dell’euro ha, di conseguenza, riproposto la necessità di una autorità politica che governi l’Europa, la sua moneta e la sua politica economica. Ho volutamente usato il termine asettico di autorità politica, perché, rispetto agli anni cinquanta, vi è un certo pudore a far uso di parole come Stati Uniti d’Europa, federazione, Stato federale. Eppure il trasferimento della sovranità che vi è stato dagli Stati democratici nazionali al Leviatano tecnocratico di Bruxelles e della BCE non può andare oltre: il trasferimento della sovranità deve avvenire verso autorità che uniscano al carattere sovranazionale la legittimazione democratica.
Questo è il contenuto essenziale della decisione che la Corte Costituzionale tedesca dovrà assumere il 12 settembre prossimo, con riferimento al cosiddetto Trattato del fiscal compact.
Ai ceti politici nazionali; manca una visione strategica europea del nuovo scenario globale. A surrogare questo deficit di capacità della politica europea di porre nuove domande e di dare risposte adeguate, a Bruxelles e Strasburgo si sono gradualmente consolidate classi dirigenti tecnico-burocratiche che, nell’evanescenza della politica europea, si vestono da èlites traenti che “processano” le decisioni a livello dell’Unione.
Dell’Europa deve quindi riappropriarsi, come nel 1951, la politica.
Infatti proprio la crisi ha mostrato come il sistema intergovernativo dei vertici (Consiglio europeo, Ecofin, Eurogruppo), che si sono succeduti a decine dall’inizio della crisi, sia assolutamente inadeguato come strumento di decisione.
La stessa esperienza del Trattato istitutivo dalla CECA può costituire, ancora oggi, una utile esperienza. Dalla CECA prese vita la CED (Comunità europea di difesa): l’articolo 38 del cui Trattato prevedeva che l’assemblea parlamentare della CED, opportunamente integrata (si parlò, allora, di Assemblea ad hoc) elaborasse un progetto di Trattato istitutivo della Comunità politica europea.
Come si sa, il Trattato della CED fu bocciato dalla Assemblea nazionale francese in una contrastata votazione svoltasi il 30 agosto 1954, che vide uniti nazionalisti e comunisti. Ovviamente, la fine della CED trascinò con sé la Comunità politica europea, che non vide mai la luce.
E’ rimasto, però, il progetto di Statuto, che era stato redatto, in pochi mesi, dalla Assemblea ad hoc. Era un Trattato snello, di poco più di un centinaio di articoli, ben lontano dalla struttura elefantiaca degli attuali Trattati dell’Unione europea.
Lo Statuto della CPE fu il primo progetto costituzionale fondativo di un’Unione di stati e di popoli europei redatto da un’assemblea rappresentativa ufficialmente insediata, a differenza dei diversi documenti costituzionali elaborati da associazioni, movimenti e singoli nel secondo dopoguerra. Lo Statuto, che mirava a fornire una struttura istituzionale completa alla CPE, organizzandone i poteri e delineandone le specifiche competenze, rimase l’unica bozza di costituzione europea fino agli anni ottanta, quando iniziarono ad essere elaborati vari progetti, da cui sarebbero nati l’Atto unico europeo, il progetto – mai entrato in vigore – di Trattato costituzionale europeo ed i Trattati di Maastricht, Nizza e Lisbona.
Nel 2014 si terranno le elezioni europee. Perché gli Stati non potrebbero affidare al Parlamento, come nel 1952 lo affidarono all’Assemblea ad hoc, il compito di redigere un progetto di Trattato di Unione politica? Sarebbe l’unico modo per sottrarre l’Europa agli eurocrati e per restituirla ai cittadini europei. Se l’Unione politica è divenuta indispensabile per salvare il benessere economico degli Stati, non può essere elargita dall’alto, ma deve formarsi attraverso un processo democratico.
E questo è il solo drizzone di cui l’Europa ha veramente necessità.

Antonino Rizzo

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Commenti
  • danilo

    mah…!!

  • sandra

    E’ difficile dimenticare che la volgarita’ plebea di un mistero buffo valse a Dario Fo un premio nobel x la letteratura, mentre un ‘innocua espressione di B. gli costa la reprimenda dell’ opinionista di turno .
    A proposito di opinionisti e di opinioni, perche’ caro Silla non ti affidi a giornalisti che sanno cosa scrivere e come provocare un ‘ opinione, ad esempio l’ ottimo e godibilissimo Pirondini? Ne guadagnerebbe Cremona Oggi e ne trarrebbero beneficio i lettori, ai quali, ogni tanto, andrebbe pur data la parola x esprimere un’ opinione, o no?

  • Enrico PIrondini

    Ringrazio Sandra della stima. Amici cremonesi (indimenticabili) mi hanno prontamente segnalato l’attestazione. Rallegrandosene per primi. (e.p.)

