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Morì per annegamento a Cefalonia in seguito al naufragio di Ardèna

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Giuseppe Pozzali, nato a Casalmorano e residente a Corte de’ Cortesi, fu uno di quei soldati cremonesi appartenenti alla Divisione Acqui che persero la vita conseguentemente ai fatti di Cefalonia nel 1943. Ufficialmente la data della morte risulta essere il 23 settembre di quell’anno, ma la data è uno dei molti errori di registrazione dei caduti nell’isola greca dovuti alla mancata rilevazione quotidiana. Pozzali, in realtà, sopravvisse ancora qualche giorno, fino al giorno 28: scampò alla morte durante la battaglia con i tedeschi e così pure alle fucilazioni di massa dei giorni successivi ma non al naufragio della nave che lo portava in prigionia.

Egli era un soldato della Divisione Acqui e apparteneva al 17° Reggimento Fanteria, 2^ Compagnia o, molto più probabilmente, all’8^ Compagnia, 2° Battaglione del nominato Reggimento. Dal suo “Foglio matricolare e caratteristico” (Archivio di Stato, Fascicoli Matricolari) non si ricavano dati specifici e aggiornati anche a causa dei “noti eventi bellici”.

A raccontare indirettamente che la morte del Pozzali avvenne in mare, sono le annotazioni di Luigi Giuseppe Locatelli, sergente del 33° Reggimento Artiglieria,  Gruppo da 100/17, 4^ ° sezione da 70/15 aggregata al 7° Gruppo “cremonese”  comandato dalle medaglie oro maggiore Armando Pica e capitano Antonio Valgoi. Locatelli, deceduto a Quinzano d’Oglio (Brescia) nel 1974, nel libro intitolato “I Martiri di Cefalonia” scritto dal cappellano militare don Luigi Ghilardini (3^ edizione, 1955), riportava a matita i nomi di alcune persone che vissero con lui il drammatico affondamento della nave Ardèna (Arntèna). Tra questi il Pozzali. Dopo la resa quelli della Acqui che si salvarono vennero collocati nel campo di concentramento “Mussolini” nei pressi del capoluogo, Argostòli. Tra questi Pozzali e Locatelli che certo si conoscevano anche perché abitavano a pochi chilometri l’uno dall’altro anche se in province diverse.

Il 22 settembre la Divisione italiana si arrese ai tedeschi che effettuarono anche fucilazioni di massa dei soldati che avevano capitolato. La Wermacht propose agli ex alleati fatti prigionieri di sottoscrivere, nominalmente, la collaborazione con gli stessi; Pozzali e Locatelli furono tra quelli che dissero di no. Il 26 settembre i loro nominativi vennero inclusi nell’elenco di coloro che, per primi, dovevano partire con la nave Ardèna per il porto del Pireo e da qui per i campi di concentramento della Germania.

Il 28 ci fu l’imbarco. I prigionieri vennero chiamati, uno ad uno in ordine alfabetico come ricorda di avere sentito, dalla voce del padre, Olga Locatelli. “Nella parte più bassa della motonave- ricorda- finirono quelli con le prime lettere dell’alfabeto; man mano si procedeva con detto sistema si saliva ai piani alti”.

Locatelli si salvò, pur non sapendo nuotare, perché l’amico Lorenzo Zilioli di Manerbio (Brescia), che sapeva un po’ di tedesco, aveva intuito qualcosa che non andava. Disse perentoriamente a Locatelli di non rispondere all’appello e non poté più aggiungere altro. Alla fine furono chiamati tutti i prigionieri e restò solo Locatelli sul ponte. Quando rivelò il proprio cognome, fu riempito di botte con i calci dei fucili dai soldati germanici. Fu comunque la sua fortuna perché finì nel piano più alto della nave insieme all’amico Zilioli, esperto nuotatore. La nave saltò per aria poco dopo la partenza. Locatelli si salvò grazie all’aiuto del bresciano che gli procurò un pezzo di legno della nave al quale lo fece attaccare e, sbattendo i piedi, arrivarono fino a riva. Più sfortunati furono quelli dei piani inferiori dell’imbarcazione che praticamente tutti annegati. Pozzali, perdette la vita in quell’occasione. Locatelli, a pagina  132 del citato libro, annotava il proprio nome in corrispondenza della nave saltata per aria e, subito dopo, anche quelli di Pozzali e di un certo Pozzi. Accanto ai nomi di questi ultimi, nelle righe di Ghilardini, si parla pure di altre due navi affondate all’altezza di Capo Munta e all’imbocco del Golfo di Patrasso ma questi fatti avvennero il 13 ottobre 1943 e il 6 gennaio del 1944.

