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'Grande distribuzione, basta licenze rilasciate dai Comuni per intascare oneri di urbanizzazione' L'analisi di Confcommercio

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Sopra, un negozio sfitto e Pugnoli

“Il 2012 dovrebbe presentare la peggiore variazione negativa della spesa reale pro capite della storia della Repubblica (oltre il -3%)”: è la stima di Confcommercio, che spiega come tra il 2007 e oggi i consumi degli italiani sono diminuiti del 6,5%. La crisi si ripercuote sui piccoli esercizi al dettaglio il cui numero, pari a poco più di 757mila unità nel 2011, è in diminuzione rispetto al 2010 (-0,1%); in flessione anche il fatturato di questa tipologia distributiva (-2,6% nei primi sei mesi del 2012), mentre cresce quello dei discount (+1,8%) e dei supermercati (+1,4%).

LA LOMBARDIA, IL PICCOLO DETTAGLIO E I DISTRIBUTORI AUTOMATICI

La Lombardia non è tra le regioni in cui il saldo delle imprese è particolarmente negativo. Ma il dato più evidente è l’avanzata della media e grande distribuzione. La nostra è, insieme a Veneto e Friuli, una delle tre regioni in cui la grande distribuzione supera i negozi di vicinato. Sul totale di 83,7 metri quadri ogni cento abitanti 44,5 sono occupati dalla grande distribuzione. Va precisato, inoltre, che la ricerca include nel piccolo dettaglio anche i distributori, le farmacie e le tabaccherie.  Nel solo 2010, in Italia, i punti vendita di media e grande distribuzione sono aumentati di 110 realtà, arrivando, complessivamente, al numero di circa 3000.
Dei quasi novantamila punti vendita del piccolo dettaglio, invece, poco più di ventimila sono alimentari, i restanti si occupano delle altre merceologie. Confcommercio indica che tra i comparti, spicca l’aumento nel settore delle apparecchiature informatiche e telecomunicazioni (con un +2,6% di esercizi), mentre si confermano le difficoltà dei negozi di mobili e arredamento che si sono ridotti dell’1,3%. E’ in affanno anche l’abbigliamento e il settore moda.

Nel sistema distributivo italiano, poi, sta diventando sempre più significativo il ruolo di altre tipologie di vendita. Nel sud è prevalente la crescita del commercio ambulante, mentre nel nord si sviluppano le imprese di e-commerce (+19% rispetto al 2010), e i distributori automatici (oltre 2 milioni di macchine installate in Italia).

PUGNOLI: “GRANDE DISTRIBUZIONE, BASTA LICENZE DAI COMUNI SOLO PER INTASCARE ONERI DI URBANIZZAZIONE. CENTRO CITTA’ E PICCOLI PAESI VERSO DESERTIFICAZIONE”

“Sono fenomeni tangibili anche a Cremona – commenta il presidente Pugnoli – Va premesso che i dati del 2012 rischiano di portare saldi decisamente più negativi. La Confcommercio ha stimato che, quest’anno, chiuderanno 150mila imprese. Ma lo studio ci indica anche che va messo un freno alla crescita della media e grande distribuzione. I Comuni non possono concedere licenze solo per intascare gli oneri di urbanizzazione, perché le conseguenze sono pesantissime. Si pensi al centro città ma, ancor di più alla desertificazione dei piccoli paesi dove i negozi di vicinato offrono un servizio irrinunciabile e prezioso”.
“Da questi dati emerge anche l’urgenza – conclude Pugnoli – di rilanciare i consumi. Il 2012 dovrebbe presentare la peggiore variazione negativa della spesa reale pro capite della storia della repubblica (oltre il -3%). E’ una rotta che va invertita rapidamente, per evitare pesanti ripercussioni non solo sul piano economico ma anche su quello occupazionale. E, per questo va scongiurato da subito l’aumento dell’Iva, già programmato per il prossimo anno. Il rigore e il controllo dei  conti pubblici è importante, ma stiamo superando il crinale che può portarci ad una discesa senza ritorno.”.

ANALISI CONFCOMMERCIO: “RIDIMENSIONAMENTO CENTRI STORICI, EVENTO PATOLOGICO”

L’analisi della Confcommercio si occupa anche dell’andamento dei prezzi. “E’ difficile immaginare dinamiche molto differenziate tra canali di vendita. – si legge nella relazione – La forte concorrenza che caratterizza il nostro pluralismo distributivo, non consente rendite di posizione di alcun genere, a differenza di quanto accade in altri settori produttivi ancora protetti. A conferma di queste valutazioni, la Nielsen rileva che nei primi sette mesi del 2012 il prezzo medio del venduto presso gli ipermercati è cresciuto del 2,4%, quello del venduto nei negozi tradizionali dell’1,1%. In entrambi i casi si tratta di dinamiche distanti dall’inflazione media: che è inflazione da materie prime, soprattutto energetiche, e da politiche fiscali restrittive (accise e Iva)”. Gli effetti della forte e duratura contrazione della domanda si sono tradotti in un mutamento radicale delle quote di mercato, a detrimento dei negozi tradizionali e a favore del discount che ha raggiunto una quota di mercato, in termini di fatturato, pari a circa il 10% sul totale dei consumi alimentari, delle spese per la persona e del chimico casa. “Tutto ciò conduce al ridimensionamento, lento ma inesorabile, dei negozi che animano i tanti centri storici del nostro paese. – conclude la ricerca – Non è un fenomeno fisiologico di selezione dei migliori, che avrebbe riflessi positivi sulla produttività aggregata, ma è evento patologico, che affonda le radici nella crisi dei redditi e nella conseguente riduzione dei consumi delle famiglie”.

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