    • sandra

      Vede dottor Pirondini, secondo me lei ha il merito di aver tolto dalle neb,bie padane quel pur ottimo notiziario web che e’ Cremona Oggi. Forse la presenza dei suoi interventi non si nota, ma la loro assenza pesa come un ma sucigno. Lo dico senza piaggerie. Lei x Cremona Oggi e’ un po’ come il play maker x una squadra di basket. Va bene l ‘ informazione locale, vanno bene le cronache di consigli comunali e provinciali, d’ accordo anche per il rilevo a scandalucci e scandaletti locali, ma alla fine un giornale con la formula del blog non puo’ toppare privandosi x un paio di mesi di ogni aggancio alla politica nazionale piuttosto che a quanto avviene a livello di scelte economiche del governo. Ma lo deve fare, secondo me, in modo raffinato, provocante e invitante.
      Se l’ opinione e’ una dissertazione accademica purtroppo non riesce nell’ intento di provocare un dibattito ma si spegne li’ . Allora tanto vale farsi una sghignazzata o un sorriso con l’ infaticabile Cozzaglio.
      Davvero, Pirondini, la sua assenza da Cremona Oggi pesa, eccome. E perdipiu’ si avvicina la stagione delle nebbie e noi siamo proprio sulle rive del Po.
      Allora, quando torna?

      • mario

        ma chi legge cozzaglio ……?
        mi aggrego al “ritorno” di Pirondini.
        La provocazione è un’arte sottile che mi intriga……..!!

  • SUCCESSIONE ADOTTIVA
    Solo un uomo di profonda cultura come l’Immenso poteva mettere Zanolli a dirigere la Provincia dopo Enrico Pirondini: per esaltare i contrasti…………….

    Cremona 21 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • Enrico PIrondini

    Quando torno? Spero presto. Ma non dipende da me…..
    Buona giornata e grazie ancora per la stima (e.p. dagli argini del Po)

  • sandra

    Mi sa che stavolta Silla deve ringraziare me x qualche click in piu’ su questa pagina… e l’ evocazione di Pirondini, naturalmente. Tuttavia il problema resta : per un paio di mesi Cremona Oggi ha sofferto di un drammatico black out. Immersa fino al collo nella quotidianita’ della addormentatissima Cremona, ha messo la testa fuori dal guscio solo in un paio di occasioni, tipo accorpamento con Mantova piuttosto che con Lodi.
    Problema serio, soprattutto per il futuro di Salini.
    Ma nel frattempo abbiamo vissuto un agosto e un settembre densi come non mai di appuntamenti e decisioni fondamentali x il futuro di euro, europa e italia , eppure x i cremonesi sono scivolati via, senza lasciar traccia. Addirittura La Provincia ha dato carta e penna a un pseudo consulente finanziario esperto di peperoncino calabrese e di monetarismo formato bigino bignami x i suoi lettori. Che ovviamente manco se ne sono accorti. Cremona Oggi si e’ appaiata all’ Inviato , in prima linea quando c’ e’ da documentare il salvataggio di un micio da parte dei vigili del fuoco , assente appena c’e’ da benedire o stramaledire il Draghi o il Monti di turno , o mettere a confronto la restituzione della quattordicesima all’ Inps da parte dei pensionati al minimo con i centomila euro l’ anno di paghette dei consiglieri del Lazio.
    E’ un peccato. Era partita bene Cremona Oggi. Ma forse non e’ troppo tardi…

    • mario

      Non sembra che la redazione si lasci influenzare da qualche piccolo ras di provincia.
      Ma seguiremo per bene d’ora in avanti: il successo della iniziativa dipende da tutti, anche se ci sono stati episodi non proprio esaltanti di qualche blogger dilettante.

  • sandra

    Berlusconi e’ l’ unico politico italiano ad avere una visione chiara di cosa sta succedendo all’ economia europea e italiana. E’ perlomeno singolare che una sinistra che ha contribuito largamente ad alimentare il debito pubblico con i famigerati governi ombra del Pci oggi sposi l’ austerity e il rientro a tappe forzate dal debito : con una mano ha dato e sprecato, con l’ altra toglie e scatena recessione e miseria. Chi ha una formazione economica rimane sbigottito di fronte alle logiche della governance europea. Non e’ un problema politico ne’ giuridico. E’ una vera drammatica emergenza di money squeeze, come qualunque conoscitore di politiche monetarie ben sa. Keynes e’ il nome che, per chissa ‘ quale motivo, oggi e’ diventato impronunciabile, specialmente a sinistra. Il che e’ un indicatore formidabile del degrado culturale e intellettuale delle forze di sinistra.
    Ripeto che Silvio Berlusconi, evidentemente non gradito agli establishment tedeschi e alle agenzie di rating, ha una visione nitida di come evitare l’ irreversibilita’ di questa crisi e risalire la china evitando il propagarsi di un crollo immenso dei consumi e del dilagare della miseria in nome dell’ euro. Ma contro quanti somari si deve battere! Ma Fruttero e Lucentini gia’ negli anni ‘ 80 l’ avevano previsto : questa e’ la societa’ della prevalenza del cretino in ogni ambito. Evidentemente anche economico.

    • mario

      Ormai tutto il mondo ha capito il vero problema italiano.
      Il mondo non si diverte più con le pagliacciate in salsa bunga bunga.
      Ora temono il ritorno del già visto.
      E i veri big fanno domande ben precise.
      Provi a rispondere lei.

  • sandra

    Lei parla di precise domande alle quali mi invita a rispondere. Le formuli, la prego.