Luigi Giuseppe non scrisse se Pozzali fosse tra quei molti naufraghi che morirono per annegamento o che vennero uccisi dalle sventagliate di mitraglia dei crucchi. Questi ultimi, avevano recuperato in fretta le scialuppe di salvataggio  lasciando chiusi gli italiani nelle stive. Questo fatto, sparare agli uomini che cercavano di salvarsi, era rimasto impresso indelebilmente nella mente di Locatelli ma anche della moglie Maràtu Evaghelìa di Cefalonia. Anche  don Ghilardini (a pagina 167 del libro, cerchiata in rosso da Locatelli) riporta, pure lui in qualità di testimone,  la notizia di quelle sadiche uccisioni.  Una barbarie che si aggiungeva alle barbarie già compiute dai criminali della Wermacht, Divisione Edelweiss, soldati in gran parte tratti dalle patrie galere in cambio dell’arruolamento. Il sacerdote, (a pagina 132 del citato libro) scriveva: Gli italiani si “ imbarcarono sorridendo, felici di lasciare l’isola che aveva visto tante sofferenze: ed invece molti di essi andarono incontro al peggio; una nave tra le più grandi, appena doppiata la Punta San Teodoro, urtò in un banco di mine saltando in aria. Pochissimi ebbero la forza di raggiungere a nuoto la riva: il mare di Cefalonia ingoiò ottocento giovani vite”. Conteggi successivi parlarono di 120 superstiti su 840 persone imbarcate, quindi di 720 morti da aggiungersi a quelli che avevano perso la vita in terraferma. In molti, tra cui coloro che si salvarono, pensarono ad un affondamento volontario di una nave non proprio in forma, per fare sparire persone scomode che non avevano sottoscritto una nuova alleanza coni tedeschi. Una volta raggiunta la riva, Locatelli si arruolò nelle file partigiane greche tra i cui comandanti c’era Gheràsimos Kagkas, primo cugino di quella che in seguito diverrà sua moglie.

Il corpo di Giuseppe Pozzali  non venne più ritrovato. Giace con le altre centinaia di vittime a ventotto metri di profondità nelle acque dello Ionio nei pressi dell’isola greca.

La nave è stata ispezionata nel 2009 dal Gruppo Operativo Subacquei della Marina Italiana in collaborazione  con  il Centro Studi Attività Subacquea “Tecnicasubmarina” di Lecce. Accanto al relitto, adagiate sul fondo, molte ossa dei soldati italiani, scarpe ed altro.

Giuseppe Pozzali, come risulta dal fascicolo matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Cremona, venne dichiarato irreperibile conseguentemente ad “evento bellico”. La prima data di riferimento veniva fatta coincidere, stranamente, con il 6 settembre 1943, data dell’ultima lettera scritta ai famigliari. In seguito venne aggiornata, ancora erroneamente o forse convenzionalmente come per altri, al 23 settembre dello stesso anno.

Il sindaco di Corte de’ Cortesi, in un documento datato 13 gennaio 1948 conservato presso l’Archivio del Comune, inviato al Ministero dell’Interno-Direzione generale/ Amministrazione Civile- Roma, elencava tra i nominativi dei militari dispersi anche quello di Pozzali deceduto a Cefalonia. Il 20 aprile di quello stesso anno la Commissione  per il Riconoscimento della Qualifica Partigiani attribuiva al fante cremonese il titolo di “Partigiano Combattente” nei reparti italiani all’estero. La guerra ai tedeschi, infatti, non era ancora stata dichiarata ufficialmente dal Governo italiano.

La  causa della morte, sullo stesso documento, veniva definita “In combattimento” invece che per annegamento; la data, il 23 invece che il corretto 28 settembre.

Pozzali era nato a Casalmorano (Cremona) il 6 dicembre 1910 da Paolo e Giuseppina Bussi. Il lavoro di contadino e/o cavallante, cioè di addetto ai cavalli, era legato ai lavori della campagna e ai cosiddetti San Martino, i traslochi cui molti lavoratori della terra erano loro malgrado vincolati a causa della scadenza dei contratti agricoli che terminavano in data 11 novembre, San Martino di Tours. Proveniente da Paderno Ossolaro, il 23 novembre 1936, Giuseppe si era trasferito nel comune di Corte de’ Cortesi con Cignone. Con lui sono i genitori e le sorelle Angela, Aldina e Carmela.

Il 27 agosto 1938, Giuseppe, si coniugò con Giovanna Foina (Olmeneta, 1918- Sospiro, 2009). Dalla coppia, a Corte de’ Cortesi, il 27 febbraio 1939, nacque Michele, dal quale Franco (classe 1960), residente a Cremona.

Angelo Locatelli